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La Svizzera pronta a un “tetto” per fermare l’aumento degli abitanti

Un referendum a tutti gli effetti storico, mai visto, per frenare la crescita degli abitanti complessivi in Svizzera. Domenica 14 giugno i cittadini svizzeri sono chiamati a decidere se mettere un “tetto” massimo complessivo che non superi i 10 milioni di abitanti.

La stretta sull’immigrazione

Gli svizzeri vogliono blindarsi dall’aumento della gente che abita nel territorio elvetico. Numeri alla mano, il testo che vuole bloccare l’immigrazione rischia di portare anche alla rescissione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra l’Unione Europea e la Svizzera che vige dal 2002 in vigore dal 2002. La richiesta di questo referendum è stata fatta dall’Unione democratica di centro (Udc).

Quali sono i numeri

Secondo i dati aggiornati alle ultime ore, la Svizzera conta 9,010 milioni di abitanti ma la sua popolazione è aumentata in modo molto importante soprattutto a partire dagli anni Duemila: nel 2001 erano 7,2 milioni, oggi la cifra che abbiamo appena detto. Quasi uno su tre, il 32%, ha origini straniere mentre venti anni fa questo rapporto era di uno a cinque. E poi, soltanto la Germania può dire di avere avuto una crescita esponenziale maggiore.

"No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti” è lo slogan scelto da chi sostiene che si debba mettere un freno agli “effetti negativi dell'immigrazione di massa" che si ripercuote nella vita quotidiana tra la mancanza di alloggi, i prezzi aumentati per gli affitti ma anche blocco del traffico e treni super affollati. Qualora dovesse essere approvato il referendum, se gli abitanti dovessero superare 9,5 milioni entro il 2050, ecco che si dovrebbero mettere in campo misure eccezionali.

Cosa potrebbe accadere con l’Ue

Nel dettaglio, Parlamento e Consiglio federale avrebbero l’obbligo di intervento nei settori di asilo e ricongiungimento familiare oltre all’invocazione delle clausole d’eccezione che fanno parte degli accordi internazionali e aiutano l'aumento demografico. Qualora si verificasse questa ipotesi, si potrebbero creare problematiche con l’Ue in base agli accordi di Dublino e Schengen.

Se fino a qualche settimana fa il sì sembrava essere in netto vantaggio, gli ultimi sondaggi hanno mostrato un sostanziale equilibrio con la popolazione divisa e un lieve vantaggio dei “no”.

Le critiche, logicamente, non sono mancate: chi si oppone al tetto sulla popolazione ha parlato di “iniziativa del caos” perché si avrebbero ripercussioni negative sull’economia. Preoccupazione anche da parte dei medici visto che in Svizzera, una percentuale vicina al 50% è di origine straniera.

Cadavere vicino al campo di allenamento della nazionale iraniana,

Un episodio inquietante ha fatto scattare l'allarme a Tijuana, in Messico, nella giornata di venerdì 12 giugno, quando un cadavere in avanzato stato di decomposizione è stato ritrovato nel bagagliaio di un veicolo parcheggiato vicino allo stadio dove la nazionale iraniana si sta allenando per i Mondiali 2026

Secondo l'AFP, la polizia locale ha aperto il bagagliaio di un suv Toyota con targa californiana particolarmente sospetto, posteggiato nell'area antistante il supermercato situato di fronte allo Stadio Caliente, rinvenendo al suo interno una salma avvolta in un sacco nero. Gli investigatori della scientifica hanno recintato l'area dando avvio alle doverose indagini e effettuando i rilievi del caso sul posto prima di rimuovere il corpo. La Procura Generale di Tijuana ha riferito che il veicolo, fermo da tre giorni nello stesso parcheggio, è stato identificato con successo dagli agenti intervenuti dopo le numerose segnalazioni.

"Durante un'ispezione del veicolo, nel bagagliaio è stato ritrovato un cadavere avvolto in un sacco nero con evidenti segni di violenza", ha dichiarato un portavoce dell'ufficio. Le autorità ritengono che l'auto fosse stata abbandonata almeno da mercoledì 10.

