Normal view

Milano Pride 2026, il corteo e le piazze per i diritti lgbt. E ancora senza il patrocinio della Regione Lombardia: “Silenzio assordante”

9 June 2026 at 06:34

Venticinque anni dopo la prima parata organizzata a Milano nel 2001, il Pride torna a interrogarsi sul significato di scendere in piazza in un momento storico segnato da nuove tensioni sui diritti civili. È questo il messaggio emerso durante la conferenza stampa di presentazione del Milano Pride 2026, in programma l’8 giugno a Palazzo Marino. Alla conferenza sono intervenuti l’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano Lamberto Bertolé, la presidente di Cig Arcigay Milano Alice Redaelli, Francesco Pintus di Milano Pride, Gianluca Trezzi di Checcoro ed Elisa Ruscio di Acet, in rappresentanza delle realtà che organizzano l’evento. L’edizione di quest’anno coincide con il venticinquesimo anniversario della manifestazione e culminerà il 27 giugno con la tradizionale parata che attraverserà la città fino all’Arco della Pace. Gli organizzatori prevedono oltre 350mila partecipanti e un Pride Month diffuso che coinvolgerà Milano con quasi 200 iniziative tra dibattiti, eventi culturali, spettacoli, momenti sportivi e attività dedicate alla salute e alla prevenzione.

“Il Pride, come dice la stessa parola, porta in piazza l’orgoglio di centinaia di migliaia di persone che con fierezza manifestano una diversità che è da sempre caratteristica intrinseca della nostra società, ma che per lungo tempo è stata costretta a nascondersi”, ha dichiarato Bertolé. “Il 27 giugno questi ‘corpi in rivolta’ sfileranno coraggiosamente per i diritti ancora negati, contro ogni forma di discriminazione e per riaffermare l’importanza dell’autodeterminazione e dell’affermazione di sé, soprattutto in un momento storico in cui tutto questo viene messo in discussione. Il Comune vuole essere parte attiva di questa giornata di festa e rivendicazione, con il patrocinio e con la presenza alla parata e sul palco del Pride, appuntamento irrinunciabile del giugno milanese”. Un concetto che ritorna anche nelle parole di Alice Redaelli. “Questa venticinquesima edizione rappresenta un giro di boa importante”, spiega a ilfattoquotidiano.it. “Ci ha portato a riflettere su quanto sia cresciuta la manifestazione. Nel 2001 ci fu la prima parata senza sapere quale sarebbe stato il riscontro della città. Oggi il Milano Pride è cresciuto tantissimo, è diventato più ampio, più partecipato e più intersezionale. In questi anni ha aggiunto nuovi spazi di condivisione, nuovi eventi e nuove occasioni di confronto”.

Dietro la dimensione celebrativa, però, resta forte quella politica. “Oggi più che mai la partecipazione è fondamentale”, sottolinea Redaelli. “Serve una partecipazione coraggiosa, come fu quella del 2001. Ci troviamo a vedere anniversari importanti, come i dieci anni dalla legge sulle unioni civili e i venticinque anni del Milano Pride. È importante riconoscere che i passi avanti sono stati fatti, ma bisogna anche garantire il pieno riconoscimento di tutte le persone. Ci troviamo in un periodo storico in cui anche i diritti acquisiti non sono diritti scontati per sempre”. Per questo il documento politico che accompagna il Pride rilancia una serie di richieste rivolte alle istituzioni. Tra queste l’introduzione dell’educazione affettiva e relazionale nelle scuole, una riforma del diritto di famiglia che riconosca pienamente tutte le famiglie, il riconoscimento del genitore sociale, l’accesso alle adozioni per le coppie omogenitoriali e il superamento delle unioni civili attraverso l’introduzione del matrimonio egualitario. Particolare attenzione viene dedicata alle persone transgender, considerate tra le più esposte a discriminazioni e violenze. Le associazioni chiedono una semplificazione dei percorsi di affermazione di genere e un sostegno più efficace sia dal punto di vista sanitario sia da quello normativo.

