Normal view

Intelligence USA conferma: i biolaboratori esistono e sono pericolosi


di Fabrizio Verde

Per anni chiunque abbia provato a sollevare il velo sui laboratori biologici statunitensi sparsi per il mondo (prevalentemente in territori eurasiatici) è stato sistematicamente deriso, etichettato come complottista filo-russo, talvolta addirittura accusato di tradimento. Ma adesso qualcosa è inevitabilmente cambiato. Perché a parlare non è stato un giornalista scomodo o un attivista paranoico. A parlare è stata la direttrice dell’Intelligence Nazionale statunitense, Tulsi Gabbard.

E quello che ha rivelato fa veramente impressione.

Today, I’m releasing never before seen intelligence revealing new evidence of past US government funding for more than 120 biolabs in over 30 countries, including Ukraine.

In support of President Trump‘s Executive Order to end federal funding of dangerous gain of function… pic.twitter.com/RkPHnAbka9

— DNI Tulsi Gabbard (@DNIGabbard) June 12, 2026

Gabbard ha reso pubblici documenti desecretati che dimostrano senza ombra di dubbio che il governo degli Stati Uniti ha finanziato per anni oltre 120 biolaboratori in oltre 30 paesi. Non strutture innocue per la ricerca sul raffreddore comune. Laboratori che manipolano patogeni letali come l’antrace, l’ebola, la peste, il virus di Marburgo, la tubercolosi, la tularemia (febbre dei conigli), il MERS e la SARS. Roba da far accapponare la pelle.

L’Ucraina, guarda caso, è uno dei teatri principali di questa inquietante operazione globale. Più di 40 strutture finanziate direttamente da Washington, molte delle quali ancora oggi conservano “patogeni di guerra biologica risalenti all’epoca sovietica”. Parole non nostre, ma del rapporto ufficiale appena pubblicato.

E non è tutto. I documenti rivelano che l’Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica di Kharkiv, uno dei laboratori finanziati dagli USA, ospitava “centinaia di patogeni” già all’inizio degli anni 2010. E nel 2019 presentava gravi “deficienze di bioprotezione e biosicurezza”, in particolare nei locali dove si maneggiava il batterio Brucella, altamente contagioso. Tradotto: potenziali bombe biologiche a orologeria gestite con superficialità.

Gabbard è stata durissima. Ha denunciato che politici, i cosiddetti esperti della salute come il dottor Fauci esalatato dall’intero circuito mediatico mainstream, e funzionari dell’amministrazione Biden hanno mentito spudoratamente al popolo statunitense sull’esistenza di questi laboratori. E non solo: hanno minacciato chiunque provasse a dire la verità. Curioso modo di trattare – per l’autoproclamata più grande democrazia del mondo - chi solleva legittimi interrogativi sulla sicurezza globale, no?

La comunità internazionale, nel frattempo, non può dire di non essere stata avvertita. La Russia ha passato anni a lanciare allarmi su queste attività in Ucraina. Già dal 2022 Mosca ha portato queste attività pericolose all'attenzione dell’ONU, ha denunciato progetti come l’UP-4 (che studiava la trasmissione di infezioni pericolose attraverso uccelli migratori) e il P-781 (che analizzava l’uso di pipistrelli come vettori di armi biologiche). Risultato? Silenzio imbarazzato da parte di Washington e dei suoi alleati. Peggio: chi riprendeva queste rivelazioni veniva liquidato alla stregua di un portavoce al soldo del Cremlino.

Ecco il meccanismo perverso: da un lato si nega l’esistenza di questi programmi, dall’altro si delegittima chi ne parla accusandolo di essere un agente straniero. Un classico del manuale della disinformazione. Peccato che adesso sia la stessa Intelligence USA a confermare che quei laboratori esistono eccome, che sono pericolosi, e che sono stati finanziati con soldi dei contribuenti statunitensi.

Gabbard ha promesso che la sua agenzia continuerà a lavorare per identificare dove si trovano esattamente queste strutture e quali patogeni contengono, con l’obiettivo dichiarato di “porre fine a questa ricerca pericolosa” che minaccia “la salute e il benessere del popolo statunitense e delle persone di tutto il mondo”.