L'episodio, avvenuto durante i Mondiali di calcio organizzati congiuntamente da Messico, Stati Uniti e Canada, ha fatto scattare l'allarme, anche per la delicata posizione dell'Iran: la nazionale, infatti, ha trasferito il proprio ritiro dall'Arizona al Messico proprio a causa delle tensioni e degli scontri con gli Stati Uniti e, dal suo arrivo nel Paese, è sotto stretta sorveglianza. I giocatori vengono regolarmente scortati da soldati armati tra l'hotel e lo stadio. Per ora, essendo le indagini in corso, non sono state segnalate connessioni né con la situazione sportiva né con eventuali attività criminali, particolarmente frequenti nella zona.

Tijuana, situata al confine con gli Stati Uniti, è considerata una delle città più pericolose del Messico a causa delle attività dei cartelli della droga: secondo i dati ufficiali, solo nel 2025 sono stati registrati oltre 1.200 omicidi in città. L'Iran continua serenamente la sua preparazione in vista del debutto, atteso alle 3.00 del mattino, ora italiana, contro la Nuova Zelanda.

I legami con Hezbollah e le minacce ibride: ecco perché la Tren de Aragua minaccia l'Europa

Per anni il Tren de Aragua è stato considerato un fenomeno criminale circoscritto al Venezuela, figlio del collasso economico e istituzionale che ha travolto il Paese sudamericano nell'ultimo decennio. Poi è arrivata l'espansione lungo le rotte migratorie dell'America Latina, la crescente attenzione degli Stati Uniti e infine un passaggio che ha cambiato la percezione del fenomeno anche nel Vecchio Continente: il suo approdo in Europa.

L'operazione che nel novembre 2025 ha portato allo smantellamento della prima cellula attiva del Tren de Aragua in Spagna ha rappresentato uno spartiacque. Tredici persone sono state arrestate tra Madrid, Barcellona, Gerona, Valencia e La Coruña. Secondo le autorità spagnole, supportate dalla polizia colombiana e dal programma europeo EL PACCTO 2.0, gli indagati non erano semplici simpatizzanti o criminali isolati, ma responsabili di sottostrutture dell'organizzazione dedite al traffico di droghe sintetiche e ad altre attività illecite.

Dalla prigione di Tocorón alla multinazionale del crimine

Per comprendere la portata della minaccia bisogna partire dalle sue origini. Il Tren de Aragua nasce all'interno del carcere di Tocorón, nello Stato venezuelano di Aragua. In un Venezuela segnato da iperinflazione, crisi economica e progressivo indebolimento dello Stato, l'organizzazione cresce fino a trasformare il penitenziario nel proprio quartier generale.

Per anni Tocorón è diventato il simbolo dell'assenza delle istituzioni. A guidarla Héctor Rusthenford Guerrero Flores, meglio conosciuto come "Niño Guerrero", figura divenuta quasi leggendaria nel sottobosco criminale venezuelano, ucciso in queste ore in un'operazione congiunta degli Stati Uniti e del Venezuela.

Da semplice gruppo carcerario, il Tren de Aragua si è trasformato in una rete criminale transnazionale. A favorirne la crescita è stata soprattutto la gigantesca diaspora venezuelana. Secondo le Nazioni Unite, oltre sette milioni di persone hanno lasciato il Paese negli ultimi anni, dando vita a uno dei più grandi movimenti migratori contemporanei. La banda ha seguito quelle stesse rotte.

La caratteristica distintiva del Tren de Aragua è la sua straordinaria adattabilità. Diversamente dai grandi cartelli messicani, non punta necessariamente al controllo militare del territorio. Preferisce creare piccole cellule autonome, inserirsi nei mercati criminali già esistenti e sfruttare le vulnerabilità sociali e istituzionali.

Negli Stati Uniti la preoccupazione è cresciuta rapidamente. Washington ha individuato nel gruppo una delle principali minacce emergenti provenienti dall'America Latina, fino a inserirlo tra le organizzazioni terroristiche straniere. Ma proprio la crescente pressione esercitata nelle Americhe potrebbe aver spinto parte della rete criminale verso nuovi spazi operativi meno esposti.

La Spagna come porta d'ingresso e il rischio di contagio europeo

Che il primo focolaio europeo sia stato individuato in Spagna non sorprende gli analisti.

Il Paese ospita una delle più grandi comunità venezuelane del continente, con solidi collegamenti storici, culturali e linguistici con il Sud America. Madrid e Barcellona rappresentano inoltre importanti hub logistici, favoriti dai collegamenti aerei con l'America Latina.

