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Arrestato il cantante e attore Patrick Bruel: 13 le presunte vittime nell'inchiesta per violenze sessuali

Nuovi sviluppi nell'inchiesta che da mesi coinvolge Patrick Bruel. Il celebre cantante e attore francese è stato posto in stato di fermo stamattina, 8 giugno, nell'ambito delle indagini su una serie di accuse di violenza sessuale avanzate da diverse donne. La notizia è stata confermata dalla Procura di Nanterre, che coordina gran parte delle procedure aperte in Francia. Secondo quanto comunicato dagli inquirenti, l'indagine riguarda attualmente tredici presunte vittime. L'artista, 67 anni, è stato convocato presso gli uffici del primo distretto della polizia giudiziaria di Parigi, dove attualmente viene interrogato dagli investigatori incaricati di fare luce sulle numerose denunce presentate nei suoi confronti.

Le accuse al centro dell'inchiesta

La Procura ha spiegato che il procedimento riguarda inizialmente le denunce presentate da tre donne che accusano Bruel di aggressioni sessuali e tentativi di stupro avvenuti tra il 1997 e il 2001. Con il proseguire delle indagini, però, gli investigatori hanno individuato altre presunte vittime che hanno riferito episodi analoghi, denunciando presunti stupri, tentativi di stupro, aggressioni sessuali e molestie avvenuti sia in Francia sia in Belgio. Secondo le informazioni diffuse dai media francesi, il cantante sarà ascoltato in particolare su alcuni fascicoli recentemente trasferiti presso la Procura di Nanterre, competente territorialmente in quanto Bruel risiede a Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi.

I casi di cui dovrà rispondere

Tra le vicende che saranno esaminate durante gli interrogatori figura la denuncia presentata da Daniela Elstner, che accusa il cantante di tentato stupro e aggressione sessuale durante un festival cinematografico ad Acapulco nel 1997. Gli investigatori dovranno inoltre approfondire la denuncia di una giornalista che sostiene di aver subito un tentato stupro nel 2000 a Monaco. Tra i casi oggetto dell'inchiesta compare anche quello di un'ex dipendente dell'etichetta discografica di Bruel, che denuncia due presunte aggressioni sessuali risalenti al 2002 e al 2003. A queste si aggiungono una denuncia presentata a Metz per fatti che risalirebbero al 2008 e un'accusa di stupro riferita a un episodio avvenuto nel 2012 durante il Festival del cinema britannico di Dinard. Quest'ultimo fascicolo era inizialmente seguito dalla Procura di Saint-Malo ma è stato successivamente trasferito a Nanterre per riunire tutte le indagini in un unico fascicolo.

Il dossier belga

L'inchiesta francese si è ulteriormente ampliata nei giorni scorsi dopo una comunicazione ufficiale arrivata dalle autorità belghe. La segnalazione riguarda una donna che accusa Patrick Bruel di stupro e aggressione sessuale per fatti che sarebbero avvenuti nel 2010 a Bruxelles. Secondo quanto riportato dalla stampa belga, la donna, all'epoca addetta stampa impegnata nella promozione del film "Comme les cinq doigts de la main", avrebbe denunciato una serie di comportamenti indesiderati che si sarebbero verificati negli studi della RTBF, la televisione pubblica belga. Anche questo episodio rientra ora tra quelli esaminati dagli investigatori.

Almeno tredici presunte vittime identificate

La Procura di Nanterre ha precisato che, allo stato attuale delle indagini, le persone considerate presunte vittime sono tredici. Il numero potrebbe tuttavia aumentare con il proseguire degli accertamenti. Negli ultimi mesi diverse inchieste giornalistiche pubblicate da testate francesi e belghe hanno raccolto le testimonianze di numerose donne che accusano il cantante di comportamenti sessualmente violenti. Secondo quanto emerso, le denunce e le testimonianze riguarderebbero episodi avvenuti in un arco temporale molto ampio, compreso tra il 1991 e il 2015.

