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Sicilia, chiesto l’arresto per corruzione del deputato regionale Riccardo Gallo (Forza Italia): appalti e incarichi a moglie e uomini di fiducia

4 June 2026 at 12:10

Le assunzioni di mogli, figli, generi e collaboratori di politici del centrodestra nel Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario (Cefpas) sarebbero state in parte pilotate dal deputato regionale forzista Riccardo Gallo Afflitto. La Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha chiesto l’arresto per corruzione del politico azzurro nell’inchiesta sul Cefpas, che coinvolge altre sette persone ed è legata all’affidamento di incarichi e di appalti all’interno dell’ente regionale. Dovranno presentarsi davanti al gip di Caltanissetta per gli interrogatori preventivi anche il direttore dell’ente Roberto Sanfilippo, il dirigente generale dell’Asp di Caltanissetta, Giuseppe Capodieci, i funzionari dell’ente Gioacchino Pontillo e Maria Luisa Zoda, il medico in quiescenza Salvatore Enrico Giambelluca, l’imprenditore Pietro Tritone, legale della società Sice Srl, e il funzionario regionale in quiescenza Vincenzo Raitano. Al fattoquotidiano.it risultano 8 richieste di misure cautelari e 12 indagati.

Gli incarichi alla moglie e alle persone di fiducia

Secondo l’indagine della mobile di Caltanissetta e dello Sco di Roma, il deputato forzista avrebbe favorito la nomina al Cefpas di Roberto Sanfilippo da marzo 2023, e per i successivi tre anni, e lo avrebbe mantenuto “in carica sin quando si fosse attenuto” alle sue direttive. In cambio, il manager avrebbe “asservito le funzioni e i poteri connessi al suo ruolo dirigenziale agli interessi e alle indicazioni” del deputato, assegnando “l’incarico dirigenziale per esperto amministrativo giuridico a Pontillo, uomo di fiducia” di Gallo, e alla moglie del deputato Simona Sinagra (per la quale non è stata chiesta nessuna misura cautelare) “quattro incarichi di consulenza e la sottoscrizione di un contratto a tempo pieno e determinato” nell’ente. Sanfilippo, in concorso con il deputato e il dg Asp Agrigento Giuseppe Capodieci, avrebbero sottoscrizione l’accordo quadro tra Cefpas-Asp per le “procedure di distacco del personale fra i due enti”, che avrebbe consentito alla “moglie del deputato” di lavorare nella città dei Templi.

Sempre sotto le indicazioni di Gallo Afflitto, il manager Sanfilippo avrebbe affidato l’appalto “per la realizzazione di una biblioteca digitale” a Domenico Reina (per la quale non è stata chiesta nessuna misura cautelare), fratello del cardinale Baldassarre Reina. Gli investigatori ritengono che Reina sia “privo di competenza in materie”. In questa vicenda, rispondono di falso ideologico i due funzionari dell’ente Pontillo e Zoda. Sarebbe stato introdotto sempre dal deputato Gallo Afflitto anche l’imprenditore Pietro Tirone (Sice Srl), accusato di corruzione e che si è aggiudica l’appalto per “lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio Cefpas 2023-2027. In cambio, l’imprenditore si sarebbe messo a disposizione del politico. Infine Raitano risponde di atto contrario ai doveri d’ufficio perché in qualità di componente della commissione di valutazione dell’ente avrebbe favorito Pontillo, accettando “la promessa di futuri incarichi”.

Il Ras agrigentino all’ombra di Dell’Utri e Alfano (e le accuse dei pentiti archiviate)

Chi è Gallo Afflitto? Cresciuto sotto l’ala protettiva dell’ex ministro Angelino Alfano, Gallo Afflitto è ritenuto uno dei ras delle preferenze nell’agrigentino, avendo seguito le orme del co-fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, e diventando poi luogotenente del viceré azzurro Gianfranco Micciché . Nel 2008 è eletto consigliere nella provincia di Agrigento con il PdL, per poi fondare il movimento di fede forzista “Patto per il Territorio di Agrigento”, che grazie all’inciucio con il Partito Democratico, contribuisce all’elezione a sindaco della città della valle dei Templi, di Marco Zambuto, genero di Totò Cuffaro. In seguito, è eletto deputato alla Camera nel 2013, per poi ottenere lo scranno a Palazzo dei Normanni sempre con il centrodestra nel 2017, all’interno della coalizione a sostegno di Nello Musumeci, ottenendo nell’agrigentino 7341 preferenze. Quattro anni dopo, si riconferma all’assemblea regionale siciliana come primo degli eletti nelle fila degli azzurri nella lista “In Sicilia – Renato Schifani Presidente”.

Il cognome del deputato è stato in passato tirato in ballo da due collaboratori di giustizia. Prima dal pentito Daniele Sciabica, che si è auto-accusato di diversi omicidi di mafia tra il 1985 e il 1988, per conto del clan mafioso Grassonelli di Porto Empedocle. Sciabica accusa Gallo Afflitto di concorso in omicidio, ma la Dda di Palermo archivia l’indagine. In seguito è stato l’architetto-massone Giuseppe Tuzzolino a citare il deputato in relazione a presunti intrecci di assunzioni nella Girgenti Acque, società che gestiva l’ato idrico nell’agrigentino. Le dichiarazioni di Tuzzolino però non convincono la Dda di Caltanissetta, che in seguito ha arrestato il pentito per calunnia aggravata.