L'indagine coordinata dalla polizia spagnola ha permesso di individuare una struttura articolata. Gli arrestati avrebbero svolto ruoli di comando all'interno di diverse sottosezioni territoriali. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati laboratori destinati alla produzione di "tusi", la cosiddetta cocaina rosa, oltre a sostanze stupefacenti, telefoni criptati, denaro contante e documentazione ritenuta utile alle attività criminali. L'aspetto che più preoccupa gli investigatori riguarda il livello di organizzazione. Non si tratterebbe di un fenomeno spontaneo o improvvisato, ma di un tentativo di radicamento strutturato.

Per il momento la presenza del Tren de Aragua in Europa appare ancora limitata. Tuttavia, l'esperienza latinoamericana suggerisce cautela. Molte organizzazioni criminali iniziano la propria espansione attraverso cellule ridotte, apparentemente marginali, capaci però di crescere rapidamente sfruttando le opportunità offerte dalla globalizzazione.

Le droghe sintetiche rappresentano uno dei possibili mercati di interesse, ma non l'unico. Gli esperti temono un coinvolgimento crescente nello sfruttamento della prostituzione, nell'estorsione all'interno delle comunità migranti e nella gestione dei traffici di esseri umani.

Hezbollah, Iran e la zona grigia delle minacce ibride

L'aspetto più controverso riguarda i presunti collegamenti indiretti tra il Tren de Aragua e le reti vicine a Hezbollah e all'Iran presenti in America Latina. Nessuna indagine giudiziaria ha dimostrato l'esistenza di una catena di comando condivisa o di un coordinamento operativo stabile. Ciò che emerge da numerose analisi di sicurezza è piuttosto una "convergenza tattica".

Da decenni Hezbollah mantiene una presenza finanziaria e logistica in alcune aree dell'America Latina, in particolare nella cosiddetta Tripla Frontiera tra Argentina, Brasile e Paraguay. Diversi rapporti del Dipartimento del Tesoro statunitense hanno inoltre evidenziato il ruolo di cittadini venezuelani accusati di facilitare attività riconducibili alla rete sciita.

Alti funzionari militari venezuelani in esilio, inoltre, hanno denunciato che il governo di Nicolás Maduro collabora apertamente con gruppi legati all'Iran facilitando l'operato di queste organizzazioni, e che il Tren de Aragua agisce in sinergia con il Cartel de los Soles, una rete dell'élite militare venezuelana accusata di trafficare cocaina insieme a network legati a Hezbollah.

L'avvicinamento politico tra Caracas e Teheran ha ulteriormente alimentato le preoccupazioni degli analisti. Il Venezuela avrebbe rappresentato negli anni un ambiente favorevole alla sovrapposizione tra reti di contrabbando, facilitatori finanziari, gruppi criminali locali e soggetti legati agli interessi iraniani. In questo contesto, il Tren de Aragua verrebbe considerato l’attore criminale preferito, inserito in ecosistemi illegali che condividono rotte, intermediari e strumenti di riciclaggio.

Le reti utilizzate per il traffico di migranti e di droga potrebbero intersecarsi con altri canali illeciti senza che ciò comporti necessariamente una collaborazione strategica formalizzata. È proprio questa zona grigia a preoccupare maggiormente le agenzie occidentali. Le minacce contemporanee non si presentano più in forme facilmente classificabili. Terrorismo, criminalità organizzata e competizione geopolitica tendono sempre più a sovrapporsi.

Il Tren de Aragua rappresenta uno dei simboli di questa trasformazione: una banda nata all'interno di un carcere venezuelano che, sfruttando crisi migratorie, fragilità statali e opportunità offerte dalla globalizzazione, è riuscita a trasformarsi in un attore criminale transnazionale.

Il volo Ryanair si trasforma in una discoteca: tra alcol e balli scoppia il caos a bordo

Scene a dir poco incredibili a bordo di un aereo Ryanair partito da Londra e diretto a Malta. Un gruppo di passeggeri inglesi ha infatti deciso di festeggiare durante il volo, trasformando la cabina in una pista da ballo. Sconvolte le altre persone presenti. Qualcuno ha anche immortalato la scena in un video.

