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Received — 11 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Che succede a mutui e prestiti dopo l’aumento dei tassi? L’impatto sui bilanci delle famiglie

11 June 2026 at 14:08

La decisione della Banca centrale europea di rialzare i tassi d’interesse per la prima volta dal 2023 segna una brusca inversione di rotta spinta dalle pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente che ha gonfiato i prezzi dell’energia. Tra mutui più costosi e acquisti a rate che richiederanno esborsi maggiori, a subirne gli effetti saranno anche i bilanci delle famiglie.

L’Euribor a tre mesi, il parametro di riferimento per gran parte dei mutui variabili, era già risalito dal 2,01% di fine febbraio al 2,31% del 5 giugno, incorporando le aspettative dei mercati su una stretta monetaria. Secondo le simulazioni di Facile.it, la rata di un mutuo variabile standard da 126mila euro in 25 anni, che a gennaio era pari a 578 euro, è già salita a circa 590 euro a giugno. Con il rialzo di 25 punti base deciso dalla Bce, la rata arriverà a circa 606 euro al mese. E le previsioni indicano ulteriori rincari nei prossimi mesi. Sulla base delle quotazioni dei futures, Facile.it stima che la rata possa raggiungere i 626 euro entro la fine dell’anno o all’inizio del 2027. Rispetto a gennaio, l’aumento complessivo sarebbe quindi vicino ai 50 euro mensili, pari a circa 600 euro l’anno. L’impatto degli aumenti sarà però diverso per ciascun mutuatario in base all’importo residuo del finanziamento e al numero di rate ancora da pagare: più si è vicini alla fine del piano di ammortamento, minore sarà l’effetto.

La Federazione Autonoma Bancari Italiani stima che per un finanziamento da 50.000 euro la maggiore spesa mensile oscillerà tra 29 euro su una durata di 10 anni e 35 euro su trent’anni. Per un mutuo da 100.000 euro l’aumento della rata va da 59 a 70 euro al mese, mentre per un finanziamento da 150.000 euro la crescita è compresa tra 88 e 106 euro mensili. L’impatto aumenta al crescere dell’importo richiesto. Su un mutuo da 200.000 euro l’incremento della rata è compreso tra 118 e 141 euro al mese, mentre per un finanziamento da 250.000 euro si arriva fino a 176 euro in più ogni mese, pari a oltre 2.100 euro nell’arco di un anno.

Il rialzo dei tassi non colpisce soltanto chi ha un mutuo. Anche il credito al consumo è destinato a diventare più oneroso. Secondo uno studio della Fabi, una lavatrice da 700 euro acquistata con un finanziamento quinquennale arriva a costare complessivamente 877 euro, mentre uno smartphone da 850 euro pagato in due anni supera i 930 euro. Per gli acquisti di importo più elevato l’effetto degli interessi diventa molto più pesante: un viaggio da 5mila euro finanziato in quattro anni costa oltre 6mila euro e un’automobile da 20mila euro acquistata a rate nell’arco di sei anni arriva a richiedere più di 26mila euro complessivi.

Più aumenta il costo del denaro, insomma, più cresce la quota di reddito che le famiglie devono destinare al pagamento degli interessi, riducendo le risorse disponibili per altre spese. È proprio questo del resto uno dei canali attraverso cui la Bce punta a raffreddare l’inflazione: frenare domanda e consumi per contenere la crescita dei prezzi.

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Vaccini Covid, nuovo schiaffo alla Commissione Ue sulla trasparenza. L’avvocato generale: “Non ha garantito ampio accesso ai contratti”

11 June 2026 at 11:37

Nuovo schiaffo alla Commissione europea sulla mancata trasparenza dei contratti per l’acquisto dei vaccini Covid. Dopo la condanna in primo grado rimediata dal Tribunale dell’Unione europea, l’avvocato generale Athanasios Rantos ha chiesto la conferma del verdetto alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, in sede di appello. La Commissione Ue “non ha garantito al pubblico un accesso sufficientemente ampio ai contratti per l’acquisto dei vaccini contro il Covid”, ha dichiarato Rantos. Quest’ultimo ha sottolineato l’obbligo di trasparenza della Commissione proponendo alla Corte Ue di respingere le argomentazioni di Palazzo Berlaymont. L’avvocato generale non decide l’esito della causa, ma indica una possibile soluzione giuridica e le sue conclusioni vengono spesso seguite dai giudici di Lussemburgo. La sentenza è attesa nei prossimi mesi.

