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Morti tre cani al World Dog Show di Bologna: chiusi nel furgone per ore senza cibo e acqua. Due persone sono state denunciate per maltrattamento di animali

5 June 2026 at 15:15

Dovevano partecipare alle esposizioni canine del World Dog Show, l’importante manifestazione internazionale in corso presso il quartiere fieristico di Bologna fino a domenica, ma sono stati invece lasciati per ore rinchiusi in due furgoni, senza acqua né cibo. La notizia è stata riportata dall’edizione bolognese del quotidiano Il Resto del Carlino.

Un epilogo drammatico quello che ha coinvolto sei cani, vittime di quello che si configura come un grave caso di maltrattamento animale. Alla scoperta della situazione, uno degli animali era già privo di vita all’interno dei mezzi. Gli altri, in condizioni critiche, sono stati immediatamente trasportati presso una clinica veterinaria di Ozzano dell’Emilia, dove però altri due esemplari non hanno retto e sono deceduti nelle ore successive.

Le autorità competenti hanno provveduto a denunciare due espositori — un cittadino italiano e uno straniero, entrambi proprietari dei cani — con l’accusa di maltrattamento di animali.

A chiamare i militari sono stati gli stessi organizzatori della fiera: i furgoni, secondo quanto ricostruito, sono arrivati al mattino intorno alle 6.30 e sono stati parcheggiati nel cortile del distretto fieristico. I proprietari si sono allontanati lasciando nei container i cani. Dopo ore hanno riaperto le porte. I tre animali morti erano dei Drahtthaar, cani da ferma tedeschi.

Stefano Vaccari, deputato Dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera ha commentato: “La morte di tre cani lasciati all’interno di furgoni parcheggiati sotto il sole durante il World Dog Show di Bologna, organizzato dall’Enci, è un fatto sconvolgente e gravissimo, incompatibile con i principi di tutela animale che dovrebbero essere alla base di ogni manifestazione cinofila. Occorre accertare immediatamente tutte le responsabilità, individuali e organizzative, verificando eventuali omissioni nei controlli, carenze nei protocolli di sicurezza e nella vigilanza. Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro Francesco Lollobrigida affinché riferisca urgentemente sull’accaduto, sulle iniziative che intende assumere e sul sistema di vigilanza esercitato nei confronti dell’Enci anche a tutela della maggioranza dei cinofili ed allevatori che si comportano in modo corretto”.

E ancora: “Chiederò inoltre al ministro per quale motivo continui a mantenere un atteggiamento di sostanziale inerzia nei confronti dell’Enci nonostante le vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto l’ente e che risultano all’attenzione delle procure. La morte di tre cani non può essere archiviata come una fatalità ma servono verità, responsabilità e misure immediate perché tragedie simili non si ripetano mai più”.

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“Rapito, ucciso e poi mangiato”: il cane influencer Chutou scompare nel nulla mentre il proprietario è all’estero, poi la scoperta choc

5 June 2026 at 14:53

Si chiamava Chutou ed era un Border Collie di otto anni diventato una piccola celebrità online. Con oltre 1,5 milioni di follower su Douyin, la versione cinese di TikTok, non era soltanto un animale domestico, ma un vero e proprio “compagno di viaggio digitale” seguito da una vasta community. Accanto al suo proprietario, conosciuto sui social come Guo, aveva attraversato la Cina raccontando una vita nomade fatta di paesaggi estremi, tende montate ovunque e lunghe giornate in viaggio. Negli ultimi giorni, però, la sua storia ha preso una piega drammatica che ha lasciato sotto shock il pubblico. Mentre Guo si trovava all’estero per un viaggio in solitaria, il cane era rimasto nella casa di famiglia, affidato al padre. È lì che, secondo quanto ricostruito, l’11 maggio Chutou sarebbe stato portato via da due persone riprese dalle telecamere di sicurezza. Le immagini mostrano i sospetti allontanarsi in bicicletta elettrica con il cane.

