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La maliziosa operazione Onorato, e la più seria sfida di Spazio Pubblico

11 June 2026 at 03:47

Chi è Alessandro Onorato? Un assessore romano molto in gamba che comincia, su ispirazione del Richelieu del campo largo, Goffredo Bettini, ad avere uno spazio nazionale, tanto da essere presentato come – leggo su Repubblica – “l’enfant prodige” della politica romana.

Ad occhio, guardando i suoi Instagram, un Renzi 2 la vendetta. La differenza è che, visti i precedenti, Onorato viene custodito al di fuori del recinto Pd, nella speranza che il suo nuovo partito “civico” (formato da amministratori locali) innervi con sangue fresco la coalizione di sinistra senza mettere a rischio la segreteria Schlein.

Progetto Civico, questo il nome, si presenterà al mondo il prossimo 12 giugno alla presenza di tutti i vertici del campo largo. Tutti i vertici ho scritto? Ho sbagliato. Mi sono fatto ingannare proprio dall’articolo odierno di Repubblica, dove è scritto che «sarà presente tutto l’arco costituzionale del campo largo: dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, a quelli di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, Europa verde, Angelo Bonelli, e +Europa, Riccardo Magi».

No, Renzi non è previsto nel manifesto di convocazione. Non fa parte dell’arco costituzionale del Campo Largo? C’è una fatwa su di lui del professor Gustavo Zagrebelsky e di Enzo Iacchetti? Non sappiamo, comunque non c’è; evidentemente ha fiutato l’aria del trappolone, visto che il mandato di Onorato è, se ho ben capito, di non strappare nemmeno un voto al partito di Schlein (dagli altri non ne riceverebbe comunque). A chi dunque? Un progetto che a Renzi forse appare ben studiato e malizioso.

Nei giorni scorsi si è però manifestato un fatto nuovo che potrebbe intralciare i disegni dei vertici del campo largo. Dopo molti scontri e ripensamenti Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo e a suo tempo segretaria dei giovani della Margherita, ha rotto col Pd e ha creato una sua associazione politica attingendo ad aree diverse: dai riformisti del Pd e della sinistra all’area liberale che oggi si ritrova in Europa Radicale, fino ai senza patria partitica.

L’appello di Spazio Pubblico è rivolto a chi rifiuta i giochi senza costrutto di due schieramenti che si somigliano così tanto da doversi insultare quotidianamente per distinguersi; a chi è deluso dai litigiosi tentativi falliti di aprire spazi al centro; a chi non sopporta le reticenze degli uni e degli altri sull’aiuto militare all’Ucraina democratica contro l’imperialismo russo, o teme che l’estremismo proPal si traduca nel sostegno rossobruno a tutti gli antisemitismi latenti.

La differenza rispetto all’operazione Onorato è tutta qui. Se Progetto Civico nasce per ampliare il perimetro del campo largo, Spazio Pubblico potrebbe ambire a qualcosa di diverso: costruire un soggetto politico capace di dialogare con elettori provenienti da entrambe le coalizioni e con quanti oggi non si sentono rappresentati da nessuna delle due.

Vedremo se Picierno riuscirà nell’impresa: fare di Spazio Pubblico il soggetto aggregatore di quanti hanno perso ogni fiducia nell’agitato immobilismo dei due schieramenti che si contendono il governo. Se riuscisse ad aggregare l’elettorato oggi disperso tra le varie liste di ispirazione liberaldemocratica, se i sondaggi nel tempo indicassero un consenso simile a quello che quelle liste hanno raccolto, separate, nel recente passato, il panorama politico ne verrebbe scombussolato.

A destra come a sinistra, tutti dovrebbero fare i conti non con le modeste oscillazioni sismiche dei sondaggi ma, finalmente, con la realtà dei temi e delle soluzioni liberali. In quel caso, a destra come a sinistra, diventerebbe più difficile continuare a ragionare esclusivamente in termini di alleanze, veti e giochi di palazzo. Tornerebbero al centro del confronto temi spesso rimasti ai margini: il ruolo dell’ltalia in Europa, la competitività economica, la riforma delle istituzioni, la difesa dello Stato di diritto, il sostegno alle democrazie minacciate.