La posizione del cantante

Patrick Bruel continua a respingere tutte le accuse. Attraverso i suoi legali, Christophe Ingrain, Céline Lasek e Fanny Colin, l'artista ha ribadito la propria disponibilità a collaborare con la magistratura. "Da diverse settimane aveva fatto sapere di essere a disposizione della giustizia per poter finalmente rispondere nell'ambito della procedura giudiziaria davanti all'autorità competente - hanno dichiarato gli avvocati - Risponderà a tutte le domande degli investigatori e fornirà tutti gli elementi necessari a dimostrare la sua innocenza". Anche in precedenti comunicazioni pubbliche il cantante aveva contestato fermamente ogni accusa, sostenendo di non aver mai costretto alcuna donna ad avere rapporti o comportamenti sessuali contro la propria volontà. Come previsto dalla legge francese, Patrick Bruel è da considerarsi presunto innocente fino a eventuale condanna definitiva.

Le conseguenze sulla sua carriera

L'esplosione del caso ha già avuto conseguenze significative sulla carriera dell'artista. Alla fine di maggio Bruel ha annunciato l'annullamento della maggior parte della tournée che avrebbe dovuto prendere il via a metà giugno. Sono stati inoltre cancellati tre concerti previsti a Montréal. Il cantante ha anche deciso di ritirarsi dalla celebre formazione benefica francese degli Enfoirés, di cui faceva parte da molti anni. Anche alcune rappresentazioni teatrali in cui era impegnato sono state annullate nelle ultime settimane.

Quanto può durare il fermo

Secondo la normativa francese, il fermo disposto nei confronti di Patrick Bruel può durare fino a 48 ore. Al termine degli interrogatori gli investigatori e la magistratura dovranno decidere se disporre il rilascio dell'artista o se procedere con ulteriori provvedimenti giudiziari. Le indagini vanno comunque avanti e saranno gli accertamenti degli inquirenti a stabilire eventuali responsabilità.

Chi è il Patrick Bruel

Patrick Bruel, pseudonimo di Patrick Benguigui, è uno dei personaggi più popolari dello spettacolo francese degli ultimi quarant'anni. Nato il 14 maggio 1959 a Tlemcen, nell'allora Algeria francese, si trasferì in Francia con la madre dopo l'indipendenza algerina. La sua carriera iniziò alla fine degli anni Settanta come attore, ma il grande successo arrivò negli anni Ottanta e Novanta grazie alla musica. Brani come "Casser la voix", "Place des grands hommes" e "Alors regarde" lo hanno trasformato in uno degli artisti più amati dal pubblico francese. Parallelamente alla carriera musicale, Bruel ha lavorato intensamente anche nel cinema e nel teatro, prendendo parte a numerosi film e produzioni televisive. Nel corso degli anni ha ottenuto importanti riconoscimenti nel mondo della musica francese, tra cui la Victoire de la Musique come artista maschile dell'anno. Oltre all'attività artistica, è noto anche come giocatore professionista di poker, disciplina nella quale ha ottenuto risultati di rilievo a livello internazionale. Per decenni è stato considerato una delle figure più influenti e popolari della musica francese contemporanea, con milioni di dischi venduti e una carriera tra canzone, cinema e spettacolo.

Crans-Montana, il finanziatore dei Moretti denunciato per traffico d'armi e riciclaggio

L'inchiesta sulla tragedia del Constellation di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone e che ha provocato il ferimento di altre 115 durante la notte di Capodanno, si arricchisce di nuovi sviluppi che potrebbero allargare ulteriormente il perimetro delle indagini. Al centro dell'attenzione c'è Daniel Donnet-Monay, imprenditore svizzero e fondatore della fiduciaria Aags, l'uomo che anni fa contribuì economicamente all'avvio dell'attività imprenditoriale di Jacques e Jessica Moretti, oggi indagati nell'ambito dell'inchiesta sul devastante incendio del locale. Secondo quanto emerso da una denuncia presentata alle procure di Sion, Berna e Parigi da uno degli avvocati che rappresentano le famiglie delle vittime del rogo, Donnet-Monay sarebbe coinvolto in presunte attività di traffico illegale di armi, reclutamento non autorizzato di mercenari in Africa e riciclaggio di denaro in contesti riconducibili a criminali di guerra. Accuse estremamente pesanti che, se confermate, potrebbero gettare nuove ombre anche sulla rapida ascesa economica della coppia Moretti.

Il prestito ai Moretti

Il nome di Daniel Donnet-Monay compare fin dalle prime fasi della storia imprenditoriale dei coniugi Moretti. Fu infatti proprio attraverso la fiduciaria Aags che Jacques e Jessica ottennero un prestito di circa 20 mila euro che consentì loro di rilevare il locale e avviare l'attività che negli anni successivi si sarebbe ampliata fino a comprendere tre esercizi nella rinomata località turistica del Canton Vallese. Secondo quanto ricostruito dalla stampa svizzera, Donnet-Monay non si sarebbe limitato a fornire un sostegno economico iniziale. La sua struttura avrebbe infatti seguito anche aspetti amministrativi, contabili e fiscali delle società riconducibili alla coppia. Un rapporto che, secondo chi indaga, merita ora ulteriori approfondimenti.

