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“Il mio segreto è nel mio freezer. Dovete fare un investimento nel proprio piano pensionistico del benessere“: i consigli della giornalista 81enne Angela Rippon

11 June 2026 at 10:21

A 81 anni, la giornalista e conduttrice televisiva britannica Angela Rippon mantiene i ritmi lavorativi di una trentenne, senza registrare cali di energia e arrivando a esibirsi, nel 2023, come la concorrente più anziana di sempre nello show Strictly Come Dancing. Il segreto della sua tenuta fisica e mentale non risiede in diete estreme o digiuni calcolati, ma in una pratica domestica accessibile e organizzata: il congelatore. “Ho un sacco di verdure nel freezer tutto il tempo”, ha rivelato la presentatrice in un’intervista a Good Housekeeping. Tornando a casa dopo lunghe giornate di lavoro, Rippon attinge alle sue scorte preparate in anticipo per garantirsi pasti nutrienti immediati, aggirando la stanchezza.

Il metodo del congelatore e i pasti pronti

La strategia di Angela Rippon si basa sulla pianificazione e sulla cottura in serie. Vivendo da sola e cucinando in autonomia tutti i propri pasti, la giornalista ottimizza i tempi preparando grandi quantità di vegetali da conservare termicamente. “La patata dolce arrostita è sempre nel freezer, quindi è facile se ho lavorato tutto il giorno”, ha spiegato nell’intervista. “Torno, tiro fuori un paio di confezioni di verdure e mi riempio un piatto, il che è meraviglioso”. Per organizzare le sue scorte, Rippon utilizza delle semplici ed economiche buste per zuppe e salse acquistate per poche sterline, che appiattisce strategicamente nei cassetti del congelatore per recuperare spazio. Quando non attinge al freezer, predilige grandi cotture uniche, come le teglie mediterranee a base di peperoni, zucchine, melanzane e cipolle, oppure pentoloni di stufato denso con radici, funghi e carne di agnello, pollo o coniglio.

Niente regole ferree, ma attenzione alle intolleranze

A differenza di molte celebrità, l’ottantunenne rifiuta le logiche del digiuno intermittente o i protocolli nutrizionali rigidi. I suoi orari, dettati da un lavoro che impone levatacce e trasferte, rendono la sua alimentazione fisiologicamente irregolare. L’unica vera regola che si impone riguarda gli orari serali: “Non mi piace mangiare tardi la sera, non andrei mai a letto con la pancia troppo piena”.

Le sue scelte a tavola sono guidate principalmente da necessità fisiologiche: “Non sono vegetariana, ma mangio molta verdura”, chiarisce la conduttrice. “Ho difficoltà con il glutine e i latticini, quindi questo decide gran parte di ciò che mangio. Tendo a consumare molte verdure, pesce e pollo”. La carne rossa non è bandita, ma limitata a occasioni sporadiche in cui si concede piatti tradizionali come fegato e cipolle. Per la colazione, il focus è sul mantenimento energetico a lungo termine, privilegiando le proteine e i grassi buoni: “Di solito mangio un uovo e un avocado, o magari dello yogurt con i mirtilli”.

Acqua calda e il “piano pensionistico del benessere”

L’energia mostrata da Rippon sul piccolo schermo non deriva dalla caffeina. A causa dell’intolleranza al lattosio, ha eliminato il tè nero macchiato anni fa. Oltre a un paio di caffè neri occasionali, la sua bevanda di elezione è del tutto inusuale: semplice acqua calda. “Bevo molta acqua calda. Se c’è del limone in giro, va bene. Se c’è una bustina di tè alla menta, va bene. Ma quando sono fuori, è sempre acqua calda”, ha spiegato. Una scelta che ha un duplice scopo: le piace il sapore e, professionalmente, le permette di mantenere la gola umida ed evitare la secchezza vocale durante le lunghe conduzioni. L’alcol è ridotto al minimo, limitato a un occasionale calice di Champagne o di vino Chablis.

La disciplina alimentare di Angela Rippon è strettamente legata al rispetto per il pubblico e alla consapevolezza del tempo che passa. “Faccio questo lavoro da 60 anni. In questo periodo, ho imparato a gestirmi. Quando giro uno show, il pubblico ha bisogno che i livelli di energia siano gli stessi alla fine del programma come all’inizio”. Da qui deriva il suo appello finale alla cura di sé, definito con un paragone finanziario: “Dico sempre: non è mai troppo tardi. È davvero importante, invecchiando, pensare in termini di fare un investimento nel proprio piano pensionistico del benessere. Riconosco l’importanza di prendermi cura del mio corpo. Ne ho solo uno e se non me ne prendo cura, a un certo punto mi abbandonerà”.