Durante la pandemia, la Commissione aveva negoziato in modo riservato con le imprese farmaceutiche i contratti per i vaccini anti-Covid. Nel 2021, alcuni eurodeputati e privati hanno chiesto di visionare i documenti, ma l’esecutivo Ue aveva concesso un accesso parziale, secretando i nomi dei negoziatori e le clausole sugli indennizzi alle aziende. I richiedenti si sono rivolti al Tribunale dell’Unione Europea, che nel 2024 ha condannato la Commissione per non aver garantito sufficiente trasparenza. La Commissione ha quindi impugnato la sentenza presentando un ricorso in appello alla Corte di Giustizia dell’Ue.

Al centro della causa figurano le dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi dei negoziatori e le clausole sugli indennizzi alle aziende farmaceutiche: secondo Rantos, Bruxelles non ha dimostrato che la divulgazione di queste informazioni avrebbe leso la privacy o gli interessi commerciali delle imprese. Inoltre, le versioni oscurate dei documenti (con dichiarazioni anonimizzate sull’assenza di conflitti d’interesse) non consentivano una verifica adeguata, “concreta ed efficace”, dell’imparzialità dell’iter negoziale. Analoga valutazione riguarda le clausole sugli indennizzi. Rantos respinge la tesi secondo cui la loro pubblicazione avrebbe danneggiato gli interessi commerciali delle imprese, rilevando che Bruxelles non ha provato né il rischio di comportamenti abusivi né quello di un aumento delle azioni risarcitorie contro le aziende farmaceutiche. Dunque secondo l’avvocato generale, il Tribunale ha correttamente riconosciuto che la trasparenza dei negoziati rappresenta “un fine specifico di interesse pubblico”.

Nel contesto della pandemia di Covid-19, ricorda la Corte, l’Unione Europea aveva creato un meccanismo centralizzato per acquistare i vaccini, per garantire agli Stati membri un approvvigionamento rapido ed equo. La Commissione Europea ha costituito una squadra di negoziatori composta da alcuni suoi funzionari e da un numero limitato di esperti degli Stati membri, incaricata di negoziare con alcune imprese farmaceutiche gli accordi preliminari di acquisto dei vaccini.

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L’uscita di Trump: “L’inflazione ai massimi da tre anni? La amo. Numeri fantastici. Dopo la fine della guerra crolleranno”

11 June 2026 at 08:49

“Mi piace l‘inflazione“. Donald Trump la spara grossa per commentare la fiammata dei prezzi sopra il 4% negli Stati Uniti, un livello che non si vedeva dall’inizio del 2023. Rispondendo nello Studio Ovale a una domanda sui nuovi dati sui prezzi al consumo pubblicati mercoledì, il presidente ha liquidato le preoccupazioni con una battuta: “Lo adoro. I numeri sono fantastici“. E ha assicurato che il costo della vita “crollerà come un macigno” una volta terminato il conflitto con l’Iran.

Parole che difficilmente troveranno d’accordo consumatori, investitori e banchieri centrali. I dati diffusi dal Dipartimento del Lavoro mostrano infatti che a maggio l’inflazione è salita al 4,2% su base annua dal 3,8% del mese precedente. A spingere i prezzi sono soprattutto i rincari energetici innescati dalla guerra in Medio Oriente scatenata proprio da Trump e dai timori per la sicurezza delle forniture petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz.

Su base mensile l’indice dei prezzi al consumo è invece aumentato dello 0,5%, leggermente meno dello 0,6% registrato ad aprile. Un segnale che potrebbe indicare come la fase più intensa dello choc energetico sia alle spalle, a condizione che il prezzo del greggio non torni a impennarsi. Secondo il Dipartimento del Lavoro, oltre il 60% dell’incremento dell’inflazione continua a essere riconducibile all’energia. Anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia ed è considerata dagli economisti un indicatore più affidabile delle tendenze di fondo, è salita al 2,9% annuo dal 2,8% di aprile. Ma il dato mensile si è fermato allo 0,2%, meno delle attese.

La reazione dei mercati è stata prudente. Gli investitori ritengono probabile che la Federal Reserve mantenga invariati i tassi di interesse nella prossima riunione, pur riducendo le aspettative di un imminente allentamento monetario. Del resto l’economia americana continua a mostrare notevole capacità di tenuta, come dimostrano i 172mila posti di lavoro creati a maggio.

Anche in Europa la crisi energetica torna a occupare il centro del dibattito. Gli investitori guardano alle prossime mosse della Banca centrale europea che giovedì con tutta probabilità alzerà i tassi dello 0,25%, al 2,25%. Sarebbe la prima volta in quasi tre anni.

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