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Scontro tra tir e furgone sulla superstrada Sora-Avezzano: morti tre operai edili. La dinamica dell’incidente

Un violento scontro tra un tir e un furgone. E le tre persone a bordo di quest’ultimo che hanno perso la vita. È successo nel pomeriggio all’altezza dello svincolo per Sora Nord della superstrada Sora-Avezzano, nel Frusinate. L’incidente ha coinvolto un autoarticolato Renault Truck 480 e un furgone cassonato Fiat 250 con a bordo alcuni lavoratori di un’impresa edile.

La dinamica è in fase di accertamento da parte dei carabinieri della compagnia di Sora. Da quanto si apprende, l’autoarticolato ha centrato il pieno lo sportello del conducente del furgone che, stando alla posizione dei mezzi, viaggiava nella sua stessa direzione. Due persone sono morte sul colpo, un cittadino nigeriano di 29 anni alla guida e il passeggero alla sua destra, un operaio edile di 66 anni. Il terzo operaio che era con loro è stato portato all’ospedale Santissima Trinità di Sora ma anche lui è deceduto e non è stato ancora identificato. Alla guida del tir, invece, c’era un uomo di 57 anni residente a Raiano, in provincia de L’Aquila. Illeso ma sconvolto.

Sul posto sono intervenute tre pattuglie dei carabinieri della compagnia di Sora, personale sanitario del 118, i vigili del fuoco e squadre dell’Anas. La statale 690 “Sora-Avezzano” è stata provvisoriamente chiusa al traffico in direzione del confine con la Regione Abruzzo, in corrispondenza del km 40 e deviato con uscita obbligatoria allo svincolo di Sora Nord al km 42. L’autoarticolato appartiene alla società Di Nino Trasporti con sede a Pratola Peligna, il furgone è dell’impresa edile Edil Pe. Costruzioni di Frosinone.

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Andrea Cavallari incendia una cella e aggredisce due agenti in carcere, era stato condannato per la strage di Corinaldo

Prima l’incendio nella cella, poi l’aggressione a due agenti della polizia penitenziaria intervenuti per mettere in sicurezza il reparto. Andrea Cavallari, uno dei componenti della cosiddetta “banda dello spray” condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi per la strage di Corinaldo, torna al centro delle cronache giudiziarie per un grave episodio avvenuto nel carcere San Domenico di Cassino (Frosinone), dove è detenuto. Secondo quanto denunciato dal Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), Cavallari avrebbe appiccato il fuoco a uno sgabello presente nella propria cella all’interno del reparto isolamento. Le fiamme avrebbero provocato una rapida diffusione del fumo, rendendo necessario l’intervento immediato del personale per evacuare i detenuti e attivare le procedure di emergenza.

Proprio durante le operazioni di trasferimento, il detenuto avrebbe aggredito un giovane agente in servizio da pochi giorni, colpendolo con pugni e schiaffi. Successivamente, sempre secondo la ricostruzione del sindacato, avrebbe afferrato una gamba di tavolo recuperata dalla cella e si sarebbe scagliato contro un secondo poliziotto intervenuto in aiuto del collega, colpendolo ripetutamente alle gambe e alla schiena. Entrambi gli agenti sono stati medicati e refertati. Le prognosi parlano di cinque e sette giorni. Il Sappe ha espresso solidarietà ai due poliziotti, denunciando ancora una volta le difficili condizioni operative all’interno degli istituti penitenziari italiani e i rischi ai quali il personale è quotidianamente esposto.

Il nome di Andrea Cavallari è legato a una delle tragedie più drammatiche degli ultimi anni. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, all’interno della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, in provincia di Ancona, morirono cinque minorenni e una madre di 39 anni. Decine di persone rimasero ferite nella calca scatenata dopo la diffusione di spray urticante all’interno del locale, dove centinaia di giovani attendevano l’esibizione del rapper Sfera Ebbasta.

Le indagini accertarono che la banda di cui Cavallari faceva parte utilizzava spray al peperoncino per creare panico tra la folla e approfittarne per compiere furti e rapine. Per quei fatti l’uomo è stato condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi di reclusione.

La sua storia giudiziaria, però, non si è fermata alla sentenza. Nel luglio 2025 Cavallari era riuscito a evadere dal carcere della Dozza di Bologna approfittando di un permesso concesso per discutere la tesi di laurea. Dopo aver partecipato alla proclamazione, aveva fatto perdere le proprie tracce, dando il via a una lunga caccia all’uomo che aveva suscitato polemiche e interrogativi sulle modalità con cui era stato autorizzato a uscire dall’istituto penitenziario. La fuga si è conclusa pochi giorni dopo, quando era stato individuato e arrestato a Barcellona grazie a un’attività investigativa coordinata dalle autorità italiane e spagnole. Dopo la cattura è stato riportato in Italia e trasferito in carcere.

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