Le conseguenze potrebbero farsi sentire anche nell’area minoritaria del centrodestra, dove una proposta liberale, europeista e meno acquiescente verso gli strappi sovranisti potrebbe trovare ascolto. Soprattutto se Picierno comincerà a rivolgersi anche a quest’area, ricordando la sua campagna controcorrente nella sinistra per il sì al referendum sulla separazione delle carriere e il suo intransigente federalismo europeo.

È una sfida difficile. Ma almeno pone una domanda che la politica italiana evita da troppo tempo: esiste ancora uno spazio per un centro che non sia soltanto una sottocorrente di uno dei due schieramenti? È una sfida difficile, ma il fatto stesso che la domanda sia tornata sul tavolo è già una buona notizia politica.

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Renzi pensa a Gori e Gabrielli per sfidare Schlein e Conte

9 June 2026 at 03:45

Fa male Elly Schlein a non dare peso ai movimenti che si stanno determinando al centro. Forse dovrebbe guardare meglio dentro le novità, e con lo sguardo più lungo.

L’uscita di Pina Picierno dal Pd tocca una corda sensibile in una parte dell’elettorato del partito, da lei giudicato troppo subalterno a Giuseppe Conte con tutto il corredo di ambiguità, specie sull’Ucraina, che questo comporta. L’associazione che Picierno ha lanciato, “Spazio Pubblico”, se la musica di Elly non cambia, potrebbe collocarsi fuori dai poli. In sintonia con il discorso che fanno Carlo Calenda e Luigi Marattin contro il bipopulismo: né con M5S né con la Lega.

Non è un mistero che quest’area guardi ai movimenti in corso a destra. Se Giorgia Meloni dovesse imbarcare Roberto Vannacci – come hanno osservato in molti – Forza Italia potrebbe sganciarsi dal polo di destra entrando nelle acque territoriali oggi presidiate da Calenda e forse domani da Picierno. In un quadro del tutto aperto, un terzo polo di quel tipo potrebbe interessare anche qualche elettore del Pd togliendogli ogni capacità espansiva.

Si tratta di un’Opa terzista che Schlein non dovrebbe ignorare crogiolandosi nel sempre più saldo rapporto con Conte e Fratoianni. Ma sul Partito democratico ce n’è anche un’altra, di Opa, meno ostile ma comunque insidiosa. Le primarie, sempre più probabili, potrebbero essere l’occasione per una specie di debutto – nei gazebo e non nelle urne, certo – della famosa Casa riformista che nelle intenzioni di Matteo Renzi dovrebbe allargare il perimetro di Italia viva. Si tratta cioè di trovare un nome che possa risultare un’alternativa convincente ai due big, Schlein e Giuseppe Conte, con l’obiettivo ambiziosissimo di arrivare al secondo turno (ammesso e non concesso che le primarie saranno a due turni).

Un nome che piace a Italia viva è quello di Giorgio Gori, europarlamentare riformista del Pd. Alcuni giornali parlano di una sua imminente uscita dal partito di Schlein. Ma la cosa è tutta in divenire, e nulla è dato per scontato. L’altro nome è Franco Gabrielli, personalità di prim’ordine nel campo della sicurezza, un servitore dello Stato. Sono movimenti ancora in evoluzione, certo. Ma la politica è fatta soprattutto di tendenze prima che di fatti compiuti. E la tendenza oggi racconta di un Pd esposto a una doppia pressione: quella di un centro che prova a riorganizzarsi e quella di un riformismo che cerca una nuova casa.

La domanda, allora, è semplice. Elly Schlein ha colto il significato politico delle uscite di Pina Picierno, Elisabetta Gualmini e Marianna Madia? Oppure continua a considerarle episodi isolati, rumori di fondo destinati a spegnersi? La risposta arriverà presto. E potrebbe dire molto non soltanto sul futuro della sua leadership, ma anche sulla capacità del Partito democratico di restare il perno del centrosinistra italiano.

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