Dopo giorni di tentativi, Guo riesce a rintracciare un uomo che ritiene coinvolto nel furto e gli propone una somma di denaro per riavere il cane. L’uomo, però, sostiene di averlo trovato e di averlo seguito spontaneamente, una versione che non convince il proprietario, anche perché Chutou indossava collare e dispositivo GPS. Poco dopo arriva la notizia più dura da accettare: il cane sarebbe stato venduto a un ristorante per una cifra irrisoria e successivamente ucciso e consumato.

La battaglia legale di Guo

Il proprietario si è rivolto anche al personale del ristorante nella speranza di recuperare almeno qualche traccia del cane, ma avrebbe scoperto che non era rimasto nulla: anche il pelo sarebbe stato gettato via. A questo punto Guo ha deciso di procedere per vie legali, denunciando il caso alle autorità.

La situazione è complessa anche dal punto di vista giuridico: in Cina il furto è punibile solo oltre una certa soglia di valore economico, e stabilire quello di un animale domestico, soprattutto uno famoso sui social, non è semplice. Inoltre, il riconoscimento del danno emotivo non è sempre previsto in modo diretto.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulla tutela degli animali da compagnia nel Paese. Pur essendo stati fatti alcuni passi avanti negli ultimi anni, come l’esclusione dei cani dal catalogo del bestiame in diverse aree urbane e alcuni divieti locali sul consumo di carne di cane e gatto, non esiste ancora una normativa nazionale univoca che protegga pienamente gli animali domestici. Sui social, intanto, migliaia di utenti hanno espresso rabbia e tristezza, ricordando i video di Chutou e la sua vita accanto al proprietario.

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Diavolo della Tasmania fugge di notte dal parco: scatta la caccia alla femmina “Mary” – IL VIDEO

5 June 2026 at 11:42

È scattata una vera e propria caccia a un diavolo della Tasmania fuggito da un parco faunistico della Gold Coast, in Australia. L’animale, una femmina di nome Mary, è riuscito a scappare il 2 giugno da un’area di quarantena del Paradise Country, nello stato del Queensland, facendo perdere le proprie tracce poco dopo la fuga. Le ultime immagini disponibili arrivano dalle telecamere di sorveglianza del parco, che l’hanno ripresa mentre si muoveva da sola in una zona esterna della struttura nelle ore notturne, intorno alle 4 del mattino, prima di scomparire nel nulla.

Da quel momento sono scattate le ricerche da parte dei guardiaparco e delle squadre specializzate nella fauna selvatica, supportate anche da droni con visione termica. Nonostante gli sforzi, l’esemplare risulta ancora disperso e la sua localizzazione non è stata individuata. Mary non viveva in libertà, ma si trovava in quarantena all’interno della struttura zoologica insieme a un altro esemplare, in una fase di osservazione. La sua fuga ha immediatamente attirato l’attenzione dei media locali e delle autorità ambientali, che hanno diffuso avvisi alla popolazione della zona.

Secondo quanto riportato dal “The Guardian” a coordinare le informazioni alla cittadinanza è la direttrice della struttura, Lauren Mousley, che ha descritto l’animale come poco abituato al contatto e potenzialmente schivo. L’appello è chiaro: evitare qualsiasi tentativo di avvicinamento. “Non avvicinatevi all’animale. I diavoli della Tasmania possono reagire in modo aggressivo se provocati o se qualcuno tenta di catturarli”, ha spiegato. Secondo quanto riferito, Mary sarebbe un esemplare timido, che tende a nascondersi in presenza di movimento o disturbo. Proprio questo comportamento rende più complicate le operazioni di recupero, che si stanno concentrando nelle aree boschive e periferiche attorno alla struttura.

Oltre al rischio per la sicurezza pubblica, gli esperti sottolineano anche un possibile impatto sull’ecosistema locale. Il diavolo della Tasmania è infatti un piccolo marsupiale carnivoro, capace di cacciare attivamente e di nutrirsi di diverse specie di fauna selvatica, tra cui piccoli mammiferi e uccelli. Per questo motivo la sua presenza fuori controllo viene monitorata con attenzione, mentre proseguono le ricerche in un’area che si estende ben oltre il perimetro del parco.

