Normal view

Hegseth sbarca in Normandia e chiede all’Europa di riarmarsi: “I veri alleati fanno cose vere, non slogan e summit”

6 June 2026 at 16:58

È atterrato in Francia con tutti i sei figli al seguito, sollevando polemiche sui costi del viaggio e interrogativi sui protocolli di sicurezza che il capo del Pentagono è tenuto a rispettare. Ma oltre alle critiche dell’opinione pubblica americana, il viaggio di Pete Hegseth per l’82mo anniversario del D-Day – quando il 6 giugno 1944 decine di migliaia di militari americani sbarcarono sulle spiagge della Normandia – ha avuto un risvolto politico tutto europeo, visto che il capo della Difesa americana ha usato il suo discorso al cimitero militare americano di Colleville-sur-mer per lanciare un nuovo attacco ai Paesi europei che non farebbero abbastanza contro quella che viene descritta come “un’invasione” dei migranti. E, soprattutto, invitandoli al riarmo.

Hegseth, parlando di fronte alle croci dei 9.387 militari americani morti nello sbarco in Normandia, ha esortato gli alleati “ad imparare dal passato”, con un chiaro riferimento alle critiche che l’amministrazione Trump muove agli alleati europei della Nato riguardo ad un loro insufficiente impegno per garantire la sicurezza del continente e sostenere l’alleato transatlantico. Invitandoli, sostanzialmente, al riarmo. “Gli uomini sepolti qui hanno combattuto in un’alleanza in cui ogni partner ha portato la propria piena capacità, coraggio e sacrificio. Non slogan vuoti, non summit nel lusso, non comunicati”. E ancora: “I veri alleati fanno cose vere, accettano perdite vere per una causa comune per la quale vale la pena combattere e morire”, ha aggiunto il capo del Pentagono, precisando che mentre l’America deve “guidare”, i suoi “capaci alleati devono stare con noi, al nostro fianco, sulla breccia quando conta davvero”. “La pace è garantita solo attraverso la forza”, ha continuato il ‘segretario della Guerra’ di Donald Trump, ribadendo un principio chiave della dottrina del presidente, ma senza fare esplicito riferimento al conflitto con l’Iran. “Ed è una forza su entrambe le sponde dell’Atlantico, fortificata dalla prontezza operativa, dalle capacità militari condivise e da una volontà politica incrollabile”.

Ma il suo intervento si è concentrato anche su un altro fronte, quello della gestione dell’immigrazione da parte dell’Europa. E qui ha citato esplicitamente l’Italia, e precisamente le sue spiagge, insieme a quelle di Spagna, Grecia e Bulgaria, dove “arrivano imbarcazioni e uomini”. “Tristemente oggi altre spiagge europee sono assalite da altre ideologie pericolose. Quando le capitali europee faranno qualcosa contro questa invasione? O sarà troppo tardi?”, ha aggiunto il capo del Pentagono, in linea con l’amministrazione Trump, che ha fatto delle deportazioni di massa un segno distintivo della sua politica. Le dichiarazioni di Hegseth sui migranti ricalcano il pensiero espresso dal vicepresidente Usa Jd Vance a febbraio 2025 quando, intervenendo alla Conferenza di Monaco, ha definito l’immigrazione di massa la minaccia più urgente per l’Europa, criticando duramente i suoi leader per la gestione delle frontiere. Vance ha sostenuto che il vero pericolo per il continente non derivi da attori esterni, ma dal cedimento interno sui valori fondamentali e dalle politiche migratorie incontrollate.

Se le critiche su migranti e riarmo si rivolgono direttamente ai Paesi europei, l’arrivo di Hegseth in Francia ha suscitato anche polemiche tutte interne agli Usa, per la scelta del capo del Pentagono di atterrare il 5 giugno con tutti i sei figli e la moglie. “Non ho mai visto una cosa del genere, andare con l’intera famiglia”, ha detto al Washington Post un ex agente della ufficio del Pentagono preposto alla sicurezza in patria e all’estero del segretario alla Difesa. Anche se dallo staff di Hegseth si ribadisce che le spese di viaggio dei familiari verranno pagate personalmente dal segretario, da più parti si sottolinea che il fatto che viaggi insieme alla sua numerosa famiglia, in un momento di rischi aumentati a causa del conflitto con l’Iran, pone una serie di problemi per garantire la sicurezza della visita. “Il segretario Hegseth segue tutte le regole etiche, regolamenti e linee guda alla lettera”, è la replica del portavoce Sean Parnell che afferma che il dipartimento mantiene “standard rigorosi per assicurare che i soldi dei contribuenti siano protetti mentre gli alti funzionari svolgono i loro compiti ufficiali”.

Il portavoce non ha però precisato se Hegseth sosterrà personalmente i costi aggiuntivi per garantire la sicurezza ai suoi familiari in Francia dove il dipartimento di Stato raccomanda agli americani di aumentare la cautela a causa del rischio di “terrorismo e rivolte”. In generale, a tutti gli americani che vanno all’estero il governo americano ricorda che “gruppi che sostengono l’Iran possono perndere di mira interessi Usa all’estero o altri obiettivi collegati agli Usa e agli americani in tutto il mondo”.

