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Pollica, Baunei e Otranto: la classifica del “mare più bello” d’Italia e tutte le località premiate con le Cinque Vele 2026

5 June 2026 at 14:32

Pollica in provincia di Salerno, Baunei in provincia di Nuoro e Otranto in provincia di Lecce: è questo il podio delle migliori località marine per l’estate 2026. A decretarlo è la nuova guida “Il Mare più bello“, presentata a Venezia durante la Venice Climate Week 2026 da Legambiente e Touring Club Italiano in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente. Il riconoscimento delle “Cinque Vele” sventola quest’anno su 30 località (20 marine e 10 lacustri) che si sono distinte per un turismo consapevole, una gestione sostenibile e per le soluzioni adottate in risposta all’attuale crisi climatica.

Dopo il terzetto di testa, la top ten delle destinazioni costiere prosegue confermando il predominio del Sud Italia. Le posizioni successive sono occupate da:

  • Domus De Maria (Sud Sardegna)
  • San Giovanni a Piro (Salerno)
  • Nardò (Lecce)
  • San Teodoro (Sassari)
  • Santa Teresa di Gallura (Sassari)
  • Cabras (Oristano)
  • Castiglione della Pescaia (Grosseto)

La classifica regionale: la Sardegna guida la costa

Analizzando i dati su scala regionale, la Sardegna guida la classifica nazionale vantando ben sei località a Cinque Vele. Sulla costa nordorientale figurano Posada e San Teodoro, a nord Santa Teresa di Gallura, a est Baunei e a sud Domus de Maria. Sulla costa occidentale il vessillo va a Cabras, nel Golfo di Oristano, che include l’area marina protetta della Penisola del Sinis e l’Isola di Mal di Ventre.

Segue la Puglia con cinque località: Nardò e Gallipoli nell’Alto Salento Ionico, Otranto e Melendugno nell’Alto Salento Adriatico, e Vieste come migliore località sul Gargano. La Toscana ottiene quattro riconoscimenti, tutti concentrati nella provincia di Grosseto: Castiglione della Pescaia, Marina di Grosseto, Capalbio e Isola del Giglio. La Campania si aggiudica tre località, tutte nel salernitano: Castellabate, Pollica-Acciaroli-Pioppi e San Giovanni a Piro. Chiudono la classifica marittima Liguria e Basilicata con una destinazione a testa, rispettivamente le Cinque Terre e Maratea.

I laghi: il Trentino-Alto Adige si conferma al vertice

Sul fronte delle acque dolci, il Lago di Molveno (Trento) primeggia nuovamente nella classifica 2026. Seguono il Lago del Mis (Belluno) in Veneto e il Lago di Monticolo (Bolzano). Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione al top del settore, piazzando tre laghi a Cinque Vele, tra cui anche il lago di Fiè.

Gli altri bacini lacustri premiati in Italia includono:

  • In Piemonte: il lago di Avigliana e Cannero Riviera sul lago Maggiore.
  • In Veneto: il lago di Santa Croce.
  • In Lombardia: Gardone Riviera e Toscolano Maderno sulla riva bresciana del lago di Garda.
  • In Abruzzo: il lago di Scanno (L’Aquila), che si conferma al settimo posto nel centro Italia.

Itinerari e adattamento alla crisi climatica

La guida del 2026 dedica una rubrica specifica, intitolata “Una vacanza a Cinque Vele”, alle località che stanno adattando la propria offerta turistica al cambiamento climatico, proponendo alternative alle sole spiagge. La sezione raccoglie 20 itinerari rivolti a chi cerca escursioni nell’entroterra e temperature più miti. Tra le proposte figurano il “sentiero dell’Infinito” (trekking ligure che collega Portovenere a Riomaggiore), il Giardino dei Tarocchi a Capalbio (opera scultorea di Niki de Saint Phalle) e la Riserva naturale Lago di Burano, indicata per il birdwatching. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, analizza il fenomeno: “La crisi climatica, con temperature sempre più bollenti e l’aumento degli eventi meteo estremi sta ridisegnando anche la scelta delle vacanze. Le persone che amano andare in ferie al mare e al lago cercano sempre più luoghi di refrigerio, per questo è importante che le località e i territori mettano in campo proposte e soluzioni che vadano in questa direzione”. Ciafani sottolinea inoltre la necessità di “politiche efficaci e un lavoro di squadra che veda uniti politica nazionale e territoriale, cittadini, mondo delle imprese e amministratori”.

