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La Bce alza i tassi, l’esperto: “L’Europa si deve svegliare. Rischio concreto di stagflazione”

11 June 2026 at 17:22

Europa stretta tra inflazione e crescita, Tognoli: “Rischio stagflazione concreto”

Mentre la Banca centrale europea interviene nuovamente sui tassi in un contesto segnato da inflazione persistente e nuove tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente, l’Europa si trova a gestire un equilibrio sempre più fragile tra contenimento dei prezzi e sostegno alla crescita economica. Le decisioni di Francoforte si inseriscono in uno scenario in cui mercati finanziari, famiglie e imprese fanno i conti con un costo del denaro ancora elevato e con prospettive di medio periodo tutt’altro che stabili.

Sul fronte macroeconomico, il rischio di una nuova fiammata inflattiva legata all’energia riapre il dibattito sull’efficacia della politica monetaria in presenza di shock esterni, mentre si riaccende la discussione sulle possibili mosse future della BCE e sui margini di manovra ancora disponibili per evitare un rallentamento eccessivo dell’economia.

A fare il punto è Antonio Tognoli, economista ed esperto dei mercati finanziari, che analizza ad Affaritaliani gli effetti del rialzo dei tassi, le prospettive per i prossimi mesi e i principali rischi per l’economia europea.

La BCE ha alzato i tassi: cosa cambierà concretamente per famiglie, imprese e mutui?

“I mercati avevano ampiamente anticipato la mossa, tant’è vero che le borse non hanno reagito in modo scomposto. Per quanto riguarda i mutui, invece, l’impatto ci sarà: le banche tenderanno inevitabilmente ad adeguarli. Forse non assisteremo a un incremento immediato di 25 punti base sui mutui a tasso variabile, ma lo scenario è mutato: se fino a ieri la tendenza virava verso un lento ribasso, ora la direzione punta a un progressivo rialzo. Gli analisti stimano infatti un nuovo ritocco in autunno, probabilmente a settembre. Molto dipenderà dalla durata della crisi in Medio Oriente e dalla capacità del rincaro dei prezzi di infiltrarsi nell’economia reale”.

L’inflazione legata alla crisi in Medio Oriente torna a preoccupare: la BCE rischia di frenare troppo la crescita pur di contenere i prezzi?

“Sì, il rischio è concreto. Il nodo centrale, tuttavia, è un altro: ci troviamo di fronte a un’inflazione da costi, cioè importata dall’esterno. Su questo tipo di inflazione le banche centrali non hanno praticamente alcun potere, poiché non è alimentata da un eccesso di domanda. Di conseguenza, continuare ad alzare i tassi d’interesse riduce sì la corsa dei prezzi, ma lo fa necessariamente provocando una contrazione della crescita economica.

Non a caso la stessa BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita che, a mio avviso, restano fin troppo ottimistiche. Il prezzo da pagare per frenare la crescita dei prezzi è, purtroppo, il rallentamento dello sviluppo. Quando l’economia frena, anche l’inflazione da domanda si azzera, ma sulla componente energetica – che è la vera spinta di questa crisi – la leva monetaria può fare ben poco, se non penalizzare fortemente il Pil”.

Dopo il rialzo di oggi, dobbiamo aspettarci altri aumenti nei prossimi mesi o siamo vicini al punto di arrivo?

“In uno scenario base, quindi standard e non necessariamente pessimistico, gli analisti prevedono un ulteriore aumento a settembre. La stessa BCE ha chiarito che le prossime decisioni saranno subordinate ai dati macroeconomici e, soprattutto, all’evoluzione del conflitto mediorientale. Sarà decisivo monitorare la trasmissione dei costi all’economia reale: banalmente, se i trasporti su gomma pagano il gasolio a prezzi più alti, la spesa al supermercato costerà di più. La risposta è quindi sì: un nuovo aumento in autunno resta del tutto probabile”.

Tra tensioni geopolitiche e rincaro dell’energia, qual è oggi il principale pericolo per l’economia europea?

“Il vero pericolo è la stagflazione. L’Europa è l’anello debole della catena globale: gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l’India e il Sud America perseguono i propri interessi e il vecchio continente è rimasto isolato. È venuto meno il traino americano alla crescita europea. Per invertire la rotta non basta più una strategia “all’acqua di rose” come l’agenda Draghi; serve un punto di rottura politico radicale.

