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La mano Usa dietro i raid sull’impianto idrico. L’ombra di un "crimine di guerra" americano

Gli attacchi sferrati dagli Stati Uniti nel sud dell'Iran mercoledì potrebbero aver distrutto un impianto di approvvigionamento idrico che serve oltre 20.000 persone nella provincia di Hormozgan, nei pressi dello Stretto di Hormuz. È quanto emerge da un'inchiesta del quotidiano New York Times, basata su immagini satellitari, filmati e analisi degli armamenti. Secondo il giornale statunitense, i raid avrebbero colpito due strutture di stoccaggio dell'acqua nel villaggio di Bemani, provocando interruzioni nell'erogazione idrica per decine di migliaia di residenti. L'identificazione del sito è stata effettuata tramite geolocalizzazione e immagini satellitari.

Immagini diffuse dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim, la più vicina ai Guardiani della Rivoluzione islamica, mostrano quelli che sembrano essere frammenti di una bomba guidata Gbu-39 di fabbricazione statunitense, che sono stati inoltre identificati da esperti indipendenti specializzati nell'analisi di residuati bellici interpellati dal New York Times. L'analisi sarebbe compatibile con i danni osservati nell'area. Nel frattempo il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato nuovi attacchi contro obiettivi militari iraniani, affermando di aver preso di mira sistemi di sorveglianza, comunicazioni e difesa aerea in risposta a quella che Washington definisce una continua aggressione iraniana.

Se confermato, il danneggiamento di infrastrutture civili essenziali potrebbe sollevare interrogativi sul rispetto del diritto internazionale umanitario, che vieta gli attacchi deliberati contro strutture indispensabili alla popolazione civile.

Eppure Donald Trump, nelle ultime ore, mentre annunciava di voler prendere l'isola di Kharg e il controllo di petrolio e gas iraniano, ha sostenuto che preferirebbe non colpire ponti, centrali elettriche o altre infrastrutture in Iran, poiché tali attacchi danneggerebbero i civili, aggiungendo che i cittadini iraniani comuni soffrono a causa della repressione governativa. "Preferirei non farlo perché, una volta fatto, la gente ne soffre", ha spiegato il presidente americano in un'intervista a Fox News. "Il mio messaggio al popolo iraniano è che hanno paura perché non hanno armi, mentre l'altra parte sì, e quando organizzano una manifestazione vengono uccisi", ha aggiunto.

Su possibili nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane è intervenuto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. "Sono la linfa vitale della popolazione. Le minacce a queste infrastrutture - dalle reti di trasporto ai settori dell'energia elettrica e dell'acqua - non sono una dimostrazione di forza, ma un segno di disperazione di fronte alla volontà di una nazione".

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Le vite del popolo oppresso e deluso

Raccontare la storia di se stessa e del suo Paese travolto dalla rivoluzione islamica e dall'avvento di Khomeini al potere con un fumetto. Così Marjane Satrapi ha raccontato la realtà in Persepolis, un disegno originale ed emozionante che lei stessa contribuì a trasformare in un film di animazione. Pubblicato in quattro volumi tra il 2000 e il 2003, il libro racconta l'infanzia iraniana, l'adolescenza viennese, il ritorno a Teheran e il successivo trasferimento in Francia. Satrapi ha spiegato di aver scritto il libro per reagire all'immagine stereotipata dell'Iran diffusa in Occidente, senza voler realizzare un trattato politico né una storia ufficiale del Paese. Le rivoluzioni, le guerre e le dittature non vengono descritte attraverso i loro protagonisti politici ma attraverso gli effetti che producono nella vita quotidiana. I personaggi centrali sono una famiglia, una bambina, una nonna, un gruppo di amici, una generazione. Tradotto in oltre venti lingue, venduto in milioni di copie, adottato nelle scuole e nelle università, Persepolis è diventato uno dei libri più influenti degli anni Duemila, dando tra l'altro definitiva legittimità al formato del graphic novel come forma narrativa. Il disegno di Satrapi è descritto come essenziale, con figure sono ridotte all'indispensabile e un bianco e nero che domina ogni pagina con una precisa strategia narrativa. Al cinema, nel 2007, insieme a Vincent Paronnaud realizza l'adattamento animato di Persepolis che ottiene un successo internazionale straordinario, vince il Premio della Giuria al Festival di Cannes e viene candidata all'Oscar come miglior film d'animazione.

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