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La Lega russa sull’elio. Il governo risponde “no thanks”

13 June 2026 at 16:48

La dipendenza dell’Italia da fornitori extraeuropei di materie prime strategiche torna al centro del dibattito parlamentare. Con un’interrogazione scritta, il senatore della Lega Manfredi Potenti ha chiesto al governo quali misure intenda adottare per garantire la continuità degli approvvigionamenti di elio e acido solforico, due sostanze la cui disponibilità è messa sotto pressione dalle attuali tensioni geopolitiche.

Nel testo dell’interrogazione, Potenti richiama un articolo de Il Sole 24 Ore del 15 aprile scorso per delineare uno scenario di crescente criticità. Sul fronte dei metalli, la guerra in Medio Oriente sta frenando la produzione di rame, nichel e cobalto, con ricadute anche sull’Italia. L’acido solforico, essenziale per l’estrazione di questi metalli, scarseggia perché la Cina (primo produttore mondiale) avrebbe già dimezzato le esportazioni, con la prospettiva di interromperle completamente. I prezzi sono in risalita dal 2022 e in Cile, primo produttore mondiale di rame e primo importatore di acido solforico, il prezzo del metallo rosso è aumentato del 54 per cento da fine dicembre, raggiungendo i 270 dollari per tonnellata.

Oltre alla Cina, il leghista toscano sposta l’attenzione anche sulla Russia e sulle sue riserve di elio, di cui ha vietato le esportazioni “fino alla fine del 2027, salvo deroghe speciali”. Mosca produce circa l’8 per cento dell’elio globale negli impianti di Amur e Orenburg e, nonostante avesse dichiarato in precedenza di voler “aumentare le esportazioni per compensare le mancate consegne dal Qatar”, sembra ora, secondo Potenti, “orientata a privilegiare il mercato interno, anche per esigenze di difesa”, in quello che appare come un ulteriore tassello nella strategia di weaponization delle materie prime critiche che Mosca sta perseguendo parallelamente alle restrizioni occidentali sui propri asset. Una situazione che, nelle parole dell’interrogante, rischia di aggravarsi ulteriormente “se non ci sarà una pronta ripresa della navigazione nello stretto di Hormuz e una risoluzione della crisi in Medio Oriente”.

Per tanto, conclude Potenti “si chiede di sapere quali misure il Governo intenda mettere in atto per evitare il rischio di interruzione dell’esportazione di acido solforico dalla Cina e dell’elio dalla Russia, per assicurare gli approvvigionamenti indispensabili di queste due sostanze fondamentali per garantire la stabilità del sistema economico italiano”

La risposta arriva dal sottosegretario al Ministero delle Imprese e del Made in Italy Mara Bizzotto (sempre in quota Lega), che ridimensiona le preoccupazioni dell’interrogante, almeno sul fronte dell’elio. Il governo fa sapere che l’Italia importa questo elemento prevalentemente dagli Stati Uniti, che coprono oltre un terzo del valore complessivo delle importazioni nazionali, con Qatar e Algeria come principali fornitori a livello europeo. La Russia, pur essendo un rilevante produttore mondiale, non figura tra i principali paesi di approvvigionamento per il mercato italiano.

Diversa la situazione per l’acido solforico, che il governo precisa non rientrare nell’elenco delle materie prime critiche definito dal decreto-legge n. 84 del 2024, a differenza dell’elio. Bizzotto illustra comunque una strategia articolata su più livelli: diversificazione delle fonti di approvvigionamento, possibile utilizzo delle risorse del fondo nazionale del made in Italy (dal valore di un miliardo di euro) accordi bilaterali con paesi produttori considerati affidabili, monitoraggio costante delle filiere strategiche e partecipazione ai lavori europei sul Critical Raw Materials Act. L’obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente le dipendenze da singoli fornitori extra-Ue.

Il governo, conclude Bizzotto, continuerà a sostenere “tanto sul piano nazionale quanto in sede europea tutte le iniziative volte a rafforzare la sicurezza economica, la resilienza industriale e la competitività del sistema produttivo”, nella consapevolezza che “la tutela dei consumatori, la sicurezza degli approvvigionamenti strategici e la difesa delle imprese italiane rappresentano obiettivi strettamente connessi e sempre più centrali nell’attuale contesto internazionale”.

