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Spremuta fino all’osso dal circuito delle corse, rinasce grazie al coniglietto di peluche rosa: la storia della levriera Poppy
Per anni è stata allevata per correre. Nel circuito delle corse dei levrieri, migliaia di cani vengono selezionati fin da cuccioli con un unico obiettivo: diventare i più veloci. Quando la loro “carriera” finisce, molti si ritrovano senza una destinazione certa. È da questo mondo che arriva la storia di Poppy, una levriera australiana che, dopo decine di gare e diverse cucciolate, ha trovato una seconda possibilità grazie all’adozione. Ma il passaggio dalla pista al divano non è stato immediato. Quando la levriera è stata adottata dalla sua nuova famiglia in Australia, le prime settimane sono state difficili. Di notte si svegliava, si aggirava per casa e piangeva. Un comportamento che ha subito fatto capire ai suoi adottanti quanto il passato fosse ancora presente.
“Per le prime due settimane si svegliava durante la notte e girava per casa piangendo. Ci spezzava il cuore pensare a quanto dovesse sentirsi triste e confusa”, ha raccontato la proprietaria Emma. La famiglia ha quindi provato a offrirle un piccolo punto di riferimento: un morbido coniglietto di peluche rosa. Quello che sembrava un semplice giocattolo si è trasformato in qualcosa di molto più importante. Poppy ha iniziato a portarlo con sé durante il riposo, stringendolo sotto la zampa e trattandolo con una delicatezza riservata a nessun altro oggetto.
Con gli altri giochi si comportava come qualsiasi cane curioso e vivace. Con quel coniglietto, invece, il rapporto era diverso. Non lo scuoteva, non lo mordicchiava, non lo lanciava in aria. Lo custodiva. Con il passare del tempo, però, qualcosa ha iniziato a cambiare. “Dopo un paio di mesi, ha iniziato a mostrare segni di sentirsi al sicuro e rilassata. Il coniglietto rosa ha iniziato a diventare meno importante”, ha spiegato Emma. A distanza di diciotto mesi dall’adozione, Poppy è ormai un cane completamente diverso. Le paure che la accompagnavano nelle prime settimane hanno lasciato il posto a una quotidianità fatta di affetto, gioco e tranquillità: “È sicura di sé, giocherellona, felice, un po’ impertinente e super affettuosa e amorevole. Il coniglietto rosa è sempre vicino al suo letto e a volte la sorprendo con la testa appoggiata accanto a lui”, racconta ancora la proprietaria.
Una seconda possibilità
Dietro questa rinascita c’è però una storia che riaccende i riflettori sul destino di molti levrieri impiegati nelle competizioni. Prima dell’adozione, Poppy aveva partecipato a 53 gare ed era stata utilizzata anche per la riproduzione, dando alla luce tre cucciolate. Secondo le associazioni che si occupano di tutela animale, ogni anno migliaia di levrieri vengono allevati con la speranza di ottenere il campione perfetto. Non tutti, però, trovano una sistemazione una volta terminata la carriera sportiva.
Emma si è avvicinata a questa razza quasi per caso, dopo aver conosciuto il cane di un vicino: “Mi sono resa conto molto rapidamente di quanto fossero gentili e dolci. Poi ho scoperto quanti venivano scartati dopo la loro carriera nelle corse e che semplicemente non c’erano abbastanza case per tutti loro. È stato questo il motivo che mi ha spinto ad adottare un levriero”. Una scelta che ha cambiato due vite: quella della cagnolina e quella della famiglia che l’ha accolta.
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- “Ci sono i pazzi che hanno portato illegalmente in Italia un cane con la rabbia e gli altri pazzi che invitano a non vaccinare gli animali”: la rabbia di Burioni
“Ci sono i pazzi che hanno portato illegalmente in Italia un cane con la rabbia e gli altri pazzi che invitano a non vaccinare gli animali”: la rabbia di Burioni
“Ci sono quelli che hanno portato illegalmente in Italia un cane con la rabbia e quelli che invitano a non vaccinare gli animali: sono due categorie di pazzi”. Roberto Burioni interviene così sul caso del cucciolo proveniente dal Marocco e risultato positivo alla rabbia, una vicenda che negli ultimi giorni ha riacceso il dibattito sui vaccini anche nel mondo degli animali domestici. Come riporta il Corriere della Sera, il virologo ha affidato il suo sfogo ai social dopo che, accanto alle notizie sull’animale arrivato in Veneto e poi morto, sono comparsi online numerosi messaggi contrari alla vaccinazione antirabbica di cani e gatti.
