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Guerre e crisi energetica, i treni notturni da opportunità a occasione mancata: pesano pedaggi, sussidi insufficienti e troppi aiuti al traffico aereo

12 June 2026 at 07:00

La guerra di Israele e Stati Uniti all’Iran, le tensioni nello Stretto di Hormuz e il caro carburante ricordano quanto il trasporto europeo resti legato a filiere energetiche esposte a crisi e shock di prezzo. I treni notturni e la lunga percorrenza ferroviaria sarebbero una delle risposte già disponibili: meno dipendenza dal trasporto aereo, meno combustibili fossili, partenze dal centro delle città e arrivi al mattino. Il mercato negli ultimi anni è cresciuto, spinto dall’aumento dei costi dei voli, dall’attenzione all’impatto ambientale dei trasporti e dall’ingresso di nuovi operatori. Ma in un sistema ferroviario frammentato le contraddizioni restano.

La nuova mappa europea dei treni notturni, pubblicata a giugno da Back on Track, censisce 205 collegamenti regolari con carrozze letto e cuccette. Nel 2026 compaiono cinque nuove linee, tra cui la Parigi-Berlino rilanciata da European Sleeper dopo lo stop di ÖBB, e nuove tratte polacche verso Praga e Monaco. Ma l’elenco delle linee rimosse o ridotte è più lungo: spariscono o vengono accorciati collegamenti in Bulgaria, Romania, Croazia, Svezia e diverse tratte ÖBB Nightjet, comprese Parigi-Vienna, Monaco-La Spezia e Vienna-La Spezia. “La domanda c’è”, dice Juri Maier, presidente di Back on Track. Il collo di bottiglia, per l’associazione, non sono i passeggeri ma gli investimenti: senza nuove carrozze letto e cuccette, le linee restano annunci, prove stagionali o servizi troppo fragili per competere con l’aereo. Le carrozze letto sono poche, costose e difficili da sostituire. Molti convogli hanno decenni di servizio alle spalle e produrne di nuovi richiede anni. Il principale operatore europeo del settore, ÖBB, ha ridotto l’ordine di nuovi Nightjet da 33 a 24 convogli.

I tagli riguardano anche l’Italia. Nella mappa 2026 non compaiono più i Nightjet Monaco-La Spezia e Vienna-La Spezia, che passavano da Milano e Genova. Dal 9 settembre, invece, European Sleeper collegherà Milano Porta Garibaldi a Bruxelles tre volte alla settimana, con fermate a Como, Colonia, Aquisgrana e Liegi. I collegamenti internazionali continuano però a scontrarsi con uno dei principali ostacoli della ferrovia europea: ogni Paese ha regole, autorizzazioni e operatori diversi. Per questo la trazione dei convogli in Italia sarà affidata ad Arenaways. Da metà dicembre la linea sarà estesa anche ad Anversa, Breda ed Eindhoven. Restano poi gli Intercity Notte di Trenitalia, sostenuti dal contratto di servizio, che collegano il Nord e il Centro con Sicilia, Calabria, Puglia e Alto Adige. Sono tratte usate non solo da turisti, ma anche da lavoratori, studenti fuori sede, famiglie e persone che attraversano l’Italia per necessità.

La geografia dei treni notturni europei non è uniforme

A Est e nell’Europa centrale la lunga percorrenza notturna affonda radici più profonde. Ucraina, Romania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria mantengono diversi collegamenti nazionali e internazionali: tra Budapest e Bucarest, per esempio, il treno resta un mezzo ordinario per coprire grandi distanze. Nonostante gli attacchi russi alla rete ferroviaria, l’Ucraina conserva oggi un’estesa rete interna di lunga percorrenza, essenziale anche per la sospensione del traffico aereo civile. Prima della guerra, una linea diretta collegava Mosca a Kiev in 12 ore. Fuori dalla mappa di Back on Track, la Russia conserva una rete vastissima: dalla Transiberiana alle tratte verso Caucaso e Mar Nero, i viaggi di una o più notti restano mobilità ordinaria.

A Ovest e nel Nord Europa il quadro è più discontinuo. Germania, Austria e Repubblica Ceca restano snodi importanti della rete continentale, ma molte tratte internazionali sono state ricostruite dopo anni di tagli dovuti alla concorrenza di alta velocità ferroviaria e voli low cost. In Scandinavia resistono collegamenti notturni sulle lunghe distanze interne, soprattutto in Svezia, Norvegia e Finlandia, mentre le linee internazionali verso Germania e Danimarca dipendono spesso da stagionalità, sussidi pubblici e disponibilità di convogli. È il caso del Berlino-Amburgo-Malmö-Stoccolma: la Svezia interromperà il sostegno pubblico alla tratta alla fine di agosto e la continuità del collegamento avverrà solo grazie al subentro dell’operatore privato RDC Deutschland.