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Pina Picierno, il suvlaki con Cerasa e la colla all’europoltrona (in attesa di Forza Italia)

4 June 2026 at 12:06

“Il J’Accuse di Pina Picierno”. Titola così il Foglio un’intervista a firma del direttore Claudio Cerasa (che ci tiene a far sapere che il dialogo è avvenuto a Bruxelles, davanti a hummus e suvlaki) nella quale la vicepresidente del Parlamento europeo annuncia il suo attesissimo addio al Pd. Anni e anni di affondi, intemerate, retroscena dettati, voti “bellicisti” anche contro l’indicazione dei dem, rapporti (definiti “inciuci” dai colleghi) con europarlamentari del Ppe e dell’Ecr, incontri con esponenti di think tank israeliani di estrema destra, sfoghi contro il suo partito, contro Elly Schlein, contro Giuseppe Conte. Nel nome di quello che lei definisce un “riformismo coerente e popolare”, in “grado di entusiasmare”. Tutto da capire se quest’araba fenice sia data in natura, ma intanto lei ricorda le cose contro cui combattere: “il fascismo putiniano”, “le ambiguità” su Kiev, l’antisemitismo nostrano. È da un anno sotto scorta, Picierno, per minacce da parte di filorussi ed estremisti.

E la sua identità politica oggi riparte da qui: lontani i tempi da giovane promessa della Margherita, come quelli in cui studiava da leader del Pd di primo piano, dopo essere stata una delle cinque donne scelte da Matteo Renzi per andare in Europa nel 2014, forte delle sue preferenze al Sud. Con il fu Rottamatore i rapporti sono freddissimi. Forse anche peggiori, per non dire ai minimi termini, quelli con Schlein. Avrebbe voluto sfidarla a un eventuale congresso, che poi non c’è stato. Ma in fondo nessuno – neanche nella destra dem – era davvero convinto che lei sarebbe stata la candidata giusta. E dunque, ricomincia da quello che c’è e che vuol mantenere a tutti i costi: il posto da vice Presidente del Parlamento europeo. Nella delegazione del Pd, dove ormai la mal sopportavano, raccontano che “Pina sapeva dall’inizio che avrebbe fatto solo mezzo mandato, come – peraltro – è normale a Strasburgo. Era stato detto in una riunione, e lei c’era”. Ora dovrebbe toccare a Nicola Zingaretti, ma lei ha agito di anticipo.

E così il gruppo Renew, come ha fatto sapere Sandro Gozi (che parla per sé stesso e non per Italia viva), è pronto ad accoglierla e a garantirle quella casella. Malumori tra i dem dell’Eurocamera che notano come il Pd tutto finisca all’angolo per questa vicenda: non solo perde una carica, ma perde anche la faccia rispetto al resto dei Socialisti europei, che l’hanno votata alla vice presidenza, su proposta dei dem. Lei i dem li aveva ricattati all’inizio, minacciando di andarsene in caso contrario, la segretaria ha ceduto. Tornando alla conversazione con il Foglio, nel nome delle larghe intese, Picierno chiarisce: “La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. E’ ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni”.

Dove e cosa sarebbe questo qualcosa di nuovo? Il piano dovrebbe essere il seguente: restare vice Presidente del Parlamento europeo in quota Renew, poi fare la campagna elettorale come numero due di Carlo Calenda (che infatti saluta con entusiasmo la sua scelta), insieme a Elisabetta Gualmini, che ha lasciato il Pd per Azione già qualche mese fa. Dopodiché, tutto può essere. Non è passata inosservata la sua lettera per una Repubblica al femminile, scritta il 2 giugno insieme a Letizia Moratti, europarlamentare di Forza Italia, che gioca per Marina, più che per Antonio Tajani. E dunque, davanti alla probabile esplosione di Azione (con Matteo Richetti che guarda al centrosinistra e Ettore Rosato e Elena Bonetti verso Forza Italia), l’approdo finale dovrebbe proprio essere il partito che fu di Berlusconi.

Ma questa è un’altra storia. Oggi va registrato il calore di ex Pd come Luigi Marattin e Andrea Marcucci e la freddezza di tutti quelli che lavorano per il campo progressista. Non la accoglierà Renzi e neanche Alessandro Onorato, che sta costruendo il suo movimento civico. Difficile credere che la seguirà qualcun altro nel partito: Giorgio Gori, con il quale ha ottimi rapporti e consuetudini continue, per ora dovrebbe rimanere dov’è. Chi lo sa, magari come sfidante perfetto di Schlein (e Conte) ai gazebo: in grado di mantenere una quota alla destra dem e ai centristi, ma di certificare la sconfitta di Conte ai gazebo. Notazione finale: con l’uscita di Picierno, la delegazione Pd passa a essere la seconda (dietro agli spagnoli) nel gruppo dei Socialisti europei a Strasburgo. Da “testardamente unitaria” Schlein scelse di candidare lei e Gualmini. Oggi, anche la testardaggine ha i suoi limiti.

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