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Quando la fotografia del cibo diventa giornalismo

3 June 2026 at 16:52

Tra quasi 9.000 fotografie provenienti da oltre 50 Paesi, l’Italia si ritaglia uno spazio importante ai World Food Photography Awards 2026, il più prestigioso concorso internazionale dedicato alla fotografia del cibo e delle filiere alimentari. E per Gastronomika la soddisfazione è doppia, perché tra i protagonisti figurano due autrici che collaborano con il nostro progetto editoriale. 

La notizia più significativa riguarda Michela Balboni che, insieme a Federico Borella, ha conquistato il primo posto nella categoria “Food for the Family” con l’immagine “The Final Touch”. Lo scatto fa parte di un reportage dedicato alla produzione del pane a Samarcanda e racconta la tenerezza di un bimbo che guarda il pane appena preparato per la tavola di famiglia. Una fotografia che unisce infanzia, impasti e relazioni, andando oltre la semplice rappresentazione del pane. Così la fotografa commenta la vittoria: «Ciò che rende questa immagine particolarmente speciale è la storia che c’è dietro. Un grazie di cuore a @madraxim_hakimov e alla sua famiglia per averci aperto le porte della loro casa e accolto nelle loro vite. The Final Touch nasce proprio da quella fiducia, dalla generosità di chi sceglie di condividere la propria quotidianità e le proprie tradizioni con uno sguardo esterno.
Grazie @foodphotoaward per il vostro team incredibile, grazie alla giuria e agli sponsor per aver riconosciuto questo lavoro e per continuare a celebrare le storie che il cibo porta con sé. È un grande onore far parte di questa comunità. Congratulazioni a tutti i finalisti e ai fotografi selezionati. Vedere così tante storie provenienti da ogni parte del mondo è stato come sempre una grande fonte di ispirazione».

Per Gastronomika c’è un motivo ulteriore di orgoglio. Il servizio da cui è tratta l’immagine vincitrice è infatti lo stesso che abbiamo scelto per la copertina del primo numero di GK Magazine. Una decisione editoriale che trova oggi una conferma autorevole da parte della giuria internazionale del concorso londinese. Non tanto perché un premio certifichi una scelta, quanto perché dimostra come alcune storie riescano a parlare un linguaggio universale quando vengono raccontate con profondità e sensibilità.

Accanto a Balboni si distingue anche Sofia Carrara, inserita tra gli autori premiati del concorso con l’opera “Daikon with Small Twigs”, selezionata tra le immagini Highly Commended nella categoria dedicata agli studenti con il suo studio visivo che esplora il rapporto tra cibo e natura. Un riconoscimento che segnala una giovane autrice già capace di muoversi con personalità in un contesto internazionale di altissimo livello. 

I World Food Photography Awards, ospitati a Londra, rappresentano oggi uno dei principali osservatori sul modo in cui il cibo viene raccontato attraverso le immagini. La vincitrice assoluta è la fotografa britannica Jo Kearney con «A Woman Eats in the Canteen of the Soviet-era Sanatorium» realizzata in Tagikistan. Oltre alla vittoria di Michela Balboni e Federico Borella nella categoria Food for the Family, l’Italia ha raccolto diversi riconoscimenti con Marina Spironetti, Valentina Bollea, Diego Papagna, Michele Fini, Lollo Neri, Diego Marinelli e Pier Luigi Dodi, presenti tra finalisti e immagini Highly Commended in varie categorie del concorso. Nel complesso, la fotografia italiana si è confermata tra le più rappresentate e apprezzate dell’edizione 2026 dei World Food Photography Awards.

Sfogliando le gallerie dei finalisti emerge un elemento comune: il centro della narrazione non è quasi mai il piatto in sé, ma le persone, i territori, il lavoro e le relazioni che lo rendono possibile. L’Italia è stata una delle nazioni più rappresentate nelle shortlist del concorso, con autori che spaziano dal reportage di filiera alla fotografia concettuale, fino alla nuova generazione rappresentata proprio dalla giovane Sofia Carrara

È una direzione che sentiamo particolarmente vicina. Da anni Gastronomika sostiene che raccontare il cibo significhi raccontare la società. I riconoscimenti ottenuti da Michela Balboni e Sofia Carrara dimostrano che la fotografia più interessante non cerca la perfezione estetica fine a se stessa ma vuole invece indagare il significato nascosto dietro un gesto quotidiano, una materia prima, una tavola condivisa. Ed è proprio lì che nasce il racconto.

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