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Zerocalcare replica alle polemiche sulla serie: “Lavoratori sottopagati? Mi spiace non mi abbiano visto come un alleato”

2 June 2026 at 15:41

“Potevo essere un alleato“. Michele Rech, in arte Zerocalcare, risponde con un video su Instagram alle polemiche emerse negli scorsi giorni dopo le accuse sulle condizioni di lavoro degli animatori impegnati nella realizzazione di Due spicci“, la terza serie animata da lui firmata per Netflix. Una polemica che oltre sui giornali è finita anche in Parlamento con un’interrogazione al ministero del Lavoro presentata dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri.

L’autore romano ricorda innanzitutto il suo ruolo creativo all’interno della produzione: “Mi pare abbastanza evidente che io sono l’autore della serie: vuol dire che io faccio la parte creativa, scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci. Non sono io che assumo, decido o pago chi lavora la produzione. Non ho proprio accesso a quelle informazioni, sul budget, sui contratti”. Respingendo le responsabilità che gli vengono attribuite, Zerocalcare però riconosce la necessità di affrontare le criticità che attraversano il settore dell’animazione.

Michele Rech, nel lungo video con i suoi tradizionali personaggi animati, racconta però di non aver mai ricevuto segnalazioni dirette da parte dei lavoratori coinvolti nel progetto. “Le due o tre volte che ho incontrato qualcuno allo studio loro, nessuno ha mai esposto una lamentela o detto che stava lavorando in una situazione critica“, ha aggiunto. “È ovvio che nei settori dove ti fanno i contratti per un progetto alla volta è molto difficile far valere i propri diritti e organizzare vertenze o mobilitazioni, perché giustamente uno c’ha paura che se passa per quello che pianta le grane dopo non lo richiamano a lavorare al progetto dopo. Ma proprio per questo, scusate, a me pare assurdo, se è vera tutta la situazione descritta nelle stories, che nessuno ha mai pensato di scrivermi e di chiedermi una mano“, ha sottolineato.

Per questo ammette di essere dispiaciuto “che non hanno pensato che io potevo essere un alleato, perché potevo essere proprio io che sollevavo la questione. Solo che io non è che sono telepatico, se nessuno mi dice che ci sta un problema ma io che c…o ne so. Peraltro non penso di essere una persona particolarmente inaccessibile” e “pure gli animatori stessi una volta mi hanno contattato quando il comune ha chiuso la loro sede di Pisa e, quindi, chi ci lavorava doveva andare a fare tutto da casa oppure andare a Firenze, che è lontana. Mi hanno scritto e io mi sono messo a disposizione: gli ho detto facciamo un incontro pubblico a Pisa che metta al centro quella vertenza così se ne parla in città, poi sono loro che non mi hanno più risposto”, ha aggiunto.

Zerocalcare ricorda anche di essersi “accollato qualsiasi causa in questi anni, quando c’è stato bisogno ho pure fatto saltare il banco litigando con tutti, sono diventato la caricatura delle cause perse di ‘sto Paese, ma mò figurati se non lo facevo per una cosa che ha addosso il nome mio“.

Per questo respinge le accuse che gli sono state rivolte attraverso post anonimi sui social, lamentando una discussione che, a suo dire, è stata poi strumentalizzata sul piano politico e mediatico. Zerocalcare riconosce tuttavia che molte delle questioni emerse riguardano problemi reali del settore dell’animazione e, più in generale, del mercato del lavoro contemporaneo per cui appare sempre più necessario un confronto sulle possibili forme di tutela dei lavoratori.

“Detto questo – ha continuato – molte delle cose che ho letto sono questioni reali che riguardano tutto il settore dell’animazione, anzi in realtà tutto il mercato del lavoro, perché non è che le partite IVA le hanno soltanto gli animatori. Penso sia giusto che queste istanze vengano discusse e portate intorno a un tavolo, ma io francamente non ho proprio idea di qual è la soluzione”. Si dice comunque disponibile a partecipare alla discussione, ricordando di essere parte della stessa filiera produttiva: “Penso – ha concluso – che sia giusto che pure noi ci mettiamo a disposizione. Lo dico sperando che si accolli pure qualcun altro perché mi pare che agli altri nessuno gli chiede mai un c…o. Magari per una volta, ‘sto uso strumentale del nome mio sparato dappertutto porta pure a una cosa buona“.

L'articolo Zerocalcare replica alle polemiche sulla serie: “Lavoratori sottopagati? Mi spiace non mi abbiano visto come un alleato” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

 

di Giorgio Cremaschi*

Non sappiamo quanto lui stesso sia in buona fede, ma è certo che non appena Trump prova a fare un accordo di pace con l’Iran, Netanyahu dice NO e così salta tutto. Trump deve comunque dare ascolto a Netanyahu, che vuole solo continuare ed estendere la guerra. Perché nell’amministrazione americana Israele fa parte del pacchetto di controllo, quindi decide.

Lo stesso succede all’Unione Europea con Zelensky. Non appena c’è qualche segnale di possibile dialogo con la Russia, Zelensky fa saltare tutto, contando sul partito guerrafondaio europeo e sulla stampa al suo servizio.

Sia per Zelensky che per Netanyahu la guerra è una necessità vitale. Un minuto dopo il cessate il fuoco, il loro sistema di potere entrerebbe in crisi e ben presto si sbarazzerebbe di loro. Così entrambi devono ricattare con tutte le forze USA e UE: volete la pace con Hamas e con la Russia di Putin? Allora siete dei traditori. E questo ricatto funziona, in particolare con i liberaldemocratici euroatlantici, che già hanno un DNA suprematista occidentale e guerrafondaio.

Così Zelensky può cancellare le elezioni e fare funerali di stato ai nazisti collaborazionisti dì Hitler, resterà comunque un combattente per la libertà.

E Netanyahu può compiere un genocidio, ma rimane il capo dell’”unica democrazia del Medio Oriente”. Zelensky e Netanyahu sono due farabutti che per sopravvivere politicamente devono imporre la guerra a tutti. Però chi li sostiene direttamente o indirettamente è come loro.

*Post Facebook del 31 maggio 2026

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