“La situazione, già molto pericolosa a causa di questi pazzi che hanno riportato illegalmente in Italia un cane e con esso la rabbia che da molti anni nel nostro Paese non c’è più, viene aggravata da una seconda categoria di pazzi che non vogliono vaccinare i loro animali domestici“, ha scritto Burioni. Il riferimento è ai gruppi che in queste ore stanno contestando le campagne vaccinali rivolte agli animali, sostenendo che sarebbero inutili o addirittura dannose. Una posizione respinta dal mondo scientifico e anche dall’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), che ha definito la vaccinazione antirabbica “l’azione più efficace e sicura per proteggere cani, gatti e persone”.
I veterinari hanno inoltre ricordato che l’Italia è tornata ufficialmente indenne dalla rabbia oltre dieci anni fa grazie a una lunga attività di prevenzione e controllo sanitario. Per questo invitano a prestare particolare attenzione all’importazione di animali provenienti da Paesi dove la malattia è ancora diffusa e a rispettare tutte le procedure previste. “L’indennità sanitaria è una dura conquista“, sottolinea l’associazione, che raccomanda di informarsi sempre sullo stato sanitario dei Paesi da cui provengono gli animali e di non sottovalutare una malattia che, una volta manifestatasi, è quasi sempre mortale.
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PL lidera divisão do fundo eleitoral e receberá R$ 881,6 milhões
O TSE (Tribunal Superior Eleitoral) divulgou nesta quarta (3) a divisão dos valores do fundo eleitoral de financiamento de campanha. Ao todo, cerca de R$ 4,9 bilhões serão distribuídos entre 30 partidos.
A divisão considera a representatividade dos partidos no Congresso e o desempenho nas últimas eleições. Como PL e PT elegeram as maiores bancadas na Câmara e Senado, recebem mais recursos.
Veja quanto cada partido vai receber
o PL: R$ 881.657.477,34
o PT: R$ 615.367.980,20
o União Brasil: R$ 526.242.858,11
o PSD: R$ 421.008.404,89
o PP: R$ 417.067.738,40
o MDB: R$ 400.002.399,99
o Republicanos – R$ 348.587.815,77
o Podemos: R$ 245.969.763,68
o PDT: R$ 169.285.643,92
o PSB: R$ 152.252.956,07
o PSDB: R$ 147.895.172,40
o PSOL: R$ 131.506.284,42
o Solidariedade: R$ 88.526.669,83
o Avante: R$ 72.516.777,19
o PRD: R$ 71.819.227,37
o Cidadania: R$ 60.714.157,11
o PCdoB: R$ 60.531.914,25
o PV: R$ 45.183.873,26
o Novo: R$ 37.044.203,26
o Rede: R$ 35.803.821,03
o Agir: R$ 3.307.679,85
o DC: R$ 3.307.679,85
o Democrata: R$ 3.307.679,85
o Missão: R$ 3.307.679,85
o Mobiliza: R$ 3.307.679,85
o PCB: R$ 3.307.679,85
o PCO: R$ 3.307.679,85
o PRTB: R$ 3.307.679,85
o PSTU: R$ 3.307.679,85
o UP: R$ 3.307.679,85
Recursos podem ser usados em despesas de campanha
Os valores podem ser utilizados para despesas relacionadas à campanha. Gastos incluem produção de material gráfico, impulsionamento de conteúdo na internet, contratação de pessoal, aluguel de espaços para eventos, transporte e serviços de comunicação. (UOL/FOLHAPRESS)
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Tiago Fernandes deixa comando técnico do Portimonense
Tiago Fernandes deixou de ser treinador do Portimonense, anunciou o clube algarvio nas redes sociais, agradecendo o trabalho do técnico que conseguiu alcançar, na última jornada, a manutenção na II Liga.
Num post publicado na manhã desta quinta-feira, 4 de Junho, a SAD do Portimonense reconhece a «liderança, profissionalismo e compromisso» de Tiago Fernandes ao longa da época.
«Depois de uma época marcada por desafios, dedicação e entrega diária ao serviço do Portimonense, chega o momento de agradecer a quem esteve na linha da frente desta caminhada», lê-se.
Com Tiago Fernandes, saem também Vítor Afonso e Vasco Silva (adjuntos), preparadores físicos (Diogo Carvalho e Ricardo Cavaco) e Rafael Diogo (analista).
O agora antigo técnico do Portimonense tem sido apontado como possível substituto de Tiago Margarido no comando do Nacional (I Liga).
Em relação ao sucessor de Tiago Fernandes, o jornal Record noticiou que Alex Costa, que subiu o Amarante à II Liga, pode ser o nome escolhido.