 

Il Papa ha capito l’IA più di tanti politici. Parla lo youtuber Gaito

13 June 2026 at 10:35

Quando Leone XIV ha pubblicato la Magnifica Humanitas, la lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, i media si sono quasi all’unisono concentrati principalmente su una parola, “disarmare”. Il risultato è stato prevedibile, con titoli che evocavano prese di posizione papali sui conflitti armati e sull’agenda geopolitica. Tutto giusto, ma non sufficiente a restituire il quadro di quanto espresso dal Pontefice. Raffaele Gaito, divulgatore digitale con oltre 200.000 iscritti su YouTube, autore del volume In cosa posso esserti utile. Guida molto pratica e poco emotiva all’intelligenza artificiale (Mondadori, 2026), ha dedicato un video sui suoi canali social proprio a smontare quella lettura.

«Hanno preso una frase, anzi una singola parola molto forte, “disarmare”, ed è stato facile costruire una notizia attorno a quel termine», dice Gaito a Formiche.net. Nel documento pontificio, il verbo compare in riferimento a un meccanismo di dominio legato all’intelligenza artificiale, ovvero la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi grandi attori privati. «Il pericolo di lasciare tutto nelle mani di un gruppo di imprenditori della Silicon Valley e di utilizzare queste tecnologie senza una seria riflessione etica. Il messaggio è evidente fin dalle prime pagine».

Tre livelli di lettura

Restando al di là del contenuto di natura spirituale, e quindi religiosa, materie di cui Gaito non si occupa, il divulgatore identifica nell’enciclica almeno tre livelli di significato distinti. Il primo è storico. «Il fatto stesso che esista un’enciclica dedicata all’intelligenza artificiale ha un valore non indifferente. Ci fa capire quanto la tecnologia sia ormai presente nelle nostre vite e quanto stia già incidendo in modo trasversale sulla società». Il secondo è politico, nel senso più ampio del termine. L’enciclica ha detto cose che altri non hanno detto. «Il Papa ha condiviso riflessioni che ci saremmo aspettati da altri soggetti, ma che non sono arrivate, né dalla politica, né tantomeno dal mondo accademico o da quello degli intellettuali». Molti di coloro che seguono i suoi canali, racconta Gaito, gli hanno scritto chiedendogli se non trovasse paradossale che fosse stato il Papa a colmare quel vuoto. «E io dico sì, e nel frattempo i politici stanno lì a guardare e forse il Papa e il suo team, che hanno lavorato a questa enciclica, hanno compreso più di tanti l’impatto che ha questa tecnologia».

Il terzo livello riguarda il contenuto. Gaito spiega infatti di avere costruito negli anni una divulgazione esplicitamente centrata sulla persona, il che lo porta ad essere particolarmente diretto su questo punto. «È un messaggio in cui io mi ritrovo molto. Sono diversi anni ormai che condivido il mio pensiero sull’intelligenza artificiale, raccontando i pro e i contro, i benefici e le limitazioni e così via, e mi sono rivisto in molte di quelle parole».

Il tifo da stadio che non aiuta il dibattito

Uno dei nodi più discussi dell’enciclica è il modo in cui il tema dell’intelligenza artificiale viene trattato nel dibattito pubblico. Leone XIV chiede di non essere spettatori passivi. «L’intelligenza artificiale spesso viene trattata in modo divisivo. Sei a favore o sei contrario. Il tifo da stadio non fa bene al dibattito», spiega Gaito, che tuttavia individua un ostacolo strutturale. «La tecnologia è qua, è già nelle nostre vite. Non stiamo parlando del futuro ma del presente. Cercare di comprenderla significa raccontarne le potenzialità e i limiti, gli aspetti positivi e i rischi, far capire quello che c’è dietro». Un approccio che però, riconosce, non è commercialmente conveniente. «Questo approccio razionale, molto concreto, quindi poco emotivo, è una cosa molto rara. È una cosa che non funziona quanto funziona urlare allo scandalo e fare il titolone che magari ti fa vendere una copia in più o ti fa ottenere un clic in più».

