Normal view

“Pressione enorme, ma non mi fermo qui”: il ventiduenne Reece Chadfield mangia 162 Oreo in 5 minuti – IL VIDEO

8 June 2026 at 15:49

C’è chi mangia qualche biscotto davanti alla televisione e chi, invece, ne divora oltre 160 in appena cinque minuti entrando nella storia. È quanto accaduto a Reece Chadfield, personal trainer inglese di 22 anni, che ha stabilito un nuovo record mondiale nel competitive eating consumando 162 biscotti Oreo durante una gara ufficiale. L’impresa è andata in scena il 24 maggio allo Stockton Cricket Club, nel nord-est dell’Inghilterra, in occasione di un evento organizzato dalla British Eating League. Con la sua prestazione, Chadfield ha superato il precedente primato di 141 Oreo mangiati in cinque minuti, record che apparteneva dal 2020 a Max Stanford.

Come riportato dalla rivista People, per il giovane atleta il successo ha avuto un sapore ancora più speciale, essendo arrivato nella sua città natale, Stockton-on-Tees, davanti ad amici e familiari che hanno assistito alla sfida: “Ci si allena per queste competizioni per tantissimo tempo. Dopo tutta la pratica e gli sforzi fatti, avere amici e familiari lì a guardarti aggiunge una pressione enorme” ha raccontato Chadfield. Una volta tagliato il traguardo e certificato il nuovo record, l’emozione ha preso il sopravvento. Il 22enne ha descritto quel momento come “incredibile”: “Mi è sembrato di essermi tolto un peso dalle spalle. Finalmente la pressione era sparita e adesso posso mangiare tranquillamente gli Oreo che mi sono rimasti in casa senza doverli ingoiare a tutta velocità”, ha scherzato.

Ma per Chadfield il nuovo record non rappresenta un punto d’arrivo. Al contrario, è soltanto l’inizio di una nuova sfida. Il giovane, che sui social racconta le sue imprese alimentari con il profilo ReeceVsFood, ha già fissato il prossimo obiettivo: “Voglio il prossimo. Voglio il prossimo record”, ha dichiarato senza mezzi termini.

Un risultato “semplicemente fenomenale”

Craig Harker, fondatore della British Eating League, ha definito il risultato ottenuto dal 22enne “semplicemente fenomenale”. “Mangiare 162 Oreo in soli cinque minuti e stabilire un nuovo record mondiale è una dimostrazione straordinaria di velocità, determinazione e abilità nel competitive eating”, ha spiegato Harker. “I record esistono per essere battuti, ma prestazioni di questo livello non si vedono spesso”. Secondo il fondatore della lega britannica, il percorso di crescita di Chadfield è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi anni il giovane avrebbe migliorato costantemente le proprie prestazioni, fino a diventare “uno dei talenti più entusiasmanti del competitive eating britannico”.

Il podio

Alle spalle del nuovo recordman si sono classificati JJ Da Lion, secondo con 151 Oreo consumati, e Stef2hungry, terzo con 126 biscotti. Numeri impressionanti che, tuttavia, non sono bastati per tenere il passo di Chadfield, protagonista di una prova destinata a entrare negli annali di questa particolare disciplina.

L'articolo “Pressione enorme, ma non mi fermo qui”: il ventiduenne Reece Chadfield mangia 162 Oreo in 5 minuti – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cibo non sicuro, l’allarme dell’Oms: 1,5 milioni di morti l’anno per infezioni e contaminazioni tossiche. I bambini i più colpiti

8 June 2026 at 13:47

I più a rischio sono i bambini molto piccoli, sotto i cinque anni di età, con una probabilità di ammalarsi a causa di alimenti non sicuri quasi tre volte superiore rispetto ad adulti e bambini più grandi. Nonostante rappresentino solo il 9% della popolazione mondiale, infatti, i bambini piccoli soffrono di quasi un terzo di tutti i casi di malattie alimentari, in particolare malattie diarreiche che possono essere letali per questa fascia d’età. Non solo: l’esposizione a rischi chimici come il metilmercurio e il piombo negli alimenti può danneggiare il cervello in via di sviluppo e causare problemi neurologici permanenti, sempre nei bambini. Sono alcuni dei dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicati nello studio scientifico su “The Lancet Global Health”, in occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare del 7 giugno (dal titolo “Dal peso alle soluzioni – cibo sicuro ovunque”). Secondo l’Oms la stima globale per tutte le età è di circa 866 milioni di casi di malattia (il riferimento è al 2021, anno a cui sono stati aggiornati i dati precedenti) e 1,5 milioni di decessi a causa di ingestione di cibo non sicuro. Un impatto sanitario paragonabile a quello di tubercolosi, HIV/AIDS, malaria. Le regioni più colpite? Africa e Sud-est Asiatico, con i tre quarti di tutte le malattie trasmesse dagli alimenti e il 60% dei decessi a livello mondiale, anche se la situazione è migliorata rispetto agli anni duemila.