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- Come leggere la busta paga dopo le modifiche all’Irpef. La guida alle voci, dall’imponibile alla retribuzione netta
Come leggere la busta paga dopo le modifiche all’Irpef. La guida alle voci, dall’imponibile alla retribuzione netta
Leggere la busta paga nel 2026 non è più una semplice operazione di routine, ma richiede un occhio attento alle novità strutturali introdotte dall’ultima Legge di Bilancio. Il panorama fiscale ha subito una metamorfosi significativa, dove la riforma degli scaglioni Irpef e le nuove agevolazioni per i redditi medi hanno ridisegnato il confine tra lordo e netto.
Per decifrare correttamente il proprio cedolino, è fondamentale capire che il processo di tassazione non parte mai dalla retribuzione lorda totale, ma da un valore intermedio definito imponibile fiscale. Questo importo si ottiene sottraendo immediatamente dal lordo i contributi previdenziali a carico del lavoratore, poiché lo Stato sceglie di non tassare la quota destinata alla futura pensione. Solo una volta “ripulito” il lordo da questi oneri previdenziali, si ottiene la base reale su cui viene calcolato il prelievo fiscale.
Le nuove aliquote Irpef in busta paga
L’elemento centrale della lettura della busta paga è il funzionamento progressivo dei tre scaglioni Irpef, che agiscono come una serie di gradini successivi. Sulla prima porzione di reddito, quella che va da zero a 28.000 euro, viene applicata l’aliquota del 23%, determinando un’imposta fissa massima di 6.440 euro per chi raggiunge pienamente tale soglia.
La vera novità del 2026 si manifesta sul secondo gradino: se il reddito imponibile si colloca tra i 28.001 e i 50.000 euro, la parte eccedente i primi 28.000 viene tassata con la nuova aliquota ridotta al 33%. Questo ritocco verso il basso rispetto al precedente 35% rappresenta un vantaggio diretto per il ceto medio, poiché permette di trattenere una percentuale maggiore di guadagno rispetto al passato. Infine, solo per le retribuzioni che superano il tetto dei 50.000 euro, si attiva l’ultimo scaglione del 43%, il quale colpisce esclusivamente la parte di reddito che “sconfina” oltre tale limite.
Questo meccanismo a compartimenti stagni è ciò che garantisce che un aumento di stipendio si traduca sempre in un vantaggio reale, impedendo che l’aliquota più alta torni indietro a colpire i guadagni dei gradini inferiori. Il risultato di questa somma di percentuali rappresenta l’Irpef lorda, ovvero il debito teorico verso il fisco.
Tuttavia, per arrivare al netto finale che “resta in tasca”, bisogna considerare l’ultimo passaggio fondamentale: la sottrazione delle detrazioni fiscali. Queste includono gli sconti per il lavoro dipendente, i carichi di famiglia o i nuovi bonus legati al taglio del cuneo fiscale, che operano riducendo l’imposta lorda fino a determinare l’Irpef netta, ovvero l’effettiva trattenuta che compare nella parte finale della busta paga. Capire questi ingranaggi è l’unico modo per avere il pieno controllo della propria situazione finanziaria e comprendere il reale valore del proprio lavoro.
Trattamento integrativo (ex bonus Renzi)
Altro importante elemento determinante per la composizione del netto in busta paga nel 2026 è il trattamento integrativo, erede del bonus Renzi. Questa voce si presenta come un sostegno diretto ai redditi minimi, ma la sua lettura nel cedolino richiede attenzione poiché segue regole di spettanza molto specifiche.
La condizione primaria è il limite reddituale: il beneficio di 1.200 euro annui – erogato solitamente in quote mensili da 100 euro – spetta infatti solo a chi non supera la soglia dei 15.000 euro di reddito complessivo. Al di sopra di questo tetto, il bonus decade completamente, lasciando spazio ad altre forme di detrazione previste per gli scaglioni successivi.
Tuttavia, il solo parametro del reddito non basta a garantirne l’accredito; è necessario superare anche il test della capienza fiscale. Il meccanismo prevede infatti che l’imposta lorda generata dallo stipendio debba essere superiore alla detrazione spettante per il lavoro dipendente. In termini pratici, se le detrazioni fiscali fossero così elevate da azzerare totalmente l’imposta dovuta, il lavoratore verrebbe classificato come “incapiente“: in questa situazione, non avendo tasse da pagare, non si avrebbe diritto al bonus, che nasce proprio per alleggerire un carico fiscale effettivamente esistente.
Questa distinzione tecnica è fondamentale per capire perché, a parità di stipendio lordo, un lavoratore potrebbe vedere o meno i 100 euro aggiuntivi nel proprio netto. Il trattamento integrativo segna quindi un confine netto nel sistema fiscale: agisce come un’iniezione di liquidità diretta per la fascia di reddito più bassa, mentre per chi supera i 15.000 euro il beneficio viene assorbito e sostituito dal nuovo sistema di detrazioni e taglio del cuneo fiscale, che operano in modo diverso sulla struttura della busta paga.