Sulla stessa linea Ottavio Di Brizzi, direttore editoriale del Touring Club Italiano: “In un momento in cui cambiamento climatico, erosione costiera e tutela della biodiversità sono temi sempre più urgenti, crediamo sia importante continuare a promuovere un modello turistico consapevole, capace di coniugare bellezza, rispetto dell’ambiente e valorizzazione delle comunità locali“. Durante la presentazione sono state assegnate anche quattro menzioni speciali ai sindaci di Spotorno, Custonaci, Bacoli e Jesolo per specifici interventi legati all’ampliamento delle spiagge libere, alla rivalutazione culturale, alla lotta contro le occupazioni abusive e all’adattamento climatico.

La tutela della biodiversità: tartarughe e fratini

La guida “Il Mare più bello” pone l’accento sulla biodiversità. Con l’innalzamento delle temperature, le tartarughe Caretta Caretta scelgono sempre più frequentemente le coste italiane per nidificare. I “Comuni amici delle tartarughe marine”, segnalati nella guida con un apposito simbolo, sono saliti a 124 nel 2026, rispetto ai 102 del 2025. Queste amministrazioni, firmatarie del protocollo nell’ambito del progetto europeo Life Turtlenest, adottano misure quali la pulizia delle spiagge, la riduzione dell’inquinamento luminoso e la formazione degli operatori per tutelare i nidi. La Campania detiene il primato regionale con 25 comuni aderenti, seguita da Calabria (19) e Puglia (16). Inoltre, il comune di Barletta è diventato il primo in Italia ad assumere il ruolo di “custode del fratino” firmando un protocollo d’intesa all’interno del progetto europeo Life Alexandro, finalizzato a proteggere questa specie di uccello (Anarhynchus alexandrinus) attraverso la riduzione del disturbo antropico e campagne di sensibilizzazione.

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Il fascino anti-cafonal del Conero tra moscioli, spiagge selvagge e riscoperta del tempo lento: la nostra guida per un weekend nelle Marche

5 June 2026 at 10:36

Serve davvero attraversare mezzo continente per sentirsi in vacanza? È la domanda che sempre più persone si stanno ponendo per l’estate ormai alle porte, tra voli a rischio cancellazione ed equilibri internazionali quanto mai precari. Il Conero, a poco più di tre ore di treno (quattro in auto) da Milano, sembra rispondere di no. Non con campagne pubblicitarie aggressive o attrazioni da record. Nelle Marche la tendenza è opposta: ci si racconta poco, quasi si fosse gelosi delle proprie bellezze. La verità è che certi luoghi non hanno bisogno di essere urlati, ma semplicemente sussurrati. Non è un caso che a Portonovo, ai piedi del Monte Conero, il primo impatto sia il silenzio. Preso posto sulla spiaggia di ciottoli bianchi, l’unico rumore è quello discreto delle onde. Nessuna musica sparata dagli stabilimenti, nessuna corsa alla conquista del lettino migliore. La sola “voce” che, d’un tratto, si leva con forza è del mare: onde improvvise si infrangono sulla battigia senza che il cielo abbia dato alcun segnale premonitore. È la natura che impone i propri ritmi e invita a prendere le cose come vengono. Del resto, qui il lusso non è fare di più, ma concedersi finalmente il tempo di fare meno, di rallentare.