Anche quest’anno tra i patrocini richiesti dagli organizzatori non compare quello della Regione Lombardia. Un’assenza che il coordinamento del Pride sottolinea da anni. “Noi come ogni anno mandiamo diverse richieste di patrocinio”, osserva Redaelli. “Crediamo che una manifestazione che ha raggiunto una rilevanza nazionale meriti che le istituzioni si spendano per la tutela di tutte le persone, senza fare distinzioni. Se il Pride è uno strumento di cambiamento sociale, il silenzio assordante della Regione Lombardia parla da solo”. Un riferimento che arriva mentre il Milano Pride può invece contare sul patrocinio del Comune di Milano, della Città Metropolitana e della Commissione europea. Molti dei problemi denunciati dal movimento, spiegano gli organizzatori, continuano a essere aggravati dall’assenza di adeguate tutele legislative. “Non è una sensazione”, osserva Redaelli. “La nostra helpline Pronto ha registrato un incremento significativo delle richieste di aiuto nell’ultimo triennio. Esiste inoltre un clima di incertezza alimentato dalla retorica di una parte della classe politica che adotta linguaggi capaci di sdoganare atti discriminatori”.

Il Milano Pride rivendica anche la propria dimensione internazionale e intersezionale. “Per noi è sempre stato essenziale che il Pride potesse parlare oltre qualunque confine”, afferma la presidente di Cig Arcigay Milano. “Parliamo delle istanze della comunità LGBTQIA+, ma anche di questioni che sono profondamente interconnesse. Sappiamo che le oppressioni si parlano tra loro e sono sistemiche. Abbiamo l’onore di organizzare un Pride molto visibile e partecipato e sentiamo il dovere di utilizzare quello spazio per dare voce anche a chi vive situazioni drammatiche e a battaglie che riguardano i diritti umani nel loro complesso”. Anche nell’edizione 2026 ci saranno le Pride Square, che dal 24 al 26 giugno ospiteranno quasi cinquanta appuntamenti tra talk, dibattiti, arte e intrattenimento. Il Pride Month, invece, porterà iniziative in tutta la città, dal centro alle periferie. “Ci ha aiutato molto costruire rapporti con associazioni che operano nelle periferie”, spiega Redaelli. “Il Pride è il Pride della città. Non riguarda soltanto Porta Venezia o il centro storico. Vogliamo che possa generare relazioni e partecipazione in tutti i quartieri”.

Gli ultimi mesi si è registrato un progressivo arretramento delle politiche di diversity, equity e inclusion da parte di alcune grandi aziende, soprattutto negli Stati Uniti ma non solo, con possibili ripercussioni sul sostegno economico alle manifestazioni LGBTQIA+. Redaelli invita però alla cautela: “C’è un’offensiva evidente contro le politiche di diversity e inclusion, che ha avuto effetti anche in Italia con il ritiro di alcune grandi aziende. Tuttavia, nonostante la rinuncia di alcuni sponsor anche importanti, altri sono subentrati e il quadro è rimasto stabile. Va inoltre ricordato che nel nostro Paese le aziende hanno budget più limitati rispetto ad altri contesti. Lo scorso anno i risultati si sono mantenuti stabili e anche quest’anno ci aspettiamo numeri simili”. “Il dato più interessante”, prosegue, “è che molte aziende che hanno investito su questi temi hanno ormai strutture e percorsi dedicati alla diversity e inclusion che stanno cercando di preservare. I passi avanti fatti in passato oggi contribuiscono a tutelare quel lavoro nonostante i passi indietro, segno che inclusione e diritti non sono una moda del momento”.