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“Massacrati in modi barbari, gridano dal dolore. Sono costretti a nuotare nel sangue dei loro familiari”: la denuncia degli ambientalisti sulla mattanza di 706 cetacei alle Isole Faroe

5 June 2026 at 11:26

“Gli animali gridano dal dolore. Intere famiglie vengono massacrate e alcuni animali vengono visti nuotare nel sangue dei loro familiari per ore“. È attraverso le dichiarazioni di Elisa Allen, vicepresidente dei programmi di PETA affidate al quotidiano “The Independent”, che le organizzazioni per la tutela marina descrivono la tradizionale mattanza consumatasi il 27 maggio al largo delle Isole Faroe. In una singola giornata, le acque dell’arcipelago si sono tinte di rosso per l’uccisione di 706 tra balene pilota e delfini dai fianchi bianchi dell’Atlantico, spinti verso le baie poco profonde e abbattuti. Una caccia tradizionale, il “grindadrap“, che la direttrice della campagna locale di Sea Shepherd, Valentina Crast, ha inquadrato in “scene caotiche di estrema crudeltà”, denunciando un prolungamento dell’agonia dei mammiferi direttamente sugli arenili.

I numeri degli abbattimenti

Le autorità locali difendono le operazioni considerandole una tradizione secolare e un metodo di sussistenza alimentare privo di finalità commerciali, in cui carne e grasso vengono distribuiti tra i residenti. Tuttavia, il conteggio effettuato dagli osservatori di Sea Shepherd restituisce le dimensioni di una macellazione massiva: in poche ore sono stati uccisi 402 balene pilota e quattro tursiopi nella capitale Tórshavn, 168 delfini dai fianchi bianchi a Skalabotnur e altri 132 a Hvalvik. Durante le operazioni, due membri dell’equipaggio di Sea Shepherd presenti in veste di osservatori sono stati arrestati dalla polizia. Il fermo è scattato a seguito delle denunce dei cacciatori locali, che li hanno accusati di interferenza, una circostanza che l’organizzazione ambientalista ha formalmente smentito.

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L’appello a “The Independent”

Di fronte alle carcasse sventrate e ammassate sulle spiagge dell’Atlantico, le organizzazioni hanno chiesto l’intervento dei governi europei. Elisa Allen ha sollecitato un bando immediato e permanente rivolgendosi direttamente al primo ministro faroese: “Ogni anno, con orrore del resto del mondo, centinaia di balene e delfini vengono massacrati in modi barbari con ami di metallo, che vengono conficcati negli sfiatatoi dei mammiferi spiaggiati prima che vengano tagliate loro le spine dorsali”. Allen ha ribadito a “The Independent” la necessità di fermare la pratica ricordando che “le balene e i delfini sono altamente intelligenti e provano dolore e paura tanto quanto gli esseri umani”.

Le modifiche normative e la carenza di strumenti

Le contestazioni degli attivisti non si limitano alla tradizione in sé, ma sollevano problemi legali e procedurali. L’organizzazione ambientalista OceanCare ha evidenziato come gli abbattimenti del 27 maggio si siano verificati a poche ore di distanza da un voto all’unanimità del parlamento faroese su una specifica modifica normativa. Questa delibera stabilisce che i regolamenti locali sulla caccia prevalgono sulle leggi relative al benessere animale, proteggendo i cacciatori da eventuali procedimenti giudiziari per violazioni di tale natura. Le associazioni denunciano inoltre che, durante le tre battute di caccia, si è registrata una carenza di lance spinali. Si tratta degli unici strumenti specializzati e autorizzati per recidere rapidamente il midollo spinale e limitare i tempi di macellazione. L’assenza di queste attrezzature ha costretto alcuni partecipanti all’uso di lunghi coltelli non regolamentari, incrementando i tempi di abbattimento e le sofferenze inferte agli animali.

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Agrigento al ballottaggio: tra richieste di arresto, centrodestra in difficoltà e accuse “stupefacenti” al candidato del campo largo

5 June 2026 at 07:09

Inchieste giudiziarie, apparentamenti sottoscritti e saltati poche ore dopo e poi attacchi al candidato del centrosinistra per una sua proposta di legge sulla cannabis quando era deputato. Ad Agrigento, la città che ha dato i natali al drammaturgo e premio Nobel Luigi Pirandello, la campagna elettorale per il ballottaggio si è trasformata non tanto nella trama di uno spettacolo teatrale quanto in quella di un film statunitense, un mix tra commedia e thriller.