A raccontare la vicenda è stato TJ Wright, manager 28enne di un'azienda di pannelli solari di Thurrock (Essex). TJ viaggiava in solitaria ed era diretta alla Higher Love Festival, quando, proprio nel bel mezzo del viaggio, si è scatenata la festa. I passeggeri si sono alzati, cominciando a ballare e a saltare. Sono state distribuite bottiglie di alcolici, e presto la situazione si è fatta fin troppo allegra.

"Eravamo tutti sconosciuti e alla fine siamo diventati una cosa sola. Devo dire che, viaggiando da solo, è stato uno dei migliori voli che abbia mai fatto proprio perché tutti avevano voglia di divertirsi. Tutti i passeggeri si sono lasciati andare tra applausi, musica e una vera e propria festa", ha dichiarato TJ al Mirror.

Il problema è che la situazione è degenerata in fretta, e l'atmosfera si è surriscaldata, tanto che tra alcuni passeggeri si è scatenata una lite. Una passeggera, disturbata dalla confusione, si è infatti arrabbiata e ha scagliato una delle bottiglie vuote contro un giovane che in quel momento stava ballando. La donna ha intimato ai ragazzi di fare silenzio.

"Le ho chiesto gentilmente di scusarsi e di non essere così scortese, e a quel punto tutti i passeggeri hanno iniziato a esultare", ha spiegato la 28enne.

E il personale Ryanair? A quanto pare l'equipaggio non avrebbe tentato di fermare la festa, anzi. Per un po' i membri del personale di volo si sono divertiti insieme ai passeggeri. Poi, quando si è accesa la spia che invitava tutti a indossare le cinture di sicurezza, hanno ripreso il controllo, invitando tutti a prendere posto sui propri sedili.

Il video postato da Tj sui social è diventato virale in poco tempo, tanto da raggiungere oltre 235.000 visualizzazioni.

SpaceX vola a Wall Street. Musk è il primo trilionario

Da un garage in Texas a Wall Street e poi da Wall Street alla Luna, a Marte e, magari, un giorno anche fuori dal sistema solare. Questo il viaggio promesso da Elon Musk ieri, mentre suonava la campanella che dava il benvenuto alla sua SpaceX sul Nasdaq.

All'apertura delle contrattazioni a New York, l'euforia era palpabile: dopo aver blindato l'Ipo a 135 dollari per azione, le prime indicazioni mostravano ordini in acquisto già in forte rialzo, circa a 175 dollari. Nel corso della giornata il valore si è poi stabilizzato su quote leggermente inferiori, chiudendo a 160,95, per una capitalizzazione di oltre 2mila miliardi. Gli investitori non hanno deciso di comprare una semplice goccia di SpaceX, ma il biglietto per un viaggio che, nei piani, porterà flotte interplanetarie sulla Luna, un milione di coloni su Marte ed espanderà l'infrastruttura umana oltre il sistema solare entro il 2050. "Se qualcuno mi avesse detto che sarebbe successa una cosa del genere, gli avrei risposto 'probabilmente stai fumando del crack veramente buono'. In realtà pensavo che questa azienda sarebbe fallita", queste le parole di Musk che stimava meno di una chance del 10% di avere successo. Eppure i risultati dicono tutt'altro.

Ma dietro a un debutto finanziario non ci sono mai solo numeri e il denaro è solo una parte della storia. E questo nasconde anche risvolti geopolitici e sociali inediti, che portano la quotazione da Wall Street al Pentagono.

Il primo dettaglio cruciale è una clausola di esclusione politica: i cinesi non possono comprare azioni SpaceX. La società gestisce contratti strategici per la Nasa e, soprattutto, per il Pentagono, controllando tecnologie missilistiche e la rete satellitare Starlink, considerate a tutti gli effetti armamenti di massima sicurezza nazionale. Pechino, che da tempo osserva con forte preoccupazione il monopolio dei cieli di Musk, rimarrà a guardare la più grande quotazione della storia dai margini, senza poter veramente metterci mano. Un paradosso geopolitico totale, considerando quanto l'impero di Musk, con Tesla solo come un esempio, sia storicamente dipendente dalle mega-fabbriche e dal mercato cinese, ma in linea con i legami tra il magnate sudafricano e Donald Trump.