Ricaricarsi nella natura

La stessa sensazione si respira mettendo piede nel SeeBay Hotel, il “Mistico” della collezione Begin Hotels fondata dall’imprenditore marchigiano Guido Guidi. Più che stupire con effetti speciali, la struttura vuole dialogare con il paesaggio circostante. I colori degli ambienti richiamano quelli della baia, tra il bianco dei sassi, il verde della macchia mediterranea e il blu del mare, mentre la “Terrazza degli Agrumi” diventa il luogo ideale per una colazione lenta, accompagnata dal canto degli uccelli e dal profumo della vegetazione. A Portonovo il territorio non entra solo nelle camere o nei panorami. Si ritrova anche in cucina, dove il mare è, a mani basse, il grande protagonista. Lo dimostrano i moscioli, cozze selvatiche che crescono spontaneamente sugli scogli e che sono tra i simboli della baia. A differenza delle comuni cozze, non vengono allevati: si raccolgono in natura e perciò sono diventati Presidio Slow Food. Un equilibrio delicato il loro, reso ancora più fragile dai cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno inciso sulla presenza di questo mollusco nelle chiare acque della zona. A tavola i moscioli arrivano in molte forme: al guazzetto, gratinati, nei primi piatti. Ma per capire davvero il legame che unisce il territorio al mare bisogna allontanarsi e guardarlo da un’altra prospettiva: dal largo.

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Le Due Sorelle

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Santuario di Loreto

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Duomo di Ancona

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Tramonto a Portonovo

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Terrazza degli Agrumi

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Spiaggia di Numana

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Spiaggia a Portonovo

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SeeBay Hotel Portonovo

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Errico Recanati, chef di _Andreina_

La costa si racconta dal mare

A bordo della barca di Antonio e Pietro, cugini e pescatori, la costa scorre tra falesie bianche, grotte nascoste e spiagge che sembrano fatte apposta per essere scoperte via acqua. L’Adriatico assume sfumature che passano dal verde smeraldo al turchese, e il promontorio rompe la continuità di una costa per il resto bassa e sabbiosa. Davanti ai nostri occhi compaiono le Due Sorelle, celebri faraglioni che emergono dall’acqua come due figure raccolte in preghiera, la Grotta del Frate e la Spiaggia della Vela, dal cui scoglio gli adolescenti del posto si tuffano in una sorta di rito di passaggio dall’infanzia alla giovinezza. Più avanti lo Scoglio del Trave e Mezzavalle, una lunga lingua di spiaggia ancora libera e selvaggia. Osservando la costa dal largo si legge la storia di queste terre. La pietra bianca del Conero, utilizzata fin dall’epoca romana per abitazioni e monumenti, caratterizza ancora oggi chiese, torri e costruzioni disseminate lungo il promontorio. Tra tutte spicca Santa Maria di Portonovo, piccolo gioiello romanico dell’XI secolo miracolosamente sopravvissuto alle frane che nel tempo hanno modellato la baia.

Non solo mare: il Conero via terra e la cucina di “Andreina”

Il Conero, però, non è soltanto mare. C’è Sirolo con i vicoli e il belvedere affacciato sulla costa, Numana con il suo volto più ordinato e borghese, Ancona, spesso ignorata dai turisti diretti verso altre destinazioni, che conserva tracce greche, romane e medievali in un intreccio sorprendente. E c’è Loreto, meta di pellegrinaggio per il suo santuario mariano, dove la tradizione incontra una delle interpretazioni più interessanti della cucina marchigiana contemporanea. Nel ristorante stellato “Andreina”, lo chef Errico Recanati è stato tra i primi in Italia a trasformare la brace in un vero linguaggio gastronomico. “La materia prima deve trovare la giusta distanza dal fuoco”, spiega. Una frase che descrive bene anche il Conero stesso: vicino al turismo, ma mai abbastanza da lasciarsene travolgere. “Da noi vengono persone in cerca di visioni che riempiono il cuore. Chi viene qui non vuole il divertimento sfrenato, ma ricaricare le pile e tornare rigenerato”, raccontano gli operatori turistici. Forse è proprio questo il segreto del Conero: ricordare che la distanza non è sempre una misura della qualità del viaggio.

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