La documentazione sparita durante le indagini

Già nelle prime fasi dell'inchiesta sulla strage di Capodanno era emerso un elemento che aveva attirato l'attenzione degli investigatori. Fino alla fine del 2024 la Aags si occupava infatti della gestione fiscale delle società dei Moretti. Quando però la procura di Sion ha richiesto la documentazione contabile e amministrativa relativa alle attività della coppia, il materiale non sarebbe stato disponibile. Secondo quanto riferito, i documenti sarebbero andati persi a causa di un guasto informatico che avrebbe compromesso l'archivio della fiduciaria. Una circostanza che ha inevitabilmente alimentato ulteriori interrogativi.

La società che avrebbe fornito equipaggiamenti militari in Africa

Uno dei punti centrali della denuncia riguarda la Algemira SA, società con sede a Martigny che, secondo il legale delle vittime, farebbe parte della rete societaria riconducibile a Donnet-Monay. Dagli atti emergerebbe che l'azienda avrebbe commercializzato equipaggiamenti destinati alle forze di sicurezza africane. Tra i prodotti presenti nel catalogo figurerebbero granate lacrimogene e accecanti, mirini ottici per fucili automatici come AK-47 e M-16, scudi elettrificati in grado di sviluppare scariche fino a due milioni di volt e droni militari capaci di trasportare carichi fino a 50 chilogrammi. Secondo l'accusa, tali attività potrebbero essere state condotte senza le necessarie autorizzazioni previste dalla normativa svizzera in materia di esportazione e intermediazione di materiale bellico.

I presunti istruttori inviati in Costa d'Avorio

Tra le contestazioni avanzate dall'avvocato compare anche un episodio che risalirebbe al periodo compreso tra il 2017 e il febbraio 2020. Sempre attraverso Algemira SA sarebbero stati inviati in Costa d'Avorio istruttori bielorussi incaricati di addestrare le forze armate locali all'utilizzo e alla manutenzione dei carri armati Cayman. Un'attività che, qualora accertata, potrebbe configurare ulteriori violazioni delle normative internazionali e svizzere in materia di sicurezza e cooperazione militare.

L'altra società finita nel mirino

Le accuse non riguardano soltanto Algemira. Nel dossier presentato alle procure viene citata anche la Vici SA di Losanna, altra società collegata a Donnet-Monay, che secondo il legale avrebbe svolto attività di intelligence non dichiarate. Gli accertamenti dovranno chiarire la natura effettiva di tali operazioni e verificare se siano state svolte nel rispetto delle leggi vigenti.

I rapporti con l'ex gendarme

Ulteriori interrogativi derivano da un contratto di intermediazione datato 17 aprile 2020. Il documento attesterebbe una partnership commerciale tra Algemira SA e Vici SA, entrambe riconducibili a Donnet-Monay, e Robert Montoya, ex gendarme francese che in Francia risulta indagato per favoreggiamento in crimini contro l'umanità. La presenza di questo accordo rappresenta uno degli elementi che gli inquirenti saranno chiamati ad approfondire per comprendere la reale portata delle relazioni commerciali tra i soggetti coinvolti.

Il sospetto di una rete di società

Nella denuncia si parla inoltre di un articolato sistema di società collegate tra loro, con amministratori che avrebbero ricoperto contemporaneamente diversi ruoli all'interno delle varie strutture. Secondo il legale delle vittime, tale meccanismo avrebbe consentito lo scambio di fatture per un valore complessivo di circa 822 mila franchi svizzeri relative a presunte infrastrutture informatiche. Tra gli elementi ritenuti sospetti figurerebbero importi identici, numerazioni sovrapposte e operazioni contabili che potrebbero richiedere ulteriori verifiche.