La richiesta d’arresto

L’ultimo colpo di scena, a pochi giorni dal voto, è la richiesta d’arresto per il deputato regionale di Forza Italia, Riccardo Gallo. La procura di Caltanissetta lo accusa di corruzione per appalti e incarichi alla moglie e a suoi uomini di fiducia nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il Centro per la formazione del personale del servizio sanitario (Cefpas). Una notizia che travolge come una valanga Dino Alonge – il candidato sindaco ad Agrigento di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Mpa – ancora alle prese con la batosta elettorale del primo turno.

Gli altri big indagati

Adesso tutti i suoi principali sponsor politici – gli stessi che hanno sostenuto l’amministrazione uscente protagonista del flop e delle numerose gaffe di Agrigento Capitale della Cultura 2025 – sono alle prese con guai con la giustizia. Oltre a Gallo, infatti, anche il parlamentare nazionale di Fdi, Calogero Pisano, è indagato, ma per truffa e peculato, in un’indagine sull’uso di fondi regionali e comunali destinati a eventi culturali, mentre il deputato regionale del Mpa, Roberto Di Mauro, è coinvolto nell’inchiesta della Procura di Agrigento su un giro di tangenti nelle pubbliche forniture, compresi i lavori per la nuova rete idrica della città. Il tridente del candidato Alonge si trova pertanto azzoppato.

Centrodestra ancora diviso

Il primo tempo di questa pellicola era stato disastroso per il candidato principale del centrodestra che, per poco, ha rischiato il colpo del KO. Il responso delle urne del 24 e 25 maggio è stato molto penalizzante per lui. Le liste che lo sostenevano hanno sfiorato il 60% dei consensi, ma di questi voti lui ne ha persi per strada tanti, piazzandosi in seconda posizione. Il voto disgiunto ha toccato infatti cifre record spingendo al ballottaggio il candidato di ControCorrente, sostenuto anche da Pd e M5s, Michele Sondano. In nome della “pacificazione” della città Alonge ha così provato a ricompattare il centrodestra (Lega e Dc sostenevano un altro candidato, l’ex deputato regionale Luigi Gentile). Ma è stato inutile.

Le mosse di Alonge

Allora Alonge ha provato a chiudere un accordo con il candidato civico Giuseppe Di Rosa. Un corteggiamento durato pochissimo, così come il successivo “divorzio”. Di Rosa dopo avere attaccato duramente e per mesi i partiti che sostenevano Alonge e l’amministrazione uscente ha cambiato idea e ha chiuso un’intesa con la promessa di essere nominato vicesindaco. Un accordo, è stato spiegato, in nome di una vecchia amicizia che li legava nonostante le critiche mosse pochi giorni prima: “Anche grandi calciatori di serie A sono passati dal Milan all’Inter”, ha detto Di Rosa in conferenza stampa con un infelice parallelismo con il calciomercato. Designato nella lista di assessori di Alonge, però, pochi minuti dopo l’ex candidato civico si ritira lamentando presunti insulti ricevuti dal candidato Sodano all’interno dei corridoi del Comune. Il suo nome, comunque, sarebbe rimasto tra quelli della squadra di Alonge consegnata ufficialmente in Municipio.

Gli attacchi di Manlio Messina

Tra beghe locali ecco che arriva l’intervento “dall’esterno”. Probabilmente dai partiti che governano a Roma e a Palermo il rischio di perdere un capoluogo di provincia non è molto gradito. Così ecco arrivare in soccorso un parlamentare nazionale, il catanese Manlio Messina. Con un video sui social attacca a tutto campo Sodano, la sua giunta e il fondatore di ControCorrente, il deputato regionale ed ex iena Ismaele La Vardera che è alla prima importante prova elettorale del suo nuovo movimento. Messina ricorda che Sodano, quando era deputato, ha presentato una proposta di legge per legalizzare in Italia la cannabis e che, poco prima, aveva acquistato delle azioni di un’azienda canadese che opera nel settore della cannabis sanitaria. Quindi punta il dito contro una sorta di conflitto di interessi. Pubblica immagini create con l’intelligenza artificiale di La Vardera in una Valle dei Templi piena di piante di marijuana e parla di parenti di alcuni assessori designati da Sodano con presunti problemi con la giustizia o legami con politici democristiani.