Il taglio del cuneo fiscale (meccanismo a due fasi)
Il nuovo meccanismo del taglio del cuneo fiscale per il 2026 rappresenta l’ultimo grande motore che spinge il netto verso l’alto, ma lo fa con una struttura a due velocità che cambia radicalmente a seconda che si superi o meno la soglia dei 20.000 euro.
Per i lavoratori che si collocano al di sotto di questa cifra, l’agevolazione non agisce sulle tasse, ma si configura come un vero e proprio bonus integrativo: una somma netta aggiuntiva che può arrivare fino a 960 euro annui (circa 80 euro al mese). Questo importo è vantaggioso perché è “pulito”, ovvero non concorre alla formazione del reddito tassabile, andando a incrementare direttamente il potere d’acquisto senza generare ulteriori prelievi fiscali.
La lettura della busta paga diventa però più tecnica quando il reddito si muove nella fascia compresa tra i 20.000 e i 40.000 euro. In questo intervallo, l’agevolazione cambia natura giuridica: il bonus diretto sparisce e viene sostituito da una detrazione fiscale specifica. Questo passaggio è stato studiato per eliminare il rischio del cosiddetto “scalone”, ovvero quella situazione paradossale in cui un piccolo aumento di stipendio lordo porterebbe a una perdita netta a causa della scomparsa improvvisa dei benefici. Per evitarlo, la detrazione è strutturata per essere decrescente: lo sconto sulle tasse è massimo per chi si trova appena sopra i 20.000 euro e diminuisce gradualmente man mano che il reddito sale verso i 40.000 euro, garantendo una transizione fluida e proporzionata.
L’impatto finale di questo sistema si riflette direttamente nel calcolo dell’Irpef netta. Queste nuove detrazioni specifiche per il cuneo fiscale non sostituiscono quelle ordinarie per lavoro dipendente, ma vi si sommano, creando un “abbattimento” dell’imposta lorda molto più consistente rispetto agli anni passati. Riducendo drasticamente la quota di tasse che il datore di lavoro deve trattenere per conto dello Stato, questo ingranaggio assicura che una fetta più ampia della retribuzione lorda rimanga nelle tasche del dipendente, annullandosi completamente solo una volta raggiunta la soglia dei 40.000 euro, oltre la quale il sistema fiscale rientra nei binari della tassazione ordinaria.
Tfr e Irpef netta
Il percorso per interpretare correttamente la busta paga nel 2026 si conclude cercando di comprendere come vengono gestiti il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e il calcolo definitivo dell’Irpef netta, i due elementi che definiscono il valore reale, presente e futuro, del proprio lavoro.
Il TFR rappresenta una vera e propria “retribuzione differita“: non è denaro immediatamente disponibile, ma una quota che l’azienda accantona mensilmente dividendo la retribuzione annua lorda per il coefficiente fisso di 13,5. La particolarità di questo tesoretto risiede nel suo regime fiscale privilegiato, poiché non viene tassato con le aliquote ordinarie mensili ma gode della tassazione separata. Questo meccanismo protegge il risparmio del lavoratore, evitando che al momento della liquidazione finale la somma si accumuli con i redditi dell’anno facendoli balzare nello scaglione più alto del 43%; il datore di lavoro, agendo come sostituto d’imposta, trattiene infatti un 20% a titolo di acconto per conto dello Stato.
Parallelamente, la determinazione della cifra che “resta in tasca” ogni mese passa attraverso un’operazione di sottrazione fondamentale che trasforma l’imposta teorica in trattenuta effettiva. Una volta applicate le nuove aliquote del 23%, 33% o 43% sulla base imponibile, si ottiene l’Irpef lorda, ovvero il debito massimo potenziale verso il fisco. È a questo punto che intervengono le detrazioni fiscali, veri e propri “sconti” diretti che abbattono la tassa lorda. Queste includono non solo le classiche agevolazioni per lavoro dipendente e per i carichi di famiglia (come coniuge o figli), ma anche i nuovi benefici legati al taglio del cuneo fiscale discussi in precedenza.
Solo dopo aver decurtato l’imposta lorda attraverso queste detrazioni si ottiene l’Irpef netta, che rappresenta l’effettiva trattenuta fiscale visibile nel corpo del cedolino. Sottraendo questa cifra finale e i contributi previdenziali dal lordo iniziale, si arriva finalmente al netto in busta paga. Capire questo delicato bilanciamento tra accantonamenti differiti, scaglioni progressivi e detrazioni protettive è l’unico modo per leggere consapevolmente il proprio stipendio nel 2026 e avere il pieno controllo della propria situazione finanziaria.
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