Bene così. Ora però sorgono domande scomode: perché per anni chi cercava di indagare su queste cose è stato sistematicamente osteggiato? Perché i cosiddetti fact-checker, quelli che oggi pontificano sui social smontando “bufale”, hanno sempre bollato come teoria del complotto le notizie sui biolaboratori? Forse perché certe verità, se diventassero troppo popolari, metterebbero in imbarazzo persone potenti?

La vicenda ricorda da vicino quella dei famigerati laboratori di Fort Detrick, negli Stati Uniti, avvolti per decenni nel mistero. Oggi sappiamo che il programma USA di laboratori biologici all’estero è vastissimo, poco trasparente, e operato con “molta poca visibilità o supervisione”, come ammette lo stesso rapporto.

Il rappresentante russo all’ONU Vasily Nebenzya aveva avvertito già nel 2022: i progetti di ricerca biologica in Ucraina violano la Convenzione sulle armi biologiche. E i documenti venuti in possesso delle forze russe erano solo “la punta dell’iceberg”. Oggi sappiamo che quelle denunce erano fondate.

La domanda finale è semplice: quanti altri laboratori esistono nel mondo? E soprattutto, cosa ci fanno gli Stati Uniti con patogeni letali sparsi in decine di paesi, spesso con standard di sicurezza discutibili? La risposta, per ora, continua a essere sepolta sotto tonnellate di propaganda e attacchi a chiunque osi chiedere conto. Ma dopo le rivelazioni di Gabbard, sarà sempre più difficile per i soliti noti gridare al complottismo. Perché la verità, alla fine, è scritta nero su bianco nei documenti desecretati degli stessi servizi segreti USA.

???? Alerta de material peligroso en el Pentágono

???? Las autoridades de emergencia de Estados Unidos investigan una alerta sobre material peligroso en el Pentágono, desencadenando una movilización de equipos especializados.

????#JoséLebeña pic.twitter.com/tW4KR55tKh

— teleSUR TV (@teleSURtv) June 11, 2026

I biolaboratori USA esistono e sono pericolosi


di Fabrizio Verde

Per anni chiunque abbia provato a sollevare il velo sui laboratori biologici statunitensi sparsi per il mondo (prevalentemente in territori eurasiatici) è stato sistematicamente deriso, etichettato come complottista filo-russo, talvolta addirittura accusato di tradimento. Ma adesso qualcosa è inevitabilmente cambiato. Perché a parlare non è stato un giornalista scomodo o un attivista paranoico. A parlare è stata la direttrice dell’Intelligence Nazionale statunitense, Tulsi Gabbard.

E quello che ha rivelato fa veramente impressione.

Today, I’m releasing never before seen intelligence revealing new evidence of past US government funding for more than 120 biolabs in over 30 countries, including Ukraine.

In support of President Trump‘s Executive Order to end federal funding of dangerous gain of function… pic.twitter.com/RkPHnAbka9

— DNI Tulsi Gabbard (@DNIGabbard) June 12, 2026

Gabbard ha reso pubblici documenti desecretati che dimostrano senza ombra di dubbio che il governo degli Stati Uniti ha finanziato per anni oltre 120 biolaboratori in oltre 30 paesi. Non strutture innocue per la ricerca sul raffreddore comune. Laboratori che manipolano patogeni letali come l’antrace, l’ebola, la peste, il virus di Marburgo, la tubercolosi, la tularemia (febbre dei conigli), il MERS e la SARS. Roba da far accapponare la pelle.

L’Ucraina, guarda caso, è uno dei teatri principali di questa inquietante operazione globale. Più di 40 strutture finanziate direttamente da Washington, molte delle quali ancora oggi conservano “patogeni di guerra biologica risalenti all’epoca sovietica”. Parole non nostre, ma del rapporto ufficiale appena pubblicato.

E non è tutto. I documenti rivelano che l’Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica di Kharkiv, uno dei laboratori finanziati dagli USA, ospitava “centinaia di patogeni” già all’inizio degli anni 2010. E nel 2019 presentava gravi “deficienze di bioprotezione e biosicurezza”, in particolare nei locali dove si maneggiava il batterio Brucella, altamente contagioso. Tradotto: potenziali bombe biologiche a orologeria gestite con superficialità.