I prestiti milionari

Sotto osservazione sono finite anche alcune movimentazioni finanziarie interne al gruppo. In particolare, la Swiss Digital Services SA avrebbe incrementato nel giro di un anno il valore attribuito a un software sviluppato internamente, passando da circa 120 mila franchi a oltre 441 mila franchi. Nonostante tale rivalutazione, l'azienda avrebbe continuato a presentare un patrimonio netto fortemente negativo, risultando di fatto sovraindebitata senza che venisse avviata una procedura fallimentare. Gli investigatori stanno inoltre valutando una serie di prestiti concessi tra le società del gruppo. Tra questi figura un finanziamento da 1,8 milioni di franchi accordato alla Vici SA a condizioni considerate particolarmente favorevoli. Secondo la documentazione citata nella denuncia, tali operazioni sarebbero proseguite almeno fino al luglio 2024.

L'ipotesi di riciclaggio

Le accuse mosse contro Donnet-Monay dovranno ora essere esaminate dalle procure di Sion, Berna e Parigi, chiamate a verificare la fondatezza delle contestazioni. Particolare attenzione è rivolta alla magistratura di Sion, che dovrà accertare se la rapida crescita imprenditoriale dei Moretti possa essere stata favorita da capitali di provenienza illecita. Al momento si tratta di ipotesi investigative che dovranno essere confermate o smentite dagli accertamenti giudiziari in corso. Tuttavia, le nuove denunce rischiano di aggiungere ulteriori elementi di complessità in un'inchiesta già estremamente delicata, destinata a fare luce non soltanto sulle responsabilità legate alla tragedia del Constellation, ma anche sui rapporti economici e finanziari che negli anni hanno sostenuto l'attività dei suoi titolari.

Fukushima, l’incredibile evasione di un orso: sfugge a trappole, droni e tranquillanti

Continua a tenere con il fiato sospeso la città di Fukushima, nel nord-est del Giappone, dove un orso nero asiatico responsabile del ferimento di quattro persone è riuscito a sfuggire a una vasta operazione di cattura organizzata dalle autorità. Dopo giorni di ricerche, trappole e tentativi di sedazione, l’animale è riuscito a dileguarsi lasciando dietro di sé una scia di interrogativi e preoccupazione tra i residenti. La vicenda ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo, non solo per la gravità degli attacchi, ma anche per l’incredibile capacità dell’orso di eludere i controlli e trovare una via di fuga.

Gli attacchi nell’area industriale

L’emergenza è iniziata martedì, 2 giugno, mattina nell’area industriale di Sasakino, alla periferia di Fukushima. L’orso è stato avvistato nei pressi di un’acciaieria dove ha aggredito due lavoratori. Uno di loro sarebbe stato scaraventato a terra durante l’attacco. Successivamente l’animale si è spostato tra edifici industriali e abitazioni vicine, colpendo altre persone lungo il suo percorso. In totale quattro individui, di età compresa tra i 20 e gli 80 anni, hanno riportato ferite di varia entità. Alcuni hanno subito lesioni serie e fratture al volto, ma fortunatamente nessuno risulta in pericolo di vita. Le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza e diffuse online hanno contribuito ad aumentare l’allarme e il dibattito sulla crescente presenza degli orsi nelle zone urbanizzate del Paese.

Una caccia senza successo

Dopo gli attacchi, l’orso si è rifugiato all’interno di uno stabilimento di componentistica elettronica. Da quel momento è scattata una complessa operazione per catturarlo. Polizia, cacciatori specializzati e personale di emergenza hanno circondato l’area installando gabbie-trappola e utilizzando esche a base di miele e frutta. È stato autorizzato persino l’impiego di dardi tranquillanti, una misura eccezionale considerando la presenza di materiali infiammabili negli impianti industriali. Tuttavia ogni tentativo si è rivelato inutile. Secondo le ricostruzioni, il proiettile anestetico avrebbe colpito l’orso ma il farmaco non sarebbe stato iniettato correttamente, permettendo all’animale di rimanere attivo e vigile.

La fuga che ha sorpreso tutti

La svolta è arrivata nella notte tra mercoledì e giovedì, quando l’orso è riuscito a evadere dall’edificio in cui si trovava. Secondo quanto riferito dalle autorità municipali, l’animale avrebbe aperto autonomamente una finestra che risultava chiusa. Attorno alla serratura sono stati trovati numerosi segni e graffi che farebbero pensare a una manipolazione diretta del meccanismo di apertura. Una volta aperto il passaggio, l’orso ha danneggiato la rete protettiva installata all’esterno, superato le barriere di sicurezza e infine scavalcato il cancello dello stabilimento, facendo perdere le proprie tracce. Le fotografie diffuse dal Comune mostrano chiaramente la finestra utilizzata per la fuga, la rete lacerata e i segni lasciati dagli artigli sul telaio.