La soluzione non risiede solo nel riarmo o negli investimenti per l’Ucraina nella speranza che la futura ricostruzione riattivi l’economia. È necessario investire massicciamente nel Green e nel sostegno strutturale alle industrie europee. Se non si agisce come un’unica entità politica – emettendo bond sovrani europei e conferendo poteri decisionali diretti al Parlamento Europeo, superando i veti dei singoli parlamenti nazionali – l’Unione è destinata alla stagnazione dello “zero virgola”.

I capitali ci sono, manca la volontà politica di mobilitarli. Questo cambio di paradigma richiede anche una revisione profonda del Patto di Stabilità: non ha senso imporre vincoli rigidi sul deficit al 3% o sul debito al 60% e sanzionare chi è già in difficoltà. Dinanzi a istituzioni sorde, la reazione dei cittadini è la svolta a destra e la crescita del populismo a cui stiamo assistendo in tutta Europa. Se l’Unione non si darà una svegliata immediata e vigorosa, saremo costretti a subirne le conseguenze”.

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La Bce alza i tassi di un quarto di punto al 2,25%. È la prima stretta da settembre 2023

11 June 2026 at 13:26

Nessun colpo di scena da Francoforte. Come ampiamente atteso dagli economisti la Banca centrale europea ha deciso di alzare i tassi di un quarto di punto portando il tasso sui depositi dal 2 al 2,25%. La decisione, in parte arrivata a seguito dello choc energetico causato dalla guerra all’Iran, rappresenta la prima stretta monetaria dal settembre 2023. Il tasso sui rifinanziamenti principali saledal 2,15% al 2,40%; quello sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%.

Bce, tagliate le stime di crescita. L’inflazione sale al 3%

La Bce ha ulteriormente tagliato le previsioni sulla crescita, e alzato quelle sull’inflazione, a fronte del prolungarsi della guerra di Usa e Israele all’Iran. La crescita – nel nuovo scenario ‘di base’ – è ora attesa a 0,8% per il 2026 (da 0,9% delle precedenti ‘staff projections’ di marzo), 1,2% per il 2027 (da 1,3%) e alzata a 1,5% (da 1,4%) per il 2028. L’inflazione è alzata a 3% per quest’anno, 2,3% per il 2027 e poi frena al 2%, rispettivamente da 2,6%, 2% e 2,1% delle precedenti previsioni. “Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica“, si lege in una nota della Bce.

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Bce pronta a rialzare i tassi, ma niente panico: i prezzi caleranno. Ecco perché

9 June 2026 at 12:44

Bce verso il rialzo dei tassi, il commento di Sansone (IbanFirst Italia)

Nella riunione di questa settimana, la Bce dovrebbe diventare la quattordicesima banca centrale a inasprire la politica monetaria in risposta alle pressioni inflazionistiche alimentate dalle tensioni in Medio Oriente, portando il tasso di riferimento dal 2,00% al 2,25%. E il percorso potrebbe non fermarsi qui: i mercati monetari prezzano già almeno un ulteriore rialzo di pari entità entro la fine dell’anno, con settembre indicato come l’appuntamento più probabile.

La svolta restrittiva della Bce arriva però in un momento peculiare. L’economia dell’Eurozona sta perdendo slancio: il Pil si è contratto nel primo trimestre e l’inflazione, pur risalita al 3,3% annuo a maggio, resta ben lontana sia dai picchi del 2022 sia dall’attuale livello registrato negli Stati Uniti, pari al 3,8%.

LEGGI ANCHE: Bce tra l’incudine e il martello, solo tre giorni al verdetto sui tassi. Rialzo in arrivo

Per comprendere l’orientamento di Francoforte è necessario guardare alle radici della sua cultura monetaria.

Sotto molti aspetti, la Bce resta l’erede della Bundesbank. Il suo approccio continua a riflettere la storica avversione all’inflazione che ha caratterizzato la banca centrale tedesca. Dopo lo shock petrolifero del 1973, la Bundesbank reagì più rapidamente e con maggiore decisione rispetto a molte altre autorità monetarie, contribuendo a contenere l’aumento dei prezzi meglio di quanto riuscirono a fare numerose economie avanzate.