Gabbard è stata durissima. Ha denunciato che politici, i cosiddetti esperti della salute come il dottor Fauci esalatato dall’intero circuito mediatico mainstream, e funzionari dell’amministrazione Biden hanno mentito spudoratamente al popolo statunitense sull’esistenza di questi laboratori. E non solo: hanno minacciato chiunque provasse a dire la verità. Curioso modo di trattare – per l’autoproclamata più grande democrazia del mondo - chi solleva legittimi interrogativi sulla sicurezza globale, no?

La comunità internazionale, nel frattempo, non può dire di non essere stata avvertita. La Russia ha passato anni a lanciare allarmi su queste attività in Ucraina. Già dal 2022 Mosca ha portato queste attività pericolose all'attenzione dell’ONU, ha denunciato progetti come l’UP-4 (che studiava la trasmissione di infezioni pericolose attraverso uccelli migratori) e il P-781 (che analizzava l’uso di pipistrelli come vettori di armi biologiche). Risultato? Silenzio imbarazzato da parte di Washington e dei suoi alleati. Peggio: chi riprendeva queste rivelazioni veniva liquidato alla stregua di un portavoce al soldo del Cremlino.

Ecco il meccanismo perverso: da un lato si nega l’esistenza di questi programmi, dall’altro si delegittima chi ne parla accusandolo di essere un agente straniero. Un classico del manuale della disinformazione. Peccato che adesso sia la stessa Intelligence USA a confermare che quei laboratori esistono eccome, che sono pericolosi, e che sono stati finanziati con soldi dei contribuenti statunitensi.

Gabbard ha promesso che la sua agenzia continuerà a lavorare per identificare dove si trovano esattamente queste strutture e quali patogeni contengono, con l’obiettivo dichiarato di “porre fine a questa ricerca pericolosa” che minaccia “la salute e il benessere del popolo statunitense e delle persone di tutto il mondo”.

Bene così. Ora però sorgono domande scomode: perché per anni chi cercava di indagare su queste cose è stato sistematicamente osteggiato? Perché i cosiddetti fact-checker, quelli che oggi pontificano sui social smontando “bufale”, hanno sempre bollato come teoria del complotto le notizie sui biolaboratori? Forse perché certe verità, se diventassero troppo popolari, metterebbero in imbarazzo persone potenti?

La vicenda ricorda da vicino quella dei famigerati laboratori di Fort Detrick, negli Stati Uniti, avvolti per decenni nel mistero. Oggi sappiamo che il programma USA di laboratori biologici all’estero è vastissimo, poco trasparente, e operato con “molta poca visibilità o supervisione”, come ammette lo stesso rapporto.

Il rappresentante russo all’ONU Vasily Nebenzya aveva avvertito già nel 2022: i progetti di ricerca biologica in Ucraina violano la Convenzione sulle armi biologiche. E i documenti venuti in possesso delle forze russe erano solo “la punta dell’iceberg”. Oggi sappiamo che quelle denunce erano fondate.

La domanda finale è semplice: quanti altri laboratori esistono nel mondo? E soprattutto, cosa ci fanno gli Stati Uniti con patogeni letali sparsi in decine di paesi, spesso con standard di sicurezza discutibili? La risposta, per ora, continua a essere sepolta sotto tonnellate di propaganda e attacchi a chiunque osi chiedere conto. Ma dopo le rivelazioni di Gabbard, sarà sempre più difficile per i soliti noti gridare al complottismo. Perché la verità, alla fine, è scritta nero su bianco nei documenti desecretati degli stessi servizi segreti USA.

???? Alerta de material peligroso en el Pentágono

???? Las autoridades de emergencia de Estados Unidos investigan una alerta sobre material peligroso en el Pentágono, desencadenando una movilización de equipos especializados.