L’ex Fdi e “l’operazione verità” annullata

Ma chi è Manlio Messina? È quel deputato nazionale, ed ex assessore regionale di Nello Musumeci, che a fine luglio del 2025 ha lasciato Fratelli d’Italia senza dare particolari motivazioni. Nell’aprile scorso ha annunciato una conferenza stampa affermando che era arrivato il momento di raccontare la verità sul suo addio al partito di Giorgia Meloni. L’attesa era alta, ma lui ci ha ripensato e ha annullato tutto: “Niente rivelazioni per non aiutare la sinistra”, dirà. Adesso eccolo riapparire, questa volta per inserirsi all’interno della campagna elettorale del ballottaggio ad Agrigento.

La replica di Sodano

Michele Sodano, che per meno di 260 voti ha sfiorato l’elezione al primo turno (in Sicilia, infatti, basta superare il 40% per essere proclamati sindaci), ha replicato punto per punto a quella che ha definito una “macchina del fango ad orologeria” portata avanti da Messina. Tra le altre cose ha ricordato che la sua proposta di legge “supportata dalla Direzione Investigativa Antimafia” prevedeva “l’autocoltivazione, ossia la possibilità di coltivare in casa” come avviene in tanti altri Stati. Una legge che, sottolinea, non avrebbe potuto quindi agevolare l’azienda canadese. “Avete provato ad intimidirci, ad aprire i nostri armadi. Se è questo quello che avete trovato, vi apriamo pure i nostri cassetti”, ha concluso. Una vittoria di Sodano rappresenterebbe un rilevante cambio politico per la Città dei Templi: gli unici sindaci eletti con alleanze trasversali, che includevano forze di centrosinistra, provenivano comunque dall’universo del centrodestra e qui hanno continuato a orbitare.

La parola agli elettori

In questo clima si arriva al voto. Lunedì si conoscerà il nome del nuovo sindaco di Agrigento. Gli elettori, al primo turno, hanno operato una sorta di rivoluzione a metà. Hanno praticato in massa il voto disgiunto ma hanno consegnato la maggioranza del consiglio comunale al centrodestra (19 consiglieri su 24): i più votati, tra l’altro, sono stati assessori uscenti e attuali consiglieri comunali, anche loro protagonisti degli ultimi cinque anni di vita amministrativa della città. Tra poco si scoprirà se il segnale dato al primo turno porterà all’elezione del primo vero sindaco di centrosinistra ad Agrigento o se il centrodestra manterrà la storica roccaforte. Non resta che guardare il finale del film.

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Le mille voci con cui i Radicali hanno reso migliore l’Italia

5 June 2026 at 03:45

Il Presidente di Europa Radicale, Igor Boni, ha pubblicato con la casa editrice Edizioni Lindau: “RADICALISSIMAMENTE, dizionario di un metodo”, con la prefazione di Matteo Marchesini. In quasi mille voci si ricostruisce il complicato puzzle di un metodo politico che ha cambiato la faccia dell’Italia e non solo. Neologismi, slogan, modi di dire, modalità di organizzazione e di azione, ossessioni lessicali, temi, battaglie, protagonisti delle lotte: il libro ricostruisce il dizionario di un’idea di politica nobile e alta.

