Normal view

Received today — 14 June 2026 Il Giornale - Mondo

“Sembrava la macchina volante di Harry Potter”: ecco cosa dicono i nuovi file sugli Ufo del governo Usa

La verità è (di nuovo) là fuori. Il Pentagono ha pubblicato venerdì la terza tranche di documenti classificati relativi ad avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Ufo, secondo il vecchio acronimo (“Unidentified flying object”), sempre più spesso rimpiazzato da un altro, UAP, che sta per “Unidentified anomalous phenomena”. La pubblicazione in questione è parte di un progetto fortemente voluto da Donald Trump, arrivata, curiosamente, nello stesso giorno in cui è approdato nelle sale cinematografiche il nuovo film di Steven Spielberg, “Disclosure day”, dedicato proprio agli alieni.

72 gli X-files, o presunti tali, rilasciati dal dipartimento della Guerra e datati tra gli anni ‘40 e l’anno in corso che, sottolineano i media americani, dimostrano come il governo Usa abbia indagato su avvistamenti inspiegabili non solo negli Stati Uniti ma anche in altre parti del mondo. I documenti appena desecretati contengono segnalazioni presentate dai comuni cittadini e rapporti sugli oggetti volanti provenienti sia dalla Cia che dall’Fbi.

I file caricati sul sito del Pentagono, come già successo in occasione delle pubblicazioni dei precedenti documenti, non contribuiscono più di tanto a fare luce su un mistero che a partire dal secondo dopoguerra ha catturato l’attenzione della società americana, prima di diventare un fenomeno globale. Non aiuta il fatto che alcuni dei rapporti rilasciati facciano più sorridere che riflettere. Come riferisce infatti Nbc News, in un promemoria del dipartimento della Guerra di inizio giugno si legge che un “agente federale delle forze dell’ordine” operante negli “Stati Uniti occidentali” ha riferito di aver visto un oggetto nel cielo nel 2023 che assomigliava all’”auto volante della serie di Harry Potter”. Nello stesso promemoria sono incluse immagini generate dall’intelligenza artificiale di ciò che l’agente afferma di aver visto accompagnate da una precisazione: “si prega di notare che queste immagini sono state generate due anni e mezzo dopo gli eventi”. Un altro avvistamento che ha sollevato alcune perplessità è quello, nel 2022, di un Ufo a forma di patata.

C’è da dire che comunque gli avvistamenti degli Ufo vengono presi sempre più sul serio. “I materiali qui archiviati”, recita il comunicato presente sul sito del Pentagono, “riguardano casi irrisolti, il che significa che il governo non è in grado di giungere ad una conclusione definitiva sulla natura dei fenomeni osservati”. Tra i documenti desecretati 29 appartengono all’Fbi, 18 alla Cia, 12 al dipartimento della Difesa, 11 alla Nasa, uno alla “comunità dell’intelligence e un altro ad un’agenzia governativa statunitense non specificata.

Tra i file che attirano l’attenzione ce n’è uno relativo ad un avvistamento inspiegabile avvenuto nel 2008 presso l’aeroporto di Harare nello Zimbabwe. “Le persone discutevano se l’avvistamento fosse un dispositivo avanzato di un governo straniero o di origine extraterrestre", si legge in un documento redatto dalla Cia. “Ad un certo punto durante l’osservazione”, l’oggetto avrebbe emanato dei raggi per poi ascendere “a più alte latitudini” e sparire dalla visuale. “Questo incidente (...)”, prosegue il documento dell’agenzia di Langley “ha comportato la decisione di mettere lo Zimbabwe (...) in stato di allerta elevata”.

Un altro documento fa riferimento alla convocazione da parte della Cia di un “Comitato consultivo scientifico sugli oggetti volanti non identificati” e contiene corrispondenze e rapporti risalenti ai primi anni Cinquanta. Il gruppo di esperti di tale Comitato stabilì che “i dischi volanti non rappresentavano una minaccia fisica diretta per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” ma il vero pericolo era invece rappresentato da una “stampa sensazionalistica” che dava risalto agli avvistamenti. All’epoca, gli esperti raccomandarono dunque che il fenomeno degli avvistamenti venisse smentito a livello ufficiale per “privare l'argomento Ufo del suo mistero”. A distanza di quasi 80 anni tale mistero sembra però ancora lontano dall’essere risolto.

Agenti locali, piani ambiziosi e il ruolo di Vance: ecco i segreti della guerra del Mossad contro l’Iran

Una macchina inarrestabile in grado di influenzare il corso della guerra e della pace su molteplici fronti mediorientali. Così viene descritto il Mossad, l’agenzia di spionaggio israeliana, da Yonah Jeremy Bob, autore, assieme ad Elliot Kaufman, di un libro di prossima uscita, “In the War Room: The Inside Story of Israel’s Fight Against Hamas and the Iranian Axis”, contenente alcune indiscrezioni inedite sullo scontro tra Tel Aviv e il regime degli ayatollah. Un articolo pubblicato da Jeremy Bob sul Jerusalem Post ripercorre alcune delle rivelazioni del libro spaziando dalla lotta ad Hezbollah a quella avviata con la missione Epic Fury senza tralasciare i piani segreti degli 007 dello Stato ebraico volti a fermare il programma nucleare dei pasdaran. Gli autori del volume in questione hanno attinto a fonti interne al Mossad e all’Idf per cercare di fare luce su alcune delle più sofisticate operazioni di intelligence della storia moderna. Che, peraltro, è presumibile immaginare siano ancora in corso.

