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Taser alla Polizia locale di Milano, la condizione posta dal Pd per dare il via libera

9 June 2026 at 07:43

Il taser potrebbe entrare stabilmente nella dotazione della Polizia locale di Milano, ma il via libera della maggioranza non è ancora scontato. La delibera che prevede l’introduzione permanente dell’arma a impulsi elettrici è approdata in Consiglio comunale, dove il Partito democratico ha annunciato un orientamento favorevole subordinato, però, all’approvazione di alcuni emendamenti. Sul provvedimento sono state depositate dieci proposte di modifica: sei arrivano dai gruppi di maggioranza e quattro dall’opposizione. La discussione lunedì sera non si è conclusa e il voto è stato rinviato alla prossima seduta dell’aula.

Il sì condizionato del Partito democratico

Il punto centrale della posizione del Pd riguarda la necessità di monitorare gli effetti dell’introduzione del taser e di sottoporre l’utilizzo dello strumento a una nuova valutazione dopo il primo anno. “Abbiamo deciso di dire sì al taser ma è un sì condizionato perché ci sono ancora delle questioni non risolte”, ha spiegato ad Ansa a margine dei lavori il consigliere comunale del Pd e presidente della commissione Sicurezza Michele Albiani. La disponibilità dei democratici si accompagna anche alla richiesta di interventi a sostegno della Polizia locale, dalla formazione degli agenti al rafforzamento del servizio notturno, fino al numero delle volanti presenti sul territorio.

Una relazione completa dopo dodici mesi

Tra gli emendamenti presentati dalla maggioranza, uno viene considerato decisivo per il voto finale. “Ci sarà un emendamento che possiamo definire ‘cardine’ che avrà una scadenza di 12 mesi entro i quali il comandante della Polizia locale dovrà relazionare in maniera completa al sindaco i risultati legati all’introduzione dell’arma a impulsi elettrici. Al termine del primo anno ci sarà una relazione”, ha aggiunto Albiani. La verifica dovrebbe quindi consentire all’amministrazione di valutare modalità di impiego, risultati ottenuti ed eventuali criticità emerse nei primi dodici mesi di utilizzo stabile.

Le perplessità sulla sperimentazione

La precedente fase sperimentale, durata sei mesi e terminata lo scorso gennaio, non avrebbe fornito elementi sufficienti per una valutazione definitiva. Secondo Albiani, la sperimentazione è stata “riconosciuta da tutti come fallimentare”. L’approvazione degli emendamenti potrebbe contribuire a superare le resistenze ancora presenti all’interno della maggioranza e convincere anche i consiglieri che nelle scorse settimane avevano espresso dubbi sull’introduzione permanente del taser. La decisione definitiva resta dunque sospesa: il confronto proseguirà nella prossima riunione del Consiglio comunale, quando gli emendamenti saranno sottoposti al voto insieme alla delibera.

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Renzi pensa a Gori e Gabrielli per sfidare Schlein e Conte

9 June 2026 at 03:45

Fa male Elly Schlein a non dare peso ai movimenti che si stanno determinando al centro. Forse dovrebbe guardare meglio dentro le novità, e con lo sguardo più lungo.

L’uscita di Pina Picierno dal Pd tocca una corda sensibile in una parte dell’elettorato del partito, da lei giudicato troppo subalterno a Giuseppe Conte con tutto il corredo di ambiguità, specie sull’Ucraina, che questo comporta. L’associazione che Picierno ha lanciato, “Spazio Pubblico”, se la musica di Elly non cambia, potrebbe collocarsi fuori dai poli. In sintonia con il discorso che fanno Carlo Calenda e Luigi Marattin contro il bipopulismo: né con M5S né con la Lega.

Non è un mistero che quest’area guardi ai movimenti in corso a destra. Se Giorgia Meloni dovesse imbarcare Roberto Vannacci – come hanno osservato in molti – Forza Italia potrebbe sganciarsi dal polo di destra entrando nelle acque territoriali oggi presidiate da Calenda e forse domani da Picierno. In un quadro del tutto aperto, un terzo polo di quel tipo potrebbe interessare anche qualche elettore del Pd togliendogli ogni capacità espansiva.

Si tratta di un’Opa terzista che Schlein non dovrebbe ignorare crogiolandosi nel sempre più saldo rapporto con Conte e Fratoianni. Ma sul Partito democratico ce n’è anche un’altra, di Opa, meno ostile ma comunque insidiosa. Le primarie, sempre più probabili, potrebbero essere l’occasione per una specie di debutto – nei gazebo e non nelle urne, certo – della famosa Casa riformista che nelle intenzioni di Matteo Renzi dovrebbe allargare il perimetro di Italia viva. Si tratta cioè di trovare un nome che possa risultare un’alternativa convincente ai due big, Schlein e Giuseppe Conte, con l’obiettivo ambiziosissimo di arrivare al secondo turno (ammesso e non concesso che le primarie saranno a due turni).

Un nome che piace a Italia viva è quello di Giorgio Gori, europarlamentare riformista del Pd. Alcuni giornali parlano di una sua imminente uscita dal partito di Schlein. Ma la cosa è tutta in divenire, e nulla è dato per scontato. L’altro nome è Franco Gabrielli, personalità di prim’ordine nel campo della sicurezza, un servitore dello Stato. Sono movimenti ancora in evoluzione, certo. Ma la politica è fatta soprattutto di tendenze prima che di fatti compiuti. E la tendenza oggi racconta di un Pd esposto a una doppia pressione: quella di un centro che prova a riorganizzarsi e quella di un riformismo che cerca una nuova casa.

La domanda, allora, è semplice. Elly Schlein ha colto il significato politico delle uscite di Pina Picierno, Elisabetta Gualmini e Marianna Madia? Oppure continua a considerarle episodi isolati, rumori di fondo destinati a spegnersi? La risposta arriverà presto. E potrebbe dire molto non soltanto sul futuro della sua leadership, ma anche sulla capacità del Partito democratico di restare il perno del centrosinistra italiano.

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