Come hanno fatto i Radicali a produrre grandi riforme? Come è stato possibile per un piccolo gruppo politico conquistare la moratoria sulla pena di morte nel mondo, la Corte Penale internazionale o il bando alle mutilazioni genitali femminili? Come si è riusciti a ottenere in Italia divorzio, aborto, obiezione di coscienza, nuovo diritto di famiglia, chiusura dei manicomi e come oggi si può arrivare alla eutanasia legale, alla legalizzazione delle droghe, a una federazione europea e alla costruzione di una alleanza globale delle democrazie? Perché i Radicali hanno fatto iniziative in oltre 100 paesi del mondo? Come è stato possibile su economia e giustizia essere anticipatori di decenni, di riforme che sono tardivamente e solo parzialmente divenute realtà? E come possono, ora, i Radicali orfani di Pannella trovare nuove strade per essere altrettanto incisivi e continuare il cammino?

Il libro – costruito in forma di dizionario – offre una lettura di un metodo politico alternativo rispetto alla politica ufficiale, fatto di nonviolenza e di tenacia, di fantasia e di passione, che ha saputo costruire nel tempo diritto e diritti, vittorie per tutti, acquisizione di conoscenza e responsabilità da parte dei cittadini.

In anteprima per Linkiesta pubblichiamo venti delle quasi mille definizioni contenute nel testo.

A subito!
Oltre a essere un documentario sugli ultimi cento giorni di vita di Marco Pannella, descrive la misura di tempo e luogo dell’urgenza politica. Indica la necessità di agire e di farlo insieme. Senza rimandare, senza scuse, senza restare con le mani in mano. Resta nella storia un manifesto con Marco che manda un bacio a tutti e ciascuno, sul quale campeggia la scritta “A subito!”.

Africa
«Se non ci occuperemo dell’Africa, sarà l’Africa a occuparsi di noi». Questa frase di Marco Pannella contiene un concentrato di verità tanto preziosa quanto inascoltata. I rapporti politici dei Radicali con l’Africa sono stati innumerevoli, dalla battaglia contro lo sterminio per fame nel modo fino alla conquista di consenso degli Stati africani per la moratoria mondiale sulla pena di morte, dall’impulso a riforme democratiche in molti Paesi come il Burkina-Faso alla difesa di personalità incarcerate per le loro opinioni; dalla battaglia contro le mutilazioni genitali femminili alla denuncia della nuova Shoah che si sta compiendo nel Mediterraneo con decine di migliaia di morti annegati tra gli immigrati di origine africana.

Bancarotta fraudolenta
Dall’inizio degli Anni 80 fino ai giorni nostri i Radicali hanno denunciato la bancarotta fraudolenta italiana dovuta a un debito pubblico insostenibile che opprime ciascun cittadino, colpendo inevitabilmente le generazioni future. Un debito costruito dalla partitocrazia e dalla sindacatocrazia di regime in decenni di spesa pubblica a pioggia e di bonus di ogni natura che hanno portato più volte l’intero Paese dinanzi al collasso economico.

Cicciolino
Ilona Staller, in arte Cicciolina, entrò in Parlamento nelle fila del Partito Radicale nel 1987. Fu uno sberleffo alla partitocrazia e al bigottismo, che si riassume tutto nel modo in cui Staller si rivolse in un suo intervento in Aula al più potente di tutti, mentre prende vita il suo sesto Governo nel 1989: “Cicciolino Andreotti”.

Compagni
Il termine compagni per i Radicali deve essere utilizzato nell’accezione etimologica originale: “cum” significa “insieme con” e “panis” è il “pane”. Mangiare insieme il pane, dividere il pane con altri. Questo sono i “compagni radicali”: vivere insieme la lotta, le sconfitte e le vittorie; le stesse passioni e urgenze, pur nelle diversità di ciascuno. I comunisti e i loro eredi hanno sempre contestato ai Radicali l’utilizzo della parola “compagni”, come se vi fosse una sorta di esclusiva.

Emettere silenzio
Un classico della retorica pannelliana è sempre stato ribadire che i radicali “emettono silenzio”. La lungimiranza e la ragionevolezza radicali non hanno voce per molti anni, per decenni, per divenire poi consapevolezza comune della maggioranza. La battaglia per la libertà di parola, per la libertà di informazione è un mantra radicale proprio in virtù della necessità di rompere il muro di silenzio che circonda la lotta radicale.

Esempio
Fare ciò che si dice e dire ciò che si fa. Non proprio comune nella politica italiana. I Radicali assai spesso hanno mostrato con il loro esempio un modo altro di essere e fare politica.