Se la Cina piange, a gioire sono invece i reduci della primissima ora. Nei primi anni Duemila, quando SpaceX era solo un magazzino polveroso a El Segundo e i primi tre lanci del razzo Falcon 1 fallirono uno dopo l'altro lasciando l'azienda a un passo dalla bancarotta, Musk non aveva liquidità per pagare stipendi competitivi. La soluzione fu pagare ingegneri, tecnici, cuochi e persino i primi impiegati amministrativi con pacchetti azionari che all'epoca non valevano più di zero. Con il debutto in Borsa di ieri però la situazione cambia: quelle stock option nelle mani di 4.400 dipendenti si sono trasformate in un generatore automatico di milionari. Chi ha creduto nel sogno del razzo riutilizzabile quando il settore aerospaziale lo trattava da pazzo, oggi si ritrova in mano fortune generazionali.

Ma il vero record, ovviamente, lo firma lui, il fondatore. Grazie al balzo impresso dall'Ipo di SpaceX, unito ai pacchetti azionari di Tesla e xAI, il patrimonio personale di Elon Musk ha infranto il tetto dei mille miliardi di dollari, fermandosi a 1.100 miliardi. Significa essere il primo trilionario della storia dell'umanità, l'uomo che da solo possiede una ricchezza superiore al Pil di nazioni medio-grandi, come la Svizzera o l'Olanda. Una concentrazione di potere economico e tecnologico mai vista sul pianeta Terra, che ora punta dritto a colonizzare anche lo spazio. Pazienza se i data center solari in orbita oggi sono solo una promessa che non si sa ancora se vedrà la luce del Sole: a Wall Street, oggi, basta la parola di Musk.

Gwyneth Paltrow insultata per i grattacieli di lusso

Ha fatto discutere la scelta di Gwyneth Paltrow come testimonial di un esclusivo progetto immobiliare nel cuore di Israele. La campagna, prodotta dal gruppo Aviv Melisron, promuove il complesso residenziale 51 Park a Herzliya, a nord di Tel Aviv: due torri da 51 piani, 646 appartamenti di lusso distribuiti tra due aree verdi comunali. Lo spot, realizzato dall'agenzia WhyWorry e girato a New York, mostra l'attrice mentre si prepara per una giornata qualunque in un elegante appartamento, tra una corsa mattutina e momenti di riflessione. Quando l'autista le chiede se stia andando a New York, lei risponde con un sorriso: “Herzliya. Israele!”.

La scelta non è casuale. Paltrow ha legami personali con quella regione, essendo nata da padre ebreo, ed è sposata con il produttore televisivo Brad Falchuk. Negli ultimi anni ha espresso pubblicamente il proprio sostegno a Israele, firmando dopo il 7 ottobre 2023 una lettera aperta all'allora presidente Biden per chiedere la liberazione dei 251 ostaggi detenuti a Gaza.

La bufera social

I post originali della società immobiliare non avevano generato particolare attenzione, ma le ricondivisioni successive sono diventate virali, attirando dure critiche nei confronti della partecipazione di Paltrow. Un post di condanna dell'account Instagram Saint Hoax ha toccato i 250mila like. Tra le voci più dure si è distinta Alana Hadid, attivista filo-palestinese e sorella delle modelle Bella e Gigi, che ha scritto: “Il livello di capitalismo fuori controllo è assurdo, brutale. Ragazza, hai aperto un giornale o guardato il tg?”. Hanno commentato negativamente anche l'attrice Geraldine Viswanathan e la cantautrice Cat Power.

Agli attivisti si è aggiunta, secondo quanto riportato da diversi media, la macchina propagandistica digitale iraniana. Sul fronte opposto, lo scrittore e influencer israeliano Hen Mazzig ha invece elogiato la scelta dell'attrice.

Non è solo il lusso a fare scandalo. Herzliya è una città israeliana fondata nel 1924 su terreni un tempo appartenuti al villaggio palestinese di Al-Haram, come scrivino Haaretz e Rolling Stone. E il gruppo immobiliare dietro l'operazione possiede anche proprietà nella colonia di Maale Adumim, in Cisgiordania, come riporta Guardian, circostanza che ha alimentato ulteriormente il dibattito. Sebbene Paltrow non abbia condiviso il video sui propri canali, la pubblicità ha rapidamente raggiunto il pubblico internazionale attraverso piattaforme e siti di informazione. L'attrice non ha rilasciato dichiarazioni.

