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Madre e figlia avvelenate dalla ricina, nuovo round di interrogatori: ascoltati anche gli amici di famiglia

8 June 2026 at 17:03

Si allarga ulteriormente il cerchio degli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, avvelenate dalla ricina. Dopo una prima fase concentrata sui familiari più stretti, gli investigatori stanno ora estendendo gli accertamenti anche agli amici della famiglia, ascoltati in queste ore negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso. Gli interrogatori sono ripresi lunedì mattina in Questura e proseguiranno nei prossimi giorni con una serie di audizioni ritenute utili a ricostruire il contesto relazionale e personale delle due vittime. L’obiettivo è quello di delineare con maggiore precisione gli ultimi mesi di vita di Sara Di Vita e della madre, cercando eventuali elementi utili all’indagine che possano emergere da frequentazioni, contatti e dinamiche quotidiane.

Tra le persone già convocate figurano diversi amici di famiglia, mentre in settimana è atteso l’interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, una delle figure su cui si concentra parte degli approfondimenti investigativi. Non è invece ancora stata fissata una data per un eventuale nuovo sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella, rimasta sotto sequestro da circa 160 giorni, dal periodo in cui si verificarono i decessi.

Il lavoro degli inquirenti procede parallelamente sul fronte tecnico-scientifico, con una serie di esami che stanno scandendo i tempi dell’inchiesta. Entro la fine del mese è attesa la consegna dei dati estratti dallo smartphone di Alice, un passaggio considerato significativo per la ricostruzione delle comunicazioni e degli spostamenti della famiglia. A seguire, entro la fine di luglio, dovrebbero essere disponibili anche i risultati delle analisi sui telefoni cellulari e sui computer sequestrati all’interno dell’abitazione di Pietracatella. Materiale che potrebbe fornire ulteriori riscontri o nuove piste investigative.

Sul versante medico-legale, invece, si attende entro una ventina di giorni l’esito definitivo delle autopsie sui corpi delle due vittime. Un passaggio fondamentale, più volte rinviato, che dovrebbe chiarire ulteriormente le modalità dell’avvelenamento e la dinamica degli ultimi momenti di vita. Le indagini, coordinate dalla Procura, si sviluppano quindi su più livelli: dalle testimonianze alle analisi scientifiche, fino allo studio dei dispositivi elettronici. Un lavoro complesso che punta a ricostruire non solo la dinamica della morte, ma anche il contesto in cui sarebbe maturata la tragedia.

A supportare gli accertamenti è un pool di specialisti che si avvale anche della consulenza di Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni di Pavia, già protagonista della prima svolta investigativa quando, a metà marzo, era stata individuata la presenza di ricina nel sangue delle due donne, elemento che aveva cambiato radicalmente l’impostazione dell’inchiesta. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, mentre l’attività istruttoria prosegue con un calendario serrato di audizioni e verifiche tecniche.

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“Appartengo ai Latin Kings, ma non l’ho ammazzato io”, il 19enne fermato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera nega davanti al gip

8 June 2026 at 10:17

“Non ho colpito io, non l’ho ammazzato io, ero sul luogo sì ma non l’ho ucciso io”. Si è difeso così davanti alla giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla Jefferson Smit Echevarra Verano, il 19enne peruviano arrestato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne morto dopo il brutale pestaggio e accoltellamento avvenuto la sera del 26 maggio nella stazione di Milano Certosa. Vittima di uno scambio di persona. Il giovane indagato, appartenente ai Latin Kings, ha negato di aver inferto le coltellate mortali, sostenendo di avere avuto in mano soltanto una pietra durante gli scontri. Ha però ammesso di fare parte della gang e ha ricostruito una giornata segnata da tensioni e regolamenti di conti con un gruppo rivale, indicato come vicino alla MS-13.

Secondo la sua versione, nel pomeriggio ci sarebbe stato un primo scontro tra le due fazioni, seguito da un secondo confronto in serata. “Non c’è stato alcun rito di iniziazione”, avrebbe spiegato il 19enne, attribuendo agli avversari l’iniziativa delle violenze. Davanti alla gip ha inoltre sostenuto di non sapere se la vittima appartenesse realmente alla gang rivale, pur affermando che si trovava nel gruppo con cui i Latin Kings si erano nuovamente confrontati quella sera.

Una ricostruzione che si scontra con gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Mobile. A carico del giovane ci sarebbero infatti testimonianze dirette, tra cui quella del fratello della vittima, riconoscimenti fotografici e le immagini delle telecamere di sorveglianza. Per gli inquirenti, insieme a un secondo presunto accoltellatore attualmente irreperibile, sarebbe stato tra i protagonisti dell’aggressione culminata nella morte del 22enne.

Le indagini delineano uno scenario ancora più inquietante: Gianluca Ibarra Silvera sarebbe stato ucciso per errore. Gli aggressori lo avrebbero infatti scambiato per un appartenente alla MS-13, gang rivale dei Latin Kings. Una vendetta maturata dopo un precedente alterco nel quale alcuni membri del gruppo oggi indagato avrebbero avuto la peggio.

Quella sera il 22enne si trovava con il padre, il fratello e un amico. La famiglia ha sempre ribadito che il ragazzo non aveva precedenti penali. né legami con organizzazioni criminali. Eppure sarebbe stato inseguito da un gruppo composto da almeno 17 persone, raggiunto e aggredito con estrema violenza. Secondo la ricostruzione investigativa, gli assalitori avrebbero lanciato bottiglie, pietre e coltelli prima di accanirsi sulla vittima con decine di fendenti. Le ferite, in particolare quella che ha reciso l’arteria femorale, si sono rivelate fatali.

L’inchiesta della Procura di Milano, coordinata dal pubblico ministero Elio Ramondini, vede al momento due destinatari di fermo, uno dei quali ancora ricercato, e altri sette giovani iscritti nel registro degli indagati. La giudice dovrà ora decidere sulla convalida del fermo e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere per il 19enne. La difesa ha già annunciato che, in caso di conferma della misura, presenterà istanza per gli arresti domiciliari.

Intanto proseguono gli accertamenti per identificare tutti i componenti del branco e chiarire nel dettaglio ruoli e responsabilità di una vicenda che, secondo gli investigatori, affonda le radici nella rivalità tra bande giovanili sudamericane attive nell’area della stazione di Milano Certosa, storico punto di ritrovo delle cosiddette “pandillas”.

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