Guardando al futuro, CIG Arcigay Milano lancerà anche il percorso “Milano Queer 2050“, una serie di incontri che coinvolgeranno esponenti politici, amministratori e futuri candidati alla guida della città. “Milano ha fatto tanti passi avanti, ma può fare ancora molto”, conclude Redaelli. “Parleremo di temi che riguardano tutta la cittadinanza: accesso al lavoro, crisi abitativa, welfare. Le persone LGBTQIA+ non sono solo persone LGBTQIA+. Sono lavoratori, studenti, cittadini. Quando parliamo di diritti parliamo del futuro della città nel suo insieme”.

L'articolo Milano Pride 2026, il corteo e le piazze per i diritti lgbt. E ancora senza il patrocinio della Regione Lombardia: “Silenzio assordante” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Torino festeggia i 20 anni di Pride: “Oltre 160mila persone in corteo”. Luxuria dal palco: “Ora scioperi contro il ddl Valditara”

7 June 2026 at 12:32

Su Torino soffiano “venti di lotte”. Sotto gli eleganti palazzi del centro, un fiume arcobaleno ha attraversato la città tra musica, cori e striscioni. Sono 160mila, secondo gli organizzatori, le persone che sabato 6 giugno hanno preso parte alla ventesima edizione di Torino Pride. Madrine Ambra Angiolini e la figlia Iolanda. Ad parire il corteo, Vladimir Luxuria e il sindaco Pd di Torino Stefano Lo Russo.

Torino ha festeggiato 20 anni di Pride

Partito dal Parco del Valentino, il corteo ha attraversato le principali vie cittadine fino a piazza Vittorio Veneto, trasformando il centro in uno spazio di festa ma anche di rivendicazione politica. “Venti di lotte” è infatti il claim scelto per celebrare il ventennale della manifestazione. Un titolo che richiama non solo il traguardo raggiunto, ma anche l’idea di una comunità che continua a muoversi e a costruire alleanze. Nel documento politico diffuso per l’edizione 2026, il Coordinamento Torino Pride sottolinea come la conquista degli spazi e il sostegno reciproco tra persone e comunità non possano limitarsi a un appuntamento annuale, ma debbano diventare una pratica quotidiana. “La nostra battaglia non è solo nostra: è una lotta intersezionale per una società più giusta e più abitabile” per tutti e tutte, si legge nel testo, che per la prima volta dedica anche una sezione ai diritti digitali e al contrasto dell’hate speech online. Un messaggio che assume un significato particolare alla luce di quanto accaduto pochi giorni prima dell’evento. Il 2 giugno Chiara Tarantello, co-coordinatrice del Torino Pride, ha denunciato di essere stata aggredita verbalmente su un treno mentre partecipava a una videocall dedicata proprio all’organizzazione del Pride. “Un uomo mi ha dato della ridicola, ha detto che il Pride è inutile”, aveva raccontato, riferendo anche i tentativi dell’aggressore di tirarle dei calci. L’episodio ha suscitato solidarietà e indignazione, riportando l’attenzione su quanto il lavoro contro discriminazioni e pregiudizi sia ancora necessario. Tema, questo, emerso più volte anche dagli interventi conclusivi dal palco allestito in piazza Vittorio Veneto, dove il corteo è approdato nel tardo pomeriggio dopo due ore e mezza di marcia.