Un precedente illustre: Johansson e SodaStream

La vicenda richiama alla memoria un caso analogo del 2014, quando Scarlett Johansson venne travolta dalle polemiche per essere diventata il volto di SodaStream, azienda israeliana produttrice di gasatori domestici con impianto a Mishor Adumim, zona industriale in Cisgiordania. Allora l'attrice si disse favorevole alla cooperazione economica tra Israele e Palestina, sottolineando che la fabbrica impiegava soprattutto lavoratori palestinesi. Le critiche non si placarono.

Il caso Nevo in Italia

La tensione tra cultura e conflitto non risparmia i palcoscenici letterari italiani. Eshkol Nevo, scrittore nato a Gerusalemme e considerato una delle voci più importanti della narrativa israeliana contemporanea, è atteso al festival pugliese “Il Libro Possibile” con il romanzo d'esordio Nostalgia, ambientato a Tel Aviv e riproposto in una nuova edizione con una postfazione riletta alla luce del 7 ottobre. Il festival si svolgerà a Polignano a Mare dall'8 all'11 luglio e a Vieste dal 21 al 25 luglio, con oltre 300 ospiti tra scrittori, giornalisti, scienziati e protagonisti della vita pubblica.

Contro la partecipazione di Nevo si è mobilitato un fronte eterogeneo che unisce amministratori locali, esponenti politici, figure del mondo culturale e voci della Chiesa. Tra i firmatari della petizione figurano don Michele Stragapede, parroco di Terlizzi, e padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Gli organizzatori del festival non hanno finora dato segnali di voler rivedere il programma.

Il confine sempre più sottile tra arte e politica

Quello che emerge, tra il grattacielo di Herzliya e il palco di Polignano, è un panorama in cui la cultura - nei suoi molteplici linguaggi, dalla pubblicità alla letteratura - è diventata campo di battaglia. Chi partecipa a qualcosa che ha un legame, anche indiretto, con Israele rischia di finire nel mirino di campagne coordinate. Chi rifiuta può essere accusato di boicottaggio culturale. In mezzo, artisti e scrittori che si trovano a fare i conti con dinamiche che vanno molto oltre i confini di un contratto pubblicitario o di un invito a un festival estivo.

Crans-Montana, i messaggi choc dei Moretti: "Ho ordinato 900 candele scintillanti". E si parla dell'uscita bloccata

L'inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana si arricchisce di nuovi elementi. Dall'analisi dei dispositivi elettronici, in particolare il telefono di una dipendente deceduta nel rogo, sono emersi dei messaggi e degli audio a dir poco preziosi per gli inquirenti. Audio in cui vengono menzionati gli sparklers, le candele pirotecniche impiegate nel servizio all'interno del locale, e viene addirittura menzionata l'uscita di emergenza bloccata.

Dettagli importanti, che adesso sono in possesso degli inquirenti.

Uno dei messaggi più inquietanti è certamente quello che riguarda l'uscita di emergenza collocata vicino ai bagni. Nel gruppo WhatsApp dei dipendenti del Le Constellation, c'è un messaggio, attribuito al titolare Jacques Moretti, in cui l'uomo chiede: "Ciao a tutti, volevo sapere se la porta di sicurezza del Constel di fronte ai bagni è ancora bloccata? E se nessuno la usa? Inoltre, le porte del palazzo sono rimaste ancora aperte, bloccate aperte? Spero sempre che non siate voi? Ve l'ho già detto? Confermatemi per favore? Grazie". Era il 21 agosto 2021. La risposta non tarda ad arrivare: "Sì, la porta è sempre bloccata. Sì, ne abbiamo parlato e non si lasciano aperte le porte!". Si tratta proprio di quella porta da cui decine di giovani avrebbero potuto uscire, trovando la salvezza.

Vi è poi un messaggio precedente, del 13 dicembre 2019, in cui Jessica Moretti invita i dipendenti a fare molta attenzione alle candele scintillanti. "Restate fino a quando si spegne perché se cade, sul divano o al suolo, o che loro lo tengono in alto e bruciano la schiuma al soffitto, il Constel brucia...". Un messaggio che oggi fa raggelare il sangue.