Il sindaco: "È un animale estremamente intelligente"

Ad alimentare ulteriormente la curiosità attorno alla vicenda sono stati alcuni comportamenti osservati durante le operazioni di ricerca. Il sindaco di Fukushima, Yuki Baba, ha raccontato che l’orso sarebbe stato visto mentre beveva acqua direttamente da un rubinetto presente nell’area industriale. Per questo motivo il primo cittadino lo ha definito "estremamente intelligente", sottolineando come l’animale abbia mostrato capacità insolite nel trovare risorse e aggirare gli ostacoli predisposti per catturarlo.

Droni e pattuglie continuano le ricerche

Nonostante la fuga, le operazioni non si sono fermate. Droni, pattuglie di polizia e squadre specializzate continuano a monitorare la zona nel tentativo di localizzare il plantigrado prima che possa avvicinarsi nuovamente alle aree abitate. Le autorità hanno invitato la popolazione alla massima prudenza. Alcune scuole della zona hanno temporaneamente modificato le proprie attività, ricorrendo anche alla didattica a distanza e rafforzando le misure di sicurezza per studenti e personale.

Un problema sempre più grave in Giappone

L’episodio di Fukushima non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi anni il Giappone sta assistendo a un aumento significativo degli incontri tra esseri umani e orsi. Negli ultimi dodici mesi gli avvistamenti hanno superato quota 50 mila, un dato senza precedenti. Dall’inizio del 2026 gli attacchi attribuiti ai plantigradi hanno già provocato almeno tre morti e oltre venti feriti. Ancora più pesante il bilancio del 2025, quando si registrarono più di 230 aggressioni e 13 vittime, il numero più alto mai rilevato nel Paese.

Perché gli orsi si avvicinano sempre più alle città

Gli esperti spiegano che il fenomeno è legato soprattutto alle trasformazioni del territorio. In Giappone vivono principalmente due specie, l’orso bruno, diffuso nell’isola di Hokkaido, e l’orso nero asiatico, presente soprattutto nell’isola di Honshu, dove si trovano sia Tokyo sia Fukushima. La riduzione delle aree boschive, l’abbandono delle campagne e la diminuzione delle risorse alimentari naturali hanno spinto questi animali a spingersi sempre più vicino ai centri abitati. Di conseguenza aumentano gli incontri ravvicinati con l’uomo. Nella maggior parte dei casi gli attacchi non hanno finalità predatorie. Gli orsi reagiscono spesso perché si sentono minacciati o sorpresi dalla presenza umana. Tuttavia, date le dimensioni e la forza di questi animali, anche un’aggressione di natura difensiva può provocare conseguenze gravissime e, in alcuni casi, risultare fatale. La fuga dell’orso di Fukushima è così diventata il simbolo di un’emergenza che il Giappone sta cercando di affrontare con sempre maggiore urgenza, mentre residenti e autorità attendono di sapere dove ricomparirà il plantigrado che è riuscito a mettere in scacco un’intera operazione di cattura.

Il mistero degli uomini che spuntano dai tombini: cosa cercano nelle fogne di New York

A New York c'è un mistero che nelle ultime settimane ha attirato l'attenzione della polizia e dei residenti. Diversi video diffusi sui social mostrano gruppi di uomini emergere dai tombini della città nel cuore della notte, dopo aver trascorso ore all'interno della rete fognaria. Le immagini, riprese in vari quartieri di Brooklyn e del Queens, hanno spinto le autorità ad avviare un'indagine per capire cosa stesse accadendo sotto le strade della metropoli. Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Polizia di New York (NYPD), al momento non esiste alcuna minaccia per la sicurezza pubblica. Tuttavia gli investigatori stanno cercando di chiarire le ragioni che hanno spinto queste persone a muoversi all'interno di uno dei sistemi fognari più estesi degli Stati Uniti.