1 / 8

2 / 8

3 / 8

4 / 8

5 / 8

6 / 8

7 / 8

8 / 8

Gli interventi dal palco

Jacopo Rosatelli, assessore di Sinistra ecologista al Welfare, Diritti e Pari opportunità del Comune di Torino, ha duramente criticato il via libera del Senato al disegno di legge del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara in materia di consenso informato in ambito scolastico per l’educazione sessuo-affettiva. “Alla prossima aggressione omolesbobitrasfobica risparmiateci le vostre parole retoriche”, ha dichiarato. “Vergognatevi, perché la colpa è anche vostra che avete votato queste leggi che impediscono di cambiare la mentalità, di rompere gli stereotipi e i pregiudizi”. L’assessore ha inoltre richiamato l’attenzione sulla situazione internazionale, lanciando un messaggio di solidarietà verso i membri della comunità LGBTQIA+ che, a diverse latitudini, continuano a essere perseguitati, come accade in Senegal, che di recente ha inasprito le pene per le relazioni omosessuali. Tra gli interventi più applauditi anche quello di Vladimir Luxuria, che tornando sul provvedimento sull’educazione affettiva nelle scuole ha invitato studenti e docenti a farsi sentire durante il prossimo anno scolastico: “Mobilitatevi contro il ddl, fate sciopero”, ha detto, definendo il disegno di legge un attacco non solo ai diritti delle persone LGBTQIA+, ma anche all’autonomia scolastica.

Lo sguardo al futuro con EuroPride

L’edizione numero 20 del Torino Pride arriva in un momento particolarmente significativo per la città piemontese, che guarda già al 2027, quando ospiterà l’EuroPride, la manifestazione itinerante che ogni anno viene affidata a una diversa città europea e che richiama centinaia di migliaia di persone da tutto il continente. Una sfida importante che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrà rappresentare un’occasione per continuare a trasformare la città in uno spazio sempre più inclusivo. “Sarà una rivoluzione”, ha promesso dal palco Alessandro Battaglia, responsabile del progetto EuroPride 2027 e membro del Coordinamento Torino Pride.

Vent’anni dopo la sua prima edizione, il Torino Pride continua così a rivendicare la propria identità. Una manifestazione che non vuole essere soltanto una festa o una celebrazione, ma uno strumento di partecipazione politica. Perché quei “venti di lotte” che hanno attraversato le strade della città non raccontano soltanto la storia della comunità LGBTQIA+, ma quella di tutte le battaglie contro discriminazioni, esclusioni e disuguaglianze.

L'articolo Torino festeggia i 20 anni di Pride: “Oltre 160mila persone in corteo”. Luxuria dal palco: “Ora scioperi contro il ddl Valditara” proviene da Il Fatto Quotidiano.

“C’era molto playback. Ma era inevitabile”: Madonna e il concerto a sorpresa a Times Square per il mese del Pride e per promuovere “Confessions on a Dance Floor II”

5 June 2026 at 11:13

C’era grande attesa ieri 4 giugno per l’apparizione di Madonna a Times Square, a New York, dove ha dato il via al mese del Pride. Per qualche fan è rimasto deluso per il playback della superstar della musica. La diva del pop ha cantato alcuni brani per lanciare il prossimo disco in uscita il 3 luglio “Confessions on a Dance Floor II”, come riporta il sito showbiz411.

L’artista ha proposto il nuovo brano “I Feel So Free”, il duetto con Sabrina Carpenter “Bring Your Love”, l’altro inedito del nuovo album “Love Sensation”, mentre da “Confessions on a Dance Floor” del 2005 “Get Together”, “I Love New York” e “Hung Up”.

Ma c’è chi ha storto il naso. “La sua voce suona nasale e più naturale, non così artefatta come nei suoi tanti successi del passato. Questa è la sua voce ‘vera’, nel bene e nel male. Certo, c’era molto playback. Ma era inevitabile, considerando la produzione”, scrive showbiz411.

E ancora: “Ha speso più di quanto guadagnerà? Certo, ma chi se ne importa? Non è questo il punto. Madonna vuole essere rilevante. Si sta appoggiando molto ai suoi fan gay, scegliendo il Pride Month e apparendo nei locali gay. Sembra un piccolo ritorno in termini di vendite, ma chi lo sa? In ogni caso, questo la tiene impegnata e ci regala qualche aneddoto”.

(Video TikTok @holdmymeatpurse)

L'articolo “C’era molto playback. Ma era inevitabile”: Madonna e il concerto a sorpresa a Times Square per il mese del Pride e per promuovere “Confessions on a Dance Floor II” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