Oggi la Bce sembra voler seguire quello stesso precedente. Resta però da capire quanto il paragone sia davvero appropriato. A differenza della spirale inflazionistica degli anni Settanta, esistono infatti ragioni concrete per ritenere che l’attuale aumento dei prezzi possa avere natura prevalentemente temporanea. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco estivo intorno al 3,7% per poi avviarsi gradualmente verso una fase di rientro.

A questo si aggiunge una possibile evoluzione geopolitica che potrebbe accelerare il processo di disinflazione. Un accordo, anche limitato, tra Washington e Teheran, accompagnato da una parziale riapertura dello Stretto di Hormuz, potrebbe tradursi in una rapida diminuzione dei prezzi dell’energia. In questo scenario, il petrolio potrebbe perdere tra il 20% e il 25% del proprio valore.

Significherebbe che la Bce ha reagito in modo eccessivo? Non necessariamente. L’istituto potrebbe sostenere di aver agito in via preventiva per evitare effetti di secondo impatto, soprattutto nel settore dei servizi, dove le pressioni sui prezzi hanno mostrato segnali di rafforzamento negli ultimi mesi. Eppure, osservando il quadro in prospettiva storica, le dinamiche inflazionistiche restano lontane da livelli particolarmente preoccupanti. Una giustificazione che potrebbe non convincere tutti gli osservatori, ma che offrirebbe comunque alla Bce una solida linea di difesa.

Sul fronte valutario, infine, difficilmente l’euro troverà un sostegno duraturo in tassi di interesse più elevati. I mercati dei cambi sembrano infatti reagire soprattutto alle prospettive relative di crescita economica, più che a variazioni marginali dei differenziali di rendimento. Finché l’economia statunitense continuerà a mostrare una maggiore capacità di crescita rispetto a quella europea, il dollaro dovrebbe mantenere un vantaggio competitivo, limitando i benefici che la moneta unica potrebbe trarre da un ulteriore aumento del costo del denaro.

Commento a cura di Michele Sansone, Country Manager di iBanFirst Italia

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Bce tra l’incudine e il martello, solo tre giorni al verdetto sui tassi. Rialzo in arrivo

9 June 2026 at 09:32

Bce tra l’incudine e il martello, solo tre giorni al verdetto sui tassi

Mancano solo tre giorni al verdetto della Bce sui tassi. L’11 giugno la Banca Centrale Europea svelerà la sua mossa. La presidente Christine Lagarde, secondo gli analisti, dovrebbe optare per un aumento dei tassi (forse non l’unico del 2026), ma la situazione a livello internazionale è così instabile da non poter escludere anche altri scenari.

L’ipotesi più probabile resta quella dell’aumento dello 0,25%, portando i tassi al 2,25%. Questo scenario non si verifica da tre anni. Secondo le opinioni raccolte da Bloomberg, la Banca centrale alzerà di un quarto di punto i tassi tra tre giorni, con una ulteriore mossa possibile entro fine anno (la maggioranza propende per settembre) portando così il tasso sui depositi al 2,5%.

Gli economisti ritengono poi che la Bce giovedì vedrà al rialzo le stime sull’inflazione per il 2026 (al 3,5%) e il 2027 e al ribasso quelle della crescita del Pil dell’eurozona, che si limiterà a un +0,6%. Proprio questi numeri, poco rassicuranti, fanno pensare però anche ad altre ipotesi. La Bce – sostiene Mike Bell, Market Strategist, RBC Bluebay – si trova tra l’incudine e il martello. I costi degli input stanno aumentando rapidamente, mentre i nuovi ordini sono in calo. Poiché la Bce non ha un duplice mandato ed è focalizzata esclusivamente sull’inflazione, ci aspettiamo che a giugno aumenti il tasso sui depositi. Tuttavia, considerati i rischi al ribasso per le prospettive di crescita, la Bce potrebbe essere prudente nel segnalare ulteriori rialzi dei tassi. Anche qualora la Bce dovesse aumentare nuovamente i tassi più avanti nel corso dell’anno, è difficile immaginare che possa spingersi oltre quanto il mercato stia già scontando“.

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