L'articolo Hegseth sbarca in Normandia e chiede all’Europa di riarmarsi: “I veri alleati fanno cose vere, non slogan e summit” proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Fake news sui candidati della France insoumise”: indagini su una società israeliana accusata di aver interferito nelle elezioni francesi

6 June 2026 at 07:58

Una misteriosa azienda israeliana, chiamata BlackCore, ha pesantemente interferito nelle ultime elezioni municipali francesi dello scorso marzo, mettendo in piedi una pervasiva campagna di disinformazione e diffamazione ai danni di almeno tre diversi candidati de La France Insoumise (LFI), notoriamente su posizioni ostili alle politiche israeliane e solidali coi palestinesi. Lo ha rivelato l’agenzia Reuters, per cui da circa un mese le autorità francesi hanno iniziato a investigare sulla possibilità che dietro BlackCore ci sia lo stesso governo israeliano, o perlomeno elementi legati più o meno direttamente all’establishment, come la nota agenzia Elnet.

La notizia in realtà risale proprio allo scorso marzo, quando si sono tenute le elezioni municipali francesi. Il quotidiano Le Monde, per primo, aveva denunciato uno “schema di interferenza digitale straniera volta a danneggiare i candidati di un partito politico francese a Marsiglia, Tolosa e Roubaix”, riportando in questo modo le conclusioni di Viginum, l’agenzia governativa francese – che dipende dal Segretariato Generale della Difesa e della Sicurezza Nazionale (SGDSN) – incaricata della vigilanza e protezione contro le ingerenze digitali straniere.

Sebbene non sia stato al momento possibile risalire alla sede di BlackCore, e non ve ne sia traccia nemmeno sui registri ufficiali israeliani (il governo israeliano ha anche affermato di non conoscerla), è stata proprio Viginum a identificarla come un’agenzia privata israeliana. La stessa Reuters e Hareetz hanno quindi visionato documenti interni e archivi digitali di BlackCore, che la collegano a reti e tecnologie sviluppate in Israele. La stessa Meta ha poi rimosso da Facebook una rete di profili e pagine legati a BlackCore, dichiarando ufficialmente che l’attività coordinata e non autentica aveva origine in Israele e mirava principalmente a bersagli in Francia.

BlackCore, sul proprio sito web e sul proprio profilo Linkedin – che sono stati misteriosamente chiusi all’indomani di queste rivelazioni – si descrive d’altronde come una “società cyber di tecnologia informatica costruita per l’attuale epoca di guerra d’informazione”, che propone ai governi e alle campagne elettorali “gli strumenti e le strategie per dare forma alle proprie narrazioni”, vantandosi pubblicamente di poter “gestire e mobilitare oltre 1.600 falsi profili sulle piattaforme social”.

Le indagini sin qui effettuate avrebbero rilevato appunto una rete di profili falsi, pubblicità diffamatorie, siti web ingannevoli e immagini generate dall’intelligenza artificiale per diffondere fake news, nonché accuse penali false (tra cui violenza sessuale) e deepfake. Come poi approfondito sia da Haaretz che da Liberation, BlackCore opererebbe in sinergia con altre due società tech basate a Tel aviv, la Galacticos e SNI Digital.

I tre candidati di LFI – Francois Piquemal a Tolosa, Sebastien Delogu a Marsiglia e David Guiraud a Roubaix – sarebbero quindi stati oggetto di una feroce campagna di disinformazione e calunnie online, che da un lato potrebbero aver contribuito ad alcune sconfitte (solo Guiraud ha vinto) e dall’altro hanno allarmato il partito in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, di cui le municipali costituiscono di norma un termometro.

Particolarmente emblematico il caso di Piquemal, che a Tolosa ha perso al ballottaggio contro il riconfermato sindaco di centro destra Jean Luc Moudenc, chiedendo poi l’annullamento del voto proprio a causa di queste interferenze: tra esse, la pubblicazione di alcune sue password private, informazioni fiscali e indirizzo di casa a meno di due settimane dal voto, oppure pubblicità diffamatorie (nonché fortemente islamofobiche, come quella che ritrae una donna in burqa a cui viene attribuita l’intenzione di votare per LFI) della sua campagna, circolate per esempio su piattaforme di shopping online come Vinted, anche durante il silenzio elettorale.

Secondo le indagini effettuate da Viginum e le inchieste di Le Monde o Le Canard Enchaine, le attività di interferenza di BlackCore sarebbero legate ad Elnet, l’organizzazione non governativa apartitica fondata per rafforzare le relazioni tra l’Europa e Israele. Ma non è tutto: l’attuale capo di Elnet, Arie Bensemhoun, è stato in precedenza il presidente del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche francesi (CRIF); il presidente della sede del Crif di Tolosa, Franck Touboul, una delle sue principali esponenti, Nicole Yardeni, assieme allo stesso Bensehmoun, sarebbero tutti molto vicini allo stesso sindaco Moudenc (Yardeni è anche una sua vice, addetta alla cultura).

Durante la sua campagna elettorale per diventare sindaco della quarta città francese, Piquemal è stato assai esplicito nelle sue critiche a Israele e al genocidio a Gaza. Ha pubblicamente chiesto la sospensione della partnership con Tel aviv e ha anche proposto di illuminare il Capitole locale con i colori della Palestina.

L'articolo “Fake news sui candidati della France insoumise”: indagini su una società israeliana accusata di aver interferito nelle elezioni francesi proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