L'ipotesi

Finora non sono stati effettuati arresti e non è stato accertato se i vari episodi siano collegati tra loro. Una delle piste seguite dagli investigatori è però piuttosto insolita. Secondo un alto funzionario delle forze dell'ordine, il gruppo potrebbe essere impegnato a "setacciare il sistema fognario alla ricerca di oggetti di valore finiti nelle acque reflue". Per escludere rischi più gravi, il NYPD ha inviato nelle fogne gli agenti della propria Unità di Servizi d'Emergenza, specializzata negli interventi più complessi. Le verifiche non hanno evidenziato la presenza di materiali sospetti o attività pericolose. "Il NYPD, per assicurarsi che non vi fosse alcuna minaccia per la popolazione, ha inviato gli agenti altamente addestrati dell'Unità di Servizi d'Emergenza all'interno del sistema fognario per verificare che gli individui non avessero lasciato nulla di sospetto. Non è stato trovato nulla. Anche il Dipartimento per la Protezione Ambientale della città, che gestisce la rete, ha effettuato controlli senza riscontrare danni alle infrastrutture".

Tre ore sottoterra a Gravesend

La prima segnalazione risale alla tarda serata di giovedì scorso. Un testimone aveva notato alcune persone aprire un tombino all'incrocio tra McDonald Avenue e Colin Place, nel quartiere di Gravesend, a Brooklyn. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo sarebbe rimasto nel sottosuolo per circa tre ore. Intorno alle due del mattino le stesse persone sono riemerse dal tombino. Un video diffuso successivamente mostra la scena, un uomo solleva il pesante coperchio in ghisa e permette a sette persone di uscire una dopo l'altra. Tutti sembrano indossare tute protettive o abiti da lavoro. Poco dopo, il gruppo si cambia rapidamente vicino ad alcune auto parcheggiate prima di allontanarsi.

Il secondo episodio a Williamsburg

Quasi in contemporanea è arrivata una seconda segnalazione da Williamsburg, sempre a Brooklyn. Alcune persone sono state viste entrare in un tombino nei pressi dell'incrocio tra Heyward Street e Bedford Avenue. Anche in questo caso il gruppo sarebbe rimasto nella rete fognaria per circa due ore e mezza prima di riemergere. Le immagini pubblicate dal sito locale Williamsburg 365 mostrano sette persone uscire dal sottosuolo una dopo l'altra. Diversi membri del gruppo indossavano lampade frontali o le trasportavano insieme ad altri attrezzi. Almeno tre persone avevano con sé delle pale. Uno degli uomini ha persino rischiato di essere investito da un'auto mentre risaliva in superficie nel mezzo del traffico notturno. Dopo essere usciti dal tombino, i componenti del gruppo sono saliti a bordo di alcune vetture e si sono allontanati.

Un precedente nel Queens

Le indagini hanno riportato alla luce anche un episodio avvenuto il 5 maggio nel quartiere di Astoria, nel Queens. In quell'occasione tre persone erano state viste entrare in un tombino all'incrocio tra la 20th Avenue e la 36th Street. I tre indossavano alti stivali impermeabili da pesca e portavano torce elettriche. Anche quel comportamento aveva suscitato sospetti tra i residenti della zona. Un testimone aveva raccontato l'episodio all'emittente NBC New York: "Tre sconosciuti che camminavano in giro con strani abiti hanno aperto il tombino e sono scesi, come nei cartoni animati delle Tartarughe Ninja. Li guardavo e loro guardavano me, ho capito che stavano tramando qualcosa".

Nessun collegamento accertato

Al momento gli investigatori non sono riusciti a stabilire se i diversi episodi facciano parte della stessa attività o se si tratti di gruppi distinti. Le autorità stanno esaminando i filmati di sorveglianza e raccogliendo testimonianze per ricostruire gli spostamenti delle persone coinvolte. Il Dipartimento per la Protezione Ambientale di New York ha confermato che, dopo le ispezioni effettuate, non sono stati individuati danni alla rete fognaria cittadina. "Non ci sono arresti e le indagini sono ancora in corso", ha dichiarato un portavoce della polizia. Per ora il caso resta avvolto nel mistero. Quello che è certo è che le immagini di uomini che emergono dalle fogne nel cuore della notte hanno trasformato alcuni normali tombini di Brooklyn e Queens nel centro di uno degli enigmi più curiosi che New York abbia vissuto negli ultimi mesi.

#BREAKING: Video footage obtained by Williamsburg 365 shows seven individuals emerging from a manhole at Bedford Avenue and Lynch Street early Friday morning. The unusual activity is part of a series of incidents reported over two consecutive days in Williamsburg. pic.twitter.com/s6sbCbtxyT

— Williamsburg 365 News (@Williamsburg365) May 31, 2026

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