La novità dello studio: stimare l’esposizione a metalli

Tra i 42 rischi enterici, parassiti e chimici analizzati, oltre la salmonella enterica, ci sono la listeria, che può causare setticemia e meningite; la brucella, spesso contratta attraverso latte o formaggi non pastorizzati; il colera, che provoca diarrea acquosa che può risultare fatale. Inoltre, virus come l’epatite A, che danneggia il fegato, la toxoplasmosi, causata da un parassita trasmesso attraverso carne cruda o poco cotta, la tenia del maiale (la più frequente causa prevenibile di epilessia nel mondo); le tenie del genere Echinococcus, che si trasmettono tramite alimenti contaminati da feci di cani o volpi, il distoma epatico cinese contratto attraverso il consumo di pesce crudo o preparato in modo inadeguato. E poi ci sono tossine come l’aflatossina, prodotta da muffe che crescono su cereali conservati in modo improprio e che può causare cancro al fegato e l’avvelenamento da cianuro.

Dei circa 860 milioni di casi, 666 milioni sono provocati dai pericoli che causano diarrea, 194 da malattie parassitarie e pericoli enterici invasivi. Invece l’esposizione a sostanze chimiche presenti negli alimenti è la causa dello 0,7% di casi di malattie alimentari a livello globale (6,26 milioni) ma responsabili di ben il 73% dei decessi dovuti ad alimenti contaminati: piombo (31% dei decessi), metilmercurio, arsenico inorganico (42%) e cadmio, che una volta entrati nella catena alimentare sono difficili da eliminare.

Per la prima volta dunque viene – rispetto alle stime del 2015 – evidenziato il notevole impatto delle malattie non trasmissibili associate all’esposizione alimentare ai metalli, in particolare: malattie cardiovascolari (arsenico e piombo soprattutto), tumori e disabilità intellettive. Il calcolo dei decessi legati a metalli è stato fatto non in base alle persone morte da intossicazioni acute ma valutando l’esposizione della popolazione a piccole quantità di metalli e calcolando quanto questa esposizione ha aumentato il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e tumori, per cui una quota di queste malattie viene statisticamente attribuita all’esposizione alimentare. Questo spiega l’incremento delle morti rispetto alla precedente stima Oms del 2010 (che indicava 420.000 decessi).

Come contrastare malattie e decessi

Se lo studio ha incluso anche elementi nuovi, come alcuni metalli pesanti, il rotavirus e il parassita Trypanosoma cruzi, alcuni rischi potenzialmente importanti sono stati invece esclusi per scarsità di dati, tra cui batteri resistenti agli antimicrobici, diversi contaminanti chimici emergenti, residui di pesticidi e PFAS, così come l’esposizione alle aflatossine e i casi di morte fetale legati alla listeriosi. Lacune fanno sì che le stime presentate siano una sottostima del carico reale, il che evidenzia la necessità di raccogliere più dati e rafforzare i sistemi di sorveglianza per comprendere meglio l’effettiva portata delle malattie causate dagli oltre 200 rischi biologici conosciuti e dai numerosi rischi chimici trasmissibili attraverso gli alimenti.

Gli autori evidenziano inoltre che il peso elevato attribuito ad arsenico e piombo non deve distogliere l’attenzione dai rischi microbiologici, per i quali esistono già efficaci misure preventive. Moltissimi decessi, spiega l’Oms, potrebbero essere evitati con miglioramento dell’acqua potabile, igiene, cottura adeguata degli alimenti, pastorizzazione e controlli in allevamenti e macelli, vaccinazioni di animali e persone, migliori pratiche agricole e controlli industriali più rigorosi. Per i contaminanti chimici, invece, è fondamentale prevenire la contaminazione all’origine, attraverso il controllo ambientale, agricolo e industriale lungo tutta la filiera alimentare.

“Questo rapporto è un campanello d’allarme. I dati mostrano che le malattie trasmesse dagli alimenti non solo sono persistenti, ma vengono aggravate dal cambiamento climatico, che aumenta i rischi di contaminazione, e dalla resistenza agli antimicrobici, che rende le infezioni più difficili da trattare” ha detto Yuki Minato, responsabile tecnico dell’OMS per la sicurezza alimentare e autrice senior del documento di “The Lancet Global Health”. “I paesi devono agire con urgenza, utilizzando questi dati per orientare gli interventi, investire nella sorveglianza e rafforzare la collaborazione tra i settori della salute, dell’agricoltura e dell’ambiente. Il ritardo costa vite”.

L'articolo Cibo non sicuro, l’allarme dell’Oms: 1,5 milioni di morti l’anno per infezioni e contaminazioni tossiche. I bambini i più colpiti proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