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Non solo libri per Segrate: Mondadori Digital punta a 100 milioni di fatturato, nuove acquisizioni e quotazione in Borsa


Mondadori è il maggior editore di libri in Italiano con quasi 1 miliardo di ricavi, ma non trascura la creazione di contenuti digitali. Un settore non semplice, che cresce anche in Italia nonostante la barriera della lingua, ma a piccoli passi.

Per la società di Segrate, presieduta da Marina Berlusconi, l’espansione in questo settore è cominciata parecchi anni fa ma ora, con la creazione di Mondadori Digital che, dopo l’acquisizione di Edilportale, vede per il 2025 ricavi proforma di oltre 100 milioni e un margine lordo superiore ai 20 milioni. La strategia di crescita adottata ha visto consolidare la leadership nel mercato dei media digitali, dove ora Mondadori può contare su 137 milioni di follower e 33 milioni di utenti unici al mese, attraverso una strategia di acquisizioni, l’integrazione dell’intelligenza artificiale e la spinta verso l’internazionalizzazione.

Tra i brand di Mondadori Digital c’è GialloZafferano, Fatto in casa da Benedetta, Studenti, Webboh, TheWom ma anche talent Agency per la valorizzazione dei creator e Adkaora, società internazionale di marketing e comunicazione. “Crediamo molto nello sviluppo dei social- ha detto Andrea Santagata ad di Mondadori Digital- per creare una base utenti fidelizzata”.

Santagata non ha nascosto che l’intelligenza artificiale, che elabora le richieste fatte tramite Google, abbiamo portato via un po’di traffico che veniva veicolato verso i siti dopo le ricerche. Traffico che viene compensato dall’iterazione con i social e creator che sanno fidelizzare il loro followers. E infatti Benedetta Rossi, influencer e cuciniera per eccellenza, può contare su 22 milioni di followers, ossia quanti quelli di Chiara Ferragni.  “Mondadori digital- ha spiegato l’ad di Mondadori Antonio Porro– rappresenta non solo un solido business ma anche un hub di sperimentazione che consente di testare sul campo soluzioni d’avanguardia applicabili anche al resto dell’azienda”. 

L’ultima acquisizione, non totalitaria ma al 58%, è stata quella di Edilportale che opera nel campo dell’edilizia, architettura e design. Il rimanente 42% è rimasto nelle mani dei soci fondatori tra cui l’ad di Edilportale Ferdinando Napoli.  Quanto al futuro potrebbero arrivare nuove acquisizioni e, quando l’azienda sarà finanziariamente pronta, anche la quotazione in Borsa come società distinta da Mondadori

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Addio a Ulrico Carlo Hoepli, l’ “artigiano del libro” che ha custodito per decenni la storia della libreria milanese

Ulrico Carlo Hoepli è morto martedì a Milano all’età di 91 anni. Era stato ricoverato al Policlinico per una polmonite bilaterale e, nei giorni scorsi, trasferito in un hospice. Con lui scompare una delle figure più rappresentative dell’editoria milanese: non solo il presidente della casa editrice Hoepli, ma anche l’uomo che per anni ha incarnato il legame tra la tradizione familiare, la libreria di via Hoepli e una certa idea di cultura tecnica, scientifica e civile profondamente radicata nella storia della città.

Padre di Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli, Ulrico Carlo è stato a lungo il punto di equilibrio di una famiglia segnata negli ultimi anni da tensioni, contenziosi e scelte difficili. La sua morte arriva in un momento particolarmente simbolico: proprio mentre la storica libreria milanese ha già chiuso definitivamente e il palazzo di via Hoepli dovrà essere svuotato entro il 30 giugno.

Una dinastia editoriale nata nel 1870

La storia della famiglia Hoepli affonda le radici nel 7 dicembre 1870, quando Ulrico Hoepli, nato a Tuttwil, in Svizzera, rilevò a Milano una libreria già esistente e diede avvio alla casa editrice destinata a diventare uno dei marchi più riconoscibili del panorama culturale italiano. Il fondatore, morto nel 1935 senza eredi diretti, scelse come successore il nipote Carlo Hoepli. Dopo la Seconda guerra mondiale, Carlo fu affiancato dai figli Ulrico e Gianni. A partire dagli anni Sessanta, dopo la laurea in giurisprudenza, entrò nella direzione dell’impresa anche Ulrico Carlo Hoepli, rappresentante della quarta generazione familiare.

Sotto la sua guida, e poi con l’ingresso dei figli Giovanni, Matteo e Barbara, la casa editrice proseguì nel solco originario: editoria tecnico-scientifica, manualistica, scolastica, dizionari, testi professionali e libri pensati per la formazione. Una specializzazione che Hoepli ha sempre rivendicato come parte della propria identità, lontana dalle mode editoriali e fedele a una vocazione di lungo periodo.

L’artigiano del libro

Ulrico Carlo Hoepli amava definirsi, e veniva spesso raccontato, come un “artigiano del libro”. Per lui l’editoria non era soltanto produzione industriale, ma cura, qualità, equilibrio economico e attenzione alla durata. In una lunga intervista del 2010 aveva spiegato che il compito di chi lavora nei libri è adattarsi al nuovo senza perdere il rapporto con il passato. Era questa, forse, la sua cifra più evidente: la capacità di guardare alla modernità, dai supporti multimediali alla vendita online, senza rinunciare alla tradizione del libraio-editore. La Libreria Internazionale Hoepli, per lui, restava il cuore pulsante dell’azienda: un luogo non soltanto commerciale, ma identitario, capace di tenere insieme catalogo, lettori, librai e città.