Un altro ostacolo alla riaffermazione dei treni notturni è rappresentato dai pedaggi ferroviari. Ogni compagnia paga ai gestori delle infrastrutture una tariffa per usare binari, stazioni e altre strutture della rete. Molti pedaggi sono calcolati in base ai chilometri percorsi: un treno da Madrid a Parigi, da Barcellona a Lisbona o da Bruxelles a Milano accumula costi lungo tutta la tratta e in ogni Paese attraversato. Così i collegamenti più lunghi, quelli più utili per sostituire una parte dei voli europei a corto e medio raggio, finiscono penalizzati proprio perché percorrono più chilometri. Il dibattito è particolarmente acceso in Spagna, dove il gestore Adif ha commissionato a Deloitte una revisione dei pedaggi anche in risposta alla pressione dei nuovi operatori. La proposta è distinguere tra servizi diurni e notturni, invece di applicare automaticamente una tariffa al chilometro. Nel 2009 Renfe operava una decina di linee notturne tra Trenhotel nazionali e internazionali. Oggi non ha più servizi notturni regolari. Se i treni notte verranno riconosciuti come segmento specifico, tratte come Madrid-Parigi o Barcellona-Francoforte potranno tornare realisticamente sul tavolo. Altrimenti, nell’Europa occidentale, resteranno soprattutto i collegamenti diurni. Anche il Portogallo ha perso i suoi treni notte: dal 2020 non circolano più il Lusitânia Madrid-Lisbona e il Sud Expresso Lisbona-Hendaye.

La crisi dei carburanti rende lo squilibrio più evidente. L’aereo resta esposto al costo del cherosene, ma continua a beneficiare di esenzioni fiscali che ne proteggono la competitività. I treni internazionali pagano invece tariffe per ogni tratto di rete attraversato. Il conto finisce per penalizzare il mezzo meno dipendente dai combustibili fossili e dalle oscillazioni del mercato energetico. Sul fronte dei sussidi, anche la Francia ha fatto un passo indietro: i collegamenti Parigi-Berlino e Parigi-Vienna sono stati fermati dopo la fine dei sostegni francesi. In Svizzera, il collegamento Basilea-Copenaghen-Malmö previsto per il 2026 è stato cancellato dopo il taglio dei fondi federali. A questo si aggiungono le difficoltà pratiche nella prenotazione. Due anni fa Ursula von der Leyen aveva promesso una biglietteria digitale unica. Il 13 maggio la Commissione ha presentato le proposte legislative su prenotazioni multimodali, biglietti ferroviari e tutele per i passeggeri con biglietto unico. Il punto, però, resta aperto: per chi compra oggi un viaggio internazionale con più operatori, il percorso è ancora spezzato tra piattaforme, condizioni e responsabilità diverse.

Piccoli segnali in controtendenza arrivano dalla Polonia, dove vengono attivate nuove tratte transfrontaliere, e da European Sleeper, società ferroviaria belga-olandese a proprietà diffusa, nata nel 2021 grazie a campagne di crowdfunding e a centinaia di piccoli investitori, senza il sostegno dei grandi operatori ferroviari nazionali. Sono iniziative ancora isolate, ma indicano uno spazio di mercato che le compagnie tradizionali hanno lasciato scoperto. La crisi petrolifera potrebbe spingere l’Europa ad accelerare sulle alternative meno esposte a ricatti energetici e speculazioni. I treni notturni possono sostituire una parte dei voli sulle medie distanze, ma solo se vengono trattati come un servizio regolare, accessibile e affidabile per chi viaggia per lavoro, studio o famiglia. Per ora il sistema sembra andare in direzione contraria: l’aereo resta protetto da esenzioni fiscali, il treno internazionale paga pedaggi al chilometro, i sussidi arrivano a singhiozzo. Manca la scelta politica di trattare i treni notturni come infrastrutture da sviluppare, anziché prodotti di nicchia lasciati alle logiche di mercato.

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Genova, nel carcere di Marassi il teatro “necessario” dei detenuti. E recita anche il giudice Morando: “La funzione della pena è la rieducazione”

7 June 2026 at 08:09

“Questo attore, da cinque giorni, è un uomo libero”. Carlo Imparato lo annuncia dal palco del Teatro dell’Arca, dentro il carcere di Marassi, a Genova, alla fine di una replica della “Voce di Antigone”. L’uomo che ha appena finito di recitare con la compagnia di persone detenute ha finito di scontare la sua pena. Il pubblico applaude. Fuori da quel teatro, anche in Liguria, il carcere resta sovraffollato, attraversato da violenze, lavoro scarso e misure alternative spesso bloccate dalla mancanza di una casa.