Il rilascio delle anticipazioni del libro è coinciso quasi con il termine, martedì scorso, del mandato di David Barnea alla guida dell’agenzia di spionaggio di Tel Aviv. Barnea ha ricoperto il delicato incarico per cinque anni, durante i quali, oltre ai due conflitti contro Teheran, Israele ha reagito alla strage di Hamas colpendo duro a Gaza i miliziani appartenenti all’organizzazione terroristica (e la popolazione nella Striscia) e gli operativi di Hezbollah in Libano. Sino ad arrivare a colpire i capi dei due proxy del regime teocratico.

Uno dei maggiori successi del Mossad è rappresentato proprio dall’uccisione di Hassan Nasrallah, il leader, per oltre 30 anni, del partito di Dio. L’eliminazione di Nasrallah, neutralizzato il 27 settembre del 2024 da 85 bombe sganciate dagli aerei delle forze di Tsahal sul suo compound a Beirut, si è consumata pochi giorni dopo un’altra spettacolare operazione israeliana. Quella degli esplosivi impiantati nei dispositivi di comunicazione dei membri di Hezbollah.

Dieci gli anni impiegati da Mossad e dall’Idf per arrivare a Nasrallah. Un risultato, come avvenuto più di recente in Iran, ottenuto grazie al contributo fornito dalle risorse di Tel Aviv sul campo: agenti locali al servizio dell’intelligence israeliana, oltre ad iraniani che lavoravano con Hezbollah. Stanare il capo dello Stato nello Stato senza di loro non sarebbe stato possibile. Tali operativi infatti hanno dovuto spesso dirigersi direttamente in aree appena bombardate dall’Idf, spesso per effettuare una valutazione dei danni causati dai raid o, come si legge nell’articolo del Jerusalem Post, per piazzare i dispositivi che hanno aiutato a rintracciare e ad uccidere Nasrallah. Barnea aveva bisogno di conoscere l’esatta ubicazione del bunker e della posizione di Hezbollah nell’area fortificata. Nel 2025, Tel Aviv ha insignito questi agenti di un riconoscimento ufficiale per il loro insostituibile lavoro. Le loro identità sono ancora coperte dal massimo segreto.

Altre rivelazioni riguardano più da vicino la lotta nell’ombra di Tel Aviv contro la testa della piovra, l’Iran. Nel corso degli anni il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha presieduto a riunioni col Mossad e con l’Idf per cercare di fermare il programma nucleare della Repubblica Islamica. In un primo momento, Bibi avrebbe assegnato agli 007 la responsabilità principale di sventare la minaccia di Teheran. Un piano allo studio prevedeva che l’agenzia di intelligence dello Stato ebraico guidasse un’operazione “per distruggere simultaneamente gran parte del programma nucleare iraniano”.

Nel 2024 però Netanyahu decise che questo piano era troppo ambizioso e irrealistico. In particolare, fonti vicine a Barnea affermano che l’operazione non sarebbe andata avanti anche perché nessuno credeva che decine di agenti locali, quindi iraniani, potessero essere impiegati in una missione così estesa senza far trapelare informazioni. Inoltre, nel frattempo, la strage del 7 ottobre aveva distolto risorse, tempo e attenzione verso Gaza.

Non meno impressionanti le indiscrezioni che riguardano la missione Epic Fury e che chiamano in causa l’alleato americano. Le già menzionate fonti vicine al direttore del Mossad sostengono che, “per molti versi”, gli Stati Uniti sono stati gli ideatori del piano di rovesciare il regime degli ayatollah utilizzando i curdi al fine di avviare un’offensiva di terra. Israele era pronto a fornire supporto aereo ai curdi, i quali avevano ricevuto sia da Tel Aviv che da Washington armi e addestramento militare.

Non è ancora del tutto chiaro se il presidente americano Donald Trump sia stato convinto a porre il veto sull’operazione da alcuni dei più alti funzionari della sua amministrazione o dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Fonti israeliane hanno accusato elementi di spicco all’interno della Casa Bianca di aver fatto trapelare il piano a Erdogan, permettendo così al leader turco di contattare per tempo il suo omologo statunitense e fermare il piano. In molti indicano che l’autore della soffiata sarebbe stato il vicepresidente JD Vance. Un’insinuazione smentita dal diretto interessato.

Quanto alla ricostruzione, apparsa sui media nelle scorse settimane, secondo cui sarebbe stato il direttore del Mossad, a febbraio, a convincere Trump che il regime iraniano sarebbe crollato subito, Barnea avrebbe precisato di non aver mai assicurato un tale esito in tempi così rapidi. Per il capo uscente dell’agenzia di intelligence israeliana, la caduta della dittatura islamica è un effetto che potrebbe verificarsi ad un anno di distanza, o più, dalla fine della guerra. Ad una condizione: che The Donald mantenga una forte pressione sull’Iran. E pare che l’ex signore delle spie israeliane sia ancora convinto che andrà così.

❌