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Attivisti della Flotilla in carcere in Libia, Tajani: “Situazione complicata, non c’è ancora un’accusa formalizzata”

8 June 2026 at 13:35

Quella degli attivisti della Global Sumud Flotilla, ancora detenuti nelle carceri libiche dal 24 maggio scorso, è “una situazione complicata“. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani incontrando i giornalisti alla Farnesina al margine del Forum Italia-Norvegia, sottolineando che “stiamo seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione con il nostro console a Bengasi e anche da Roma, lavoriamo perché possano essere liberati il prima possibile”.

Tajani ha aggiunto che “è una situazione delicata perché non ci sono soltanto italiani, ma anche altre persone di altre nazionalità arrestate e questo rende un po’ più complicata la situazione”. Il titolare della Farnesina ha rassicurato che la situazione viene seguita minuto per minuto, sottolineando però che “ancora non c’è un’accusa formalizzata” nei confronti degli attivisti italiani.

Tra gli attivisti ancora bloccati ci sono gli italiani Dina Alberizia e Domenico Centrone,

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L’ambasciatore israeliano contro Tajani: “Parla dei libanesi, ma ignora il nostro popolo. Crea scontro tra noi e il governo”

3 June 2026 at 12:32

“Ho avuto alcune divergenze con il ministro degli Esteri italiano, perché le sue dichiarazioni includono sempre la sofferenza del popolo libanese, e non c’è dubbio che il popolo libanese stia soffrendo, ma non c’è l’equivalenza nel riportare anche la sofferenza delle comunità israeliane, che noi invece cerchiamo sempre di sottolineare. E questo è un motivo di scontro con il ministro degli Esteri, e motivo di attrito che abbiamo con il governo italiano”. Conversando con i giornalisti sulla situazione in Libano, l’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled lancia un’accusa durissima nei confronti di Antonio Tajani, che nei giorni scorsi ha condannato Tel Aviv per la nuova offensiva contro il Paese confinante. “Il governo italiano non può risolvere da solo la pace nel mondo. Sono soprattutto gli Stati Uniti che devono fermare Israele, noi continuiamo a fare la nostra”, ha detto da ultimo il vicepremier e leader di Forza Italia, a margine delle celebrazioni del 2 giugno.

Già dalla settimana scorsa, però, Tajani aveva stigmatizzato i raid dello Stato ebraico, pur stando sempre attento a condannare allo stesso tempo anche le offensive dei miliziani sciiti libanesi di Hezbollah: “Bisogna disarmare Hezbollah e costruire uno stato libanese libero dai diktat fondamentalisti. Ma nello stesso tempo Israele deve comprendere che non si può andare a bombardare dove ci sono popolazioni civili“, aveva detto. E ancora: “Io credo che in Libano si debba evitare un’escalation. Hezbollah non può continuare a bombardare il nord di Israele e Israele deve affidarsi di più alle Nazioni Unite all’Unifil per cercare di disarmare Hezbollah. Noi chiediamo che si fermi questa escalation, lo chiediamo a Israele e naturalmente condanniamo tutte le azioni di Hezbollah contro Israele”. Un cerchiobottismo che evidentemente non ha soddisfatto la diplomazia di Tel Aviv.

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