Famiglie
Da declinare sempre al plurale a indicare la necessità di pari diritti per ciascuna tipologia di famiglia, che sia quella legata da un vincolo di matrimonio o meno, che sia di coppie eterosessuali od omosessuali, che sia di qualsiasi tipo.

Globalizzare la democrazia
Nell’era della globalizzazione economica e commerciale i Radicali propongono la globalizzazione della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti civili e umani.

Idee vs ideologie
Contro ogni ideologia politica e religiosa, i Radicali contrappongono la forza delle idee, delle proposte, delle lotte, che camminano sempre sulle gambe e sull’amore civile delle persone che le conducono. Idee di libertà, laiche e liberali, democratiche e nonviolente.

Kamasutra
A differenza di altre forze politiche i Radicali non hanno posizioni su tutto ma azioni specifiche per conquistare cambiamenti e riforme. Marco Pannella denunciava con ironia quello che definiva il «Kamasutra delle posizioni politiche» di partiti che prendono posizione su tutto ma non fanno nulla.

Ladri di verità
Accusa radicale rivolta al regime in generale e alla informazione di regime in particolare.

Libertà
Fondamento della vita e dell’azione radicale. Ogni battaglia radicale in settant’anni di storia è fatta in nome della libertà. “Radicalmente liberi. A partire da Marco Pannella” è un libro a cura di Leonardo Caffo e Luca Taddio. «La libertà è terapeutica» diceva Franco Basaglia.

Marciapiedi
Sono questi le vere sedi radicali. I marciapiedi sui quali sono stati organizzati milioni di tavoli di raccolta firme in tutto il Paese. I marciapiedi percorsi durante manifestazioni e marce, quelli sui quali i radicali si sono stesi o hanno messo in atto sit-in, quelli dove offrire ai passanti un volantino e dove si svolge il dialogo incessante con i cittadini che si fermano per sapere, per discutere, per criticare.

Odio
Ormai celebre – almeno in casa radicale – il motto pannelliano “l’odio è degli stronzi”. Non si tratta solo di una frase, di uno slogan, ma di un approccio politico che tenta sempre di vedere in chi non la pensa come te un avversario con il quale dialogare e non un nemico da abbattere.

Parola
La parola, il dialogo, lo scambio di opinioni, il confronto e lo scontro. La forza della parola e delle parole, la forza del con-vincere, si contrappongono alla violenza del potere e alla sopraffazione del più forte.

Sacralità delle Istituzioni
Per i laicissimi radicali esiste una sacralità, quella delle Istituzioni. Le Istituzioni, il loro rispetto, la pretesa del rispetto delle leggi da parte delle stesse Istituzioni, sono cardini della democrazia e dello Stato di diritto. L’attacco al regime che i Radicali portano avanti da sempre è fatto in nome proprio del rispetto del ruolo delle Istituzioni.

Sono innocente!
«Io sono innocente. Io spero, dal profondo del cuore, che lo siate anche voi». Si chiude con queste parole indimenticabili l’intervento di Enzo Tortora, nel 1986, al processo presso la Corte d’appello di Napoli, che lo vedeva ingiustamente imputato con l’accusa infamante di far parte della Nuova Camorra Organizzata ed essere uno spacciatore di cocaina.

Tempi futuri
«Con Leonardo Sciascia ci lascia un uomo d’altri tempi, speriamo futuri» aveva scritto Marco Pannella all’indomani della morte dell’amico; «siamo gente d’altri tempi, tempi futuri» è divenuta la definizione di sé e dei Radicali.

Vita del Diritto
Il binomio “vita del Diritto e diritto alla vita” è un filo conduttore di oltre settant’anni di storia. Non si tratta di uno slogan ma di una regola, un ammonimento. Dove avviene strage di diritto, immancabilmente si arriva alla strage di vite, di persone, di popoli. In nome della vita del Diritto sono state fatte le più belle battaglie della storia radicale.

Tratto da “Radicalissimamente, dizionario di un metodo”, di Igor Boni, Lindau, 360 pagine, 24 euro

 

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