Nonostante la pericolosità di quegli strumenti, le candele pirotecniche vengono comunque acquistate, come dimostrato anche da un audio più recente attribuito a Jessica Moretti. "Per quanto riguarda gli sparklers, ne ho ordinati 900", diceva il 6 dicembre 2025. Sempre in merito alla fornitura, la donna spiegava che gli sparklers andavano presi direttamente in Francia, dal momento che, essendo materiale esplosivo, non potevano essere consegnati in Svizzera.

I messaggi, stando a quanto riferito da Tgcom24, sarebbero stati recuperati dallo smartphone di Cyanne Panine, la giovane cameriera morta nel rogo, dopo aver inavvertitamente appiccato l’incendio.

Venezuela, ucciso il boss Nino Guerrero. Trump pubblica il video

Il trafficante di droga Héctor Rusthenford Guerrero Flores, noto come Niño Guerrero, leader della gang transnazionale Tren de Aragua, è stato ucciso in un'operazione congiunta degli Stati Uniti e del Venezuela. L'annuncio è stato dato da Donald Trump con un post nella notte su Truth Social: "Su mio diretto ordine, il Comando meridionale degli Stati Uniti ha condotto un rapido e letale raid per l'esecuzione di Nino Guerrero" si legge nel post in cui il presidente spiega che l'operazione "è stata coordinata a stretto contatto con i nostri amici in Venezuela con cui noi stiamo lavorando molto bene", riferendosi al governo di Delcy Rodriguez, diventata presidente ad interim lo scorso gennaio dopo la cattura da parte delle forze speciali Usa di Nicolas Maduro.

"Come risultato, i terroristi del Tren de Aragua non hanno più un rifugio in Venezuela o da qualsiasi altra parte", ha aggiunto Trump riferendosi alla gang criminale, fondata in Venezuela ma attiva anche in Colombia, Perù e Cile, che la sua amministrazione ha designato come organizzazione terroristica. In seguito, è arrivata la conferma da Caracas dell'operazione che, in un comunicato del ministero della Comunicazione venezuelano, viene descritta come "scontri con i membri di questra struttura criminale durante i quali Hector Rusthenford Guerrero Flores, alias Nino Guerrero, è stato neutralizzato". L'operazione congiunta è avvenuta, rende noto ancora il governo venezuelano, nello stato sud orientale di Bolivar, con l'utilizzo di "un supporto tecnologico specializzato" e lo scambio di intelligence tra Washington e Caracas. Trump ha anche pubblicato su Truth un video di 10 secondi con le immagini dell'esplosione di un edificio nella foresta.

Anche il segretario alla Difesa, Pete Hegseth ha riferito che il raid è avvenuto questa settimana "in piena collaborazione con le forze di sicurezza venezuelane". Fonti informate hanno rivelato al Washington Post che l'operazione è stata condotta dalle forze Comando congiunto per le operazioni speciali, con un raid in cui è stato utilizzato un missile, e la Cia ha lavorato con le forze venezuelane sul terreno. Una fonte dell'amministrazione ha aggiunto che la Cia ha fornito le informazioni di intelligence che hanno permesso il raid.

"Guerrero era un ricercato incriminato dal dipartimento di Giustizia per aver ordinato, diretto e facilitato atti di terrorismo e violenza negli Stati Uniti", ha dichiarato il capo del Comando meridionale Usa, il generale Francis Donovan riferendosi al fatto che lo scorso dicembre i procuratori federali di New York avevano in criminato il leader del Tren de Aragua accusato di aver commesso "innumerevoli atti di violenza, estorsione e traffico di droga in Nord America, Sud America e Europa".

Il raid conferma la cooperazione tra Washington e l'attuale leadership venezuelana, dopo che Trump lo scorso anno aveva accusato Maduro di controllare e proteggere i membri del Tren de Aragua ed inviarli negli Usa, potendo così invocare l'Alien Enemies Act per deportare sommariamente in El Salvador 200 venezuelani accusati di essere membri della gang. "La repubblica bolivariana del Venezuela riafferma il suo impegno a combattere il crimine organizzato e continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire pace, tranquillità e protezione ai nostri cittadini", ha affermato ancora il governo in Venezuela, dove già nei giorni scorsi erano circolate notizie di operazioni militari nello stato di Bolivar, dove si trovano miniere d'oro.

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