La libreria come cuore della casa editrice

Hoepli rivendicava spesso la natura particolare dell’impresa familiare: una casa editrice nata da una libreria e rimasta legata al modello europeo del libraio-editore. Un’impostazione che, nella sua visione, permetteva di mantenere il controllo della filiera culturale, di conoscere direttamente i lettori e di custodire una libreria “di eccellenza” nel centro di Milano.

Via Hoepli, a pochi passi dal Duomo, non era quindi una sede qualsiasi. Era il simbolo di una continuità iniziata nell’Ottocento, sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e ricostruita anche grazie all’impegno delle generazioni successive. Per 156 anni, quella libreria è stata un punto di riferimento per studenti, professionisti, tecnici, ingegneri, giuristi, appassionati di lingue, manuali e dizionari.

I manuali, la scienza e i “bei libri”

Nella storia della casa editrice, Ulrico Carlo Hoepli ha difeso la centralità dei settori tecnico-scientifici e manualistici. Il “Manuale dell’ingegnere”, pubblicato per la prima volta nel 1876 e arrivato a decine di edizioni, rappresentava uno degli esempi più forti di questa continuità. Accanto ai grandi testi professionali, Hoepli conservava anche un legame affettivo con titoli storici come “Pierino Porcospino”, piccolo classico di derivazione tedesca che l’editore amava ricordare come parte dell’eredità culturale della casa.

Per Hoepli, un libro doveva essere solido nei contenuti ma anche bello come oggetto. L’attenzione alla carta, ai caratteri, all’aspetto materiale del volume era parte integrante del mestiere. Non un dettaglio estetico, ma un modo per rispettare il lettore e dare durata al lavoro editoriale.

Il ruolo nell’editoria italiana ed europea

La figura di Ulrico Carlo Hoepli non è stata centrale solo per la storia della sua azienda. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di rilievo nel mondo editoriale italiano e internazionale. È stato consigliere di amministrazione della Siae, consigliere e tesoriere dell’Associazione Italiana Editori, presidente e vicepresidente della Federazione Europea Editori e membro del consiglio esecutivo dell’Unione Internazionale Editori.

In questi ruoli ha rappresentato una generazione di editori abituata a ragionare in termini europei, ma con un forte radicamento nazionale e cittadino. Una visione coerente con le origini della famiglia, svizzere e mitteleuropee, e con la storia stessa di Milano, città di scambi culturali, professionali e linguistici.

La scomparsa nel momento più difficile per la libreria Hoepli

La morte di Ulrico Carlo Hoepli arriva mentre la storica libreria di via Hoepli è ormai entrata nella fase finale della sua chiusura. Il palazzo dovrà essere completamente svuotato entro il 30 giugno: scaffali, uffici, magazzini, volumi e arredi sono destinati a lasciare la sede che per oltre un secolo e mezzo ha identificato il marchio nel cuore della città. La coincidenza ha un forte valore simbolico. Mentre scompare l’uomo che più di altri ha tenuto insieme il filo della memoria familiare, si allontana anche la possibilità di conservare intatto uno dei luoghi culturali più riconoscibili di Milano.

Nelle prossime settimane si capirà se una parte dell’attività potrà essere salvata. Entro il 15 giugno è attesa la proposta della cordata di imprenditori che ha scelto come figura di riferimento Vittorio Graziani, storico libraio della Centofiori. L’obiettivo è rilevare l’attività e tentare di dare continuità alla tradizione della libreria, con una condizione considerata essenziale: mantenere, se possibile, un legame con la sede originaria.

Il contesto, però, è complesso. Il ramo scolastico è stato ceduto a Mondadori insieme al marchio Hoepli, elemento che renderebbe impossibile per un eventuale nuovo progetto utilizzare il nome storico nella forma attuale. Sullo sfondo resta anche la controversia familiare con Giovanni Nava, cugino di Barbara, Giovanni e Matteo Hoepli, oggi titolare del 33% della società e in attesa della decisione della Cassazione sulla richiesta di una diversa attribuzione delle quote.

Il lascito di Ulrico Carlo Hoepli

Nel ricordare il fondatore, Ulrico Carlo Hoepli diceva che il messaggio più importante lasciato alla famiglia era “andare avanti”: continuare a fare libri, mantenere viva la casa editrice, restare a Milano. È lo stesso filo che ha attraversato la sua vita professionale, dalla direzione dell’impresa familiare al lavoro nelle associazioni editoriali, dalla difesa della libreria alla capacità di accompagnare l’azienda verso il digitale. Con la sua scomparsa Milano perde un editore sobrio, colto, legato a un’idea concreta e artigianale del libro. Un uomo che ha vissuto la libreria non come semplice negozio, ma come presidio culturale. E che, fino alla fine, ha rappresentato una delle ultime grandi continuità tra la Milano ottocentesca dei librai-editori e la città contemporanea.

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