Algoritmi che decidono vite

L’enciclica dedica poi ampio spazio al tema delle disuguaglianze prodotte dall’intelligenza artificiale. Non un problema teorico, dice Gaito. «Già in realtà c’è. Il fatto è che molte persone non lo sanno. Ogni volta che apriamo un social c’è un algoritmo che decide cosa mostrarci, e quella roba ci influenza quotidianamente. Ma la parte grave è quando è un’IA a decidere che magari non puoi avere un mutuo, un’assicurazione oppure no, persino se puoi essere assunto o licenziato. Ecco, in quei casi la questione diventa molto importante, perché non ci si può nascondere dietro la scusa del “l’ha deciso l’algoritmo”, con un effetto scaricabarile, nel quale nessuno si prende la responsabilità e nessuno paga le conseguenze». La risposta, per Gaito, passa per la regolazione e la trasparenza. «Bisogna pretendere che il legislatore vada in una certa direzione, che le aziende decidano un certo livello di trasparenza e che ci sia una supervisione umana».

Il manifesto di Palantir e il sogno infranto

Poi c’è il tema della concentrazione del potere nelle mani di grandi attori privati che, scrive Leone XIV, «fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione». Già Gaito nelle scorse settimane aveva analizzato sul suo canale il manifesto pubblicato da Palantir, la società di analisi dei dati fondata da Peter Thiel. «Io ho definito quel manifesto come una delle cose più distopiche che abbia mai incontrato nella mia vita, in questo lavoro che faccio da una ventina d’anni». Poi rincara la dose. «Probabilmente, fino a qualche anno fa, l’avremmo letto con il sorriso sulle labbra. Avremmo detto: vabbè, questi sono un po’ strani, sono i soliti soggetti un po’ particolari che vivono in Silicon Valley, fuori dal mondo. Oggi, purtroppo, quella cosa non mi fa più sorridere. È da prendere molto seriamente, perché è la visione del mondo che hanno alcune persone, e che non mette l’uomo al centro, assolutamente no, e che vogliono imporre al resto del mondo». Il raffronto con l’enciclica è conseguenziale. «Qualsiasi cosa leggevo lì dentro, uno, mi spaventava; due, ero in profondo disaccordo; e tre, se vogliamo fare il parallelismo con l’enciclica, era estremamente lontana da quella visione che invece abbiamo letto nel documento del Papa. Le due visioni si oppongono proprio: sono antitetiche».

La questione, per Gaito, è che ormai il modello del “fondatore che costruisce nel garage e cambia il mondo” è scomparso. «Io ero un ex-ragazzino cresciuto con il mito della Silicon Valley. Un po’ alla volta mi è crollato, da diverso tempo ormai. Leggere un documento del genere è stata proprio la pietra finale messa su quel sogno. A un certo punto, hanno avuto un potere enorme tra le mani, e da quel momento hanno iniziato a fare un po’ quello che volevano. Senza controllo. Perché quando diventi più potente e ricco di uno Stato non è sicuramente la multa della Comunità Europea a fermarti».

Il paragrafo 107 e la questione della governance

Quale paragrafo dell’enciclica consiglierebbe quindi Gaito a chi lavora ogni giorno con l’IA? «C’è questo passaggio che io trovo potentissimo, al paragrafo 107, dove dice che non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi. Riassume perfettamente quello che penso. La lezione è: non dimentichiamoci che di fronte abbiamo degli esseri umani. In un mondo che va alla velocità della luce e dove il dato regna sovrano, ricordiamoci che dietro quei dati ci sono sempre delle persone, con esigenze e problematiche, oltre che sogni e obiettivi». Paradossalmente, però, potrebbe essere proprio l’IA a restituire spazio alle relazioni umane. «Se la usiamo per automatizzare quella parte più noiosa, più macchinosa del lavoro, possiamo liberare tempo da dedicare alle persone, a ricostruire quelle relazioni che forse abbiamo un po’ messo da parte negli ultimi anni. Dobbiamo capire che è una scelta. Non dobbiamo subire questa tecnologia. Possiamo decidere noi in che direzione vogliamo indirizzarla».

 

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