La sala teatrale è all’interno delle mura. Dieci anni fa Teatro Necessario ha trasformato una discarica interna alla casa circondariale in questo teatro, aperto alle persone detenute a cui viene concesso l’apposito permesso, e al pubblico esterno. Sandro Baldacci, ideatore del progetto, lo chiamava un ponte tra carcere e città.

Mirella Cannata, insegnante che con Carlo Imparato guida oggi l’associazione Teatro Necessario, racconta che tutto era nato come un laboratorio di pochi mesi. “Ci siamo resi conto subito che il teatro era una necessità“, ricorda. Necessario perché offre alle persone detenute “l’opportunità di scoprire potenzialità e capacità che neanche loro sanno di avere”. In vent’anni sono state coinvolte oltre 500 persone detenute come attori e tecnici, mentre circa 90.000 spettatori sono entrati all’Arca.

A maggio la compagnia ha portato in scena “La voce di Antigone”, dentro il progetto nazionale “Per Aspera ad Astra”, avviato nel 2018 e oggi attivo in 15 carceri italiane. Il laboratorio lavora sui mestieri del teatro ed è un campo di prova che richiede precisione, fiducia, tempi e regole da rispettare.

Al percorso concluso a maggio ha preso parte anche Giorgio Morando, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova, poi salito sul palco come attore della compagnia. “Le nostre realtà sono spesso contrapposte – dice a ilfattoquotidiano.it. – Io faccio il giudice, spesso vengo percepito da loro come una figura distante. Invece voglio essere vicino in quella che è la funzione costituzionale della pena, cioè la rieducazione. L’ho sempre studiata nei libri, poi l’ho vista concretamente in questo progetto e quest’anno l’ho voluta vivere insieme alla compagnia”.

Dentro il teatro del carcere, Antigone riporta il conflitto tra legge dello Stato, coscienza e dignità. Eva Cambiale, attrice e co-regista insieme a Carlo Orlando, racconta il lavoro dietro le quinte: nove ore alla settimana, da ottobre a maggio, con persone che non avevano mai fatto teatro. “È difficile che in carcere si crei un gruppo, un gruppo unito, in cui ci sia parità e assenza di giudizio”, dice. Nelle sezioni spesso prevalgono diffidenze e solitudini; per qualche ora alla settimana, quelle regole cedono terreno a un’altra disciplina: si prova, si sbaglia e si ripete. Si impara a stare nello spazio senza occuparlo tutto e ad ascoltare la battuta dell’altro.

“Sappiamo benissimo che lavoriamo con dieci detenuti su oltre 600“, riconosce Cambiale. Ma per chi partecipa, il teatro è “una boccata di ossigeno”, ancora più preziosa proprio in considerazione del contesto molto complesso, “in cui c’è molta sofferenza”.

La relazione annuale 2025 del garante regionale Doriano Saracino dà la misura di quel contesto. Al 31 dicembre 2025 negli istituti liguri c’erano 1.398 persone detenute per 1.111 posti: sovraffollamento al 126 per cento. A Marassi i presenti erano 689 su 535 posti, ben oltre la capienza.

Il garante apre la relazione con un fatto avvenuto proprio a Marassi. Il 4 giugno 2025 circa 200 persone detenute protestarono dopo le violenze subite da un ragazzo di 18 anni. Sui fatti indaga la magistratura: sulle violenze, su eventuali omissioni nella custodia e sulla protesta, per la quale è stato contestato per la prima volta in Italia il nuovo reato di rivolta in istituto penitenziario. Saracino scrive che, per quanto subito dal giovane, “il termine tortura non pare davvero esagerato”.

Le criticità ricorrenti riguardano salute, continuità delle cure, condizioni igienicosanitarie e spazi di vita. Nella relazione si parla di referti non consegnati, visite e interventi senza tempi certi, prestazioni che saltano per problemi di scorte, celle con muffe e umidità, vetri mancanti, pannelli in plexiglas che riducono aria e luce, infestazioni nelle zone di raccolta dei rifiuti. Anche il lavoro resta insufficiente: secondo il garante, le carceri liguri sono al terzultimo posto in Italia per opportunità di lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Per chi potrebbe scontare fuori l’ultima parte della pena, l’accesso alle misure alternative diventa più difficile senza una casa idonea o un luogo di accoglienza, rendendo la pena in carcere più lunga per i più poveri.

Morando spiega che progetti come il laboratorio dell’associazione Teatro Necessario servono a far vedere anche all’esterno il carcere non come “un luogo di perdizione”, ma come un posto dove le persone possono mostrarsi al pubblico e dire “noi non siamo spazzatura“.

A fine spettacolo prende la parola un uomo della compagnia. “Ogni volta che sono su questo palcoscenico, veramente mi sento libero con voi”, dice. Dopo gli applausi, il pubblico esce da una parte mentre gli attori, sotto lo sguardo degli operatori di polizia penitenziaria, rientrano nelle sezioni dal retro del palco.

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