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Medicine distribuite in farmacia, la lista si allunga: la proposta di Aifa e il rischio spesa pubblica in aumento. Emilia Romagna dice no

11 June 2026 at 08:05

La partita sulla distribuzione dei farmaci si allarga ancora. Dopo le gliflozine, ora tocca alle insuline a lento rilascio e ai farmaci cardiovascolari. Lunedì scorso, durante una riunione tra AIFA e le Regioni rappresentate al tavolo tecnico, è stata presentata la proposta di trasferire verso la distribuzione territoriale, attraverso le farmacie convenzionate, nuove categorie di farmaci oggi gestite prevalentemente attraverso i canali regionali della distribuzione diretta e per conto. Tra i prodotti interessati figurano insuline come Lantus, Abasaglar e Toujeo, utilizzate da centinaia di migliaia di pazienti diabetici, e farmaci come Entresto, terapia di riferimento per lo scompenso cardiaco cronico sviluppata da Novartis.

La proposta arriva in un momento tutt’altro che neutrale. Da mesi il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, farmacista di professione e principale sostenitore politico della riforma della remunerazione delle farmacie e della “farmacia dei servizi”, porta avanti una strategia che punta a rafforzare la sua categoria all’interno del Servizio sanitario nazionale. Una linea che alcune Regioni leggono come un progressivo trasferimento di risorse pubbliche verso il canale delle farmacie private convenzionate che, come scritto dal Fatto Quotidiano, hanno incrementato il loro fatturato nel 2025 di circa 4 miliardi rispetto al biennio 2021-2022, segnato dalla fase più intensa dell’emergenza Covid.

I farmaci oggi distribuiti attraverso i canali regionali vengono acquistati direttamente dalle Regioni, spesso a condizioni economiche vantaggiose grazie alle gare pubbliche e con un onere di servizio per la distribuzione per conto che ha una percentuale variabile da regione a regione. Questi strumenti, insieme al payback sanitario, consentono alle Regioni di mantenere il controllo sulla spesa e sui consumi. Ma lo spostamento verso la distribuzione convenzionata modifica inevitabilmente questo equilibrio. Con la nuova remunerazione delle farmacie, entrata in vigore nel 2024 e sostenuta dal Governo Meloni, ogni confezione dispensata genera infatti una remunerazione specifica per la farmacia, composta da quote fisse e da una componente percentuale. Così per le Regioni più prudenti, il problema resta aperto: ogni nuovo farmaco trasferito dal canale diretto a quello convenzionato rischia di produrre un aumento della spesa. È in questo contesto che si colloca il no dell’Emilia-Romagna. Secondo quanto ci risulta, la Regione guidata dal centrosinistra è stata l’unica a esprimere una netta contrarietà alla proposta presentata da AIFA.

Diverso l’atteggiamento delle altre Regioni presenti al tavolo — Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia — tutte amministrate dal centrodestra e apparentemente più disponibili a valutare lo spostamento di nuovi farmaci. Sul fronte opposto dell’Emilia, Federfarma, in un proprio report, difende la riforma richiamando le valutazioni contenute nella relazione tecnica della Legge di Bilancio e riprese dalla Corte dei Conti. Nel documento si sottolinea che “sebbene sia ancora prematuro formulare valutazioni definitive, le prime applicazioni della riforma consentono già alcune considerazioni”.

Il settore sostiene che il costo effettivo della riforma sia molto più contenuto di quanto spesso viene raccontato: in pratica, non costerebbe così tanto. Il nuovo sistema determina infatti un maggior onere netto per il Servizio sanitario nazionale di circa 53 milioni di euro nel 2024 e di circa 77 milioni di euro annui a regime dal 2025. Le stesse stime governative indicano un incremento lordo della remunerazione pari a circa 227 milioni di euro, ma una parte consistente di queste risorse era già riconosciuta alla categoria attraverso la remunerazione aggiuntiva introdotta negli anni precedenti, per un valore di circa 150 milioni di euro annui. Secondo il presidente di Federfarma Marco Cossolo: “La nuova remunerazione, portata avanti da numerosi governi di diversi orientamenti politici, sostiene questi servizi allineando l’Italia ai parametri europei. Grazie alla nostra capillarità, assicuriamo l’accesso alle cure anche nelle aree più isolate. Potenziare la farmacia dei servizi non costituisce un costo aggiuntivo, ma un investimento strutturale per una sanità territoriale efficiente”

Ma quali siano, i benefici economici e clinici derivanti da questi trasferimenti non è chiaro. Per i farmaci destinati a patologie croniche come il diabete o lo scompenso cardiaco, infatti, una maggiore accessibilità della farmacia sotto casa potrebbe rappresentare un vantaggio per il paziente. Ma perché l’operazione sia davvero conveniente per il Servizio sanitario nazionale, occorrerebbe dimostrare che tale beneficio produca un miglioramento misurabile dell’aderenza terapeutica e il contenimento di altre voci di spesa sanitaria. Ma finché non arriveranno dati trasparenti e verificabili dal Governo Meloni, il dubbio continuerà ad accompagnare ogni nuovo trasferimento proposto da Aifa e sostenuto dal sottosegretario farmacista di Fratelli D’Italia Marcello Gemmato.

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