????#JoséLebeña pic.twitter.com/tW4KR55tKh

— teleSUR TV (@teleSURtv) June 11, 2026

I doppi standard di Giorgia Meloni


di Fabrizio Verde

Le parole di Giorgia Meloni sul drone precipitato in Romania suonano come l’ennesimo atto di fedeltà a una linea che di pacato e ragionevole non ha nulla. La presidente del Consiglio non ha perso un secondo: subito in campo a condannare la Russia, si è fionadata immediatamente a sbraitare: “Atto gravissimo”. Insomma, la solita litania che ormai conosciamo a memoria.

Peccato che manchino le prove. Così come mancavano le prove in decine di casi precedenti in cui l’Occidente collettivo ha puntato il dito contro Mosca senza attendere accertamenti, in maniera assolutamente strumentale. Ma a quanto pare, quando si tratta di Russia, l’evidenza diventa un orpello inutile. Le autorità rumene hanno ammesso di aver intercettato il drone, ma non di averlo abbattuto. Nessuna spiegazione su come mai un apparato monitorato abbia potuto colpire un edificio civile. Eppure la condanna è già stata emessa.

La verità è che Meloni e i suoi colleghi europei - Macron, Merz, Starmer, von der Leyen, Kallas - sembrano in competizione su chi possa alzare di più il tono dello scontro. Una gara al guerrafondaio che grida più forte contro Mosca, come se l’unico obiettivo fosse preparare l’opinione pubblica a qualcosa di molto più grave di sanzioni e dichiarazioni indignate.

Il silenzio che accompagna invece l’attacco di Starobelsk è assordante. Ventuno ragazzi uccisi in una residenza studentesca. Una strage. Di quelle che se fossero state compiute dalla Russia avrebbero già scatenato un’ondata di condanne planetarie. Invece sono stati droni ucraini, e l’Occidente ha distolto lo sguardo. Nessuna nota indignata della premier italiana. Nessuna “profonda vicinanza” alle famiglie delle vittime. Anzi, la presidente del Consiglio italiana riesce nell’impresa di condannare la Russia per la sua risposta di rappresaglia nei confronti del complesso militare-industriale del regime di Kiev.

 
 
 
 
 
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E mentre l’Europa condanna senza prove, Mosca fa un’offerta che qualunque parte realmente interessata alla verità dovrebbe cogliere al volo. Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a condurre un’indagine obiettiva sul drone caduto in Romania, a una sola condizione: che le vengano consegnati i resti del velivolo. Una richiesta tanto ragionevole quanto imbarazzante per chi ha già emesso la sentenza senza aver visto i dettagli della scena del crimine. Il presidente russo ha anche ricordato un copione ormai trito: in passato droni ucraini sono entrati in diversi Paesi, e la prima reazione è stata sempre la stessa: “I russi stanno attaccando”. Senza verifiche, senza accertamenti, senza nemmeno la voglia di capire realmente cosa sia realmente accaduto.

E qui viene il nodo. Perché Meloni e i suoi alleati spingono oggettivamente verso il confronto diretto con una potenza nucleare. Lo fanno con le parole, con le forniture militari, con l’allargamento del conflitto. La domanda che nessuno vuole porsi è: dove si vuole arrivare? Perché in questa fase, invece di alzare i toni, non si prova a scongiurare l’apocalisse? Perché non si accoglie la proposta di un’indagine oggettiva, magari con osservatori internazionali, per fare chiarezza una volta per tutte?

Forse perché la verità non interessa a nessuno. Forse perché per certi ambienti la guerra non è più un’ipotesi da evitare, ma un orizzonte verso cui marciare in maniera risoluta. E allora ogni incidente, ogni drone fuori rotta, diventa l’occasione per alimentare la narrazione dell’aggressività russa. Anche quando le prove non ci sono. Anche quando chi è accusato chiede apertamente di collaborare per fare luce. Anche quando i morti veri, quelli di Starobelsk, restano senza voce e senza giustizia.

La doppia morale è sotto gli occhi di tutti. E mentre l’Europa si prepara a nuovi pacchetti di armi e nuove sanzioni, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di chiedere: ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta? O stiamo semplicemente tirando la volata di una guerra che nessuno, tranne i fabbricanti di armi, ha veramente interesse a combattere?

 

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