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Received — 3 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Premio Strega 2026, svelata la sestina finalista: Michele Mari in testa, sorpresa per Bianca Pitzorno. I nomi e i possibili vincitori

3 June 2026 at 20:49

Tre donne e tre uomini in “sestina”. E tra Einaudi e Feltrinelli si intravede il Premio Strega 2026. Per il vincitore o vincitrice dell’80esima edizione del più prestigioso riconoscimento letterario italiano la sentenza arriva dal Teatro Romano di Benevento dove è avvenuto lo spoglio definitivo dei voti durante la soporifera diretta di RaiPlay.

È Michele Mari, autore di I convitati di pietra (Einaudi) ad aver ottenuto più voti di tutti, 280. Seguono da vicino Matteo Nucci, autore di Platone – Una storia d’amore (Feltrinelli) con 242 voti (in cinquina già nel 2010 e 2017) e la vera sorpresa della sestina, l’83enne Bianca Pitzorno che con La sonnambula (Bompiani) raccoglie 195 voti. Al quarto posto Teresa Ciabatti, già finalista dello Strega nel 2017, con Donnaregina (Mondadori), 184 voti. Mentre Alcide Pierantozzi, autore di Lo sbilico (Einaudi) raccoglie 170 voti dopo essere stato a lungo in testa nei primi due scrutini.

La cinquina, come da regolamento, si allarga a sestina per accogliere un editore medio-piccolo, qui L’orma che con Vedove di Camus scritto da Elena Rui allarga i concorrenti per la vittoria finale.

Escono quindi di scena sia il veterano Ermanno Cavazzoni e il suo ottimo romanzo Storia di un’amicizia (Quodlibet) dedicato a Gianni Celati e la 33enne Nadeesha Uyangoda, l’autrice italiana di origine srilankese che con Acqua Sporca (Einaudi) nei primi due scrutini sembrava aver centrato la cinquina. Anche il popolare Marco Vichi e l’onnipresente Christian Raimo rimangono lontanissimi dal sesto posto, penultimo e ultimo, confermando che lo Strega soprattutto per Vichi non è una questione di copie vendute.

A succedere ad Andrea Bajani, però, sembra essere Mari che con I convitati di pietra, un bizzarro e perfido patto alla It tra compagni di scuola, sembra aver già convinto da tempo gli Amici della Domenica. Nel caso, per Einaudi – che in finale va con due titoli – sarebbe il quarto Strega (Cognetti, Desiati, Di Pietrantonio) negli ultimi dieci anni. Le uniche insidie al 70enne poeta e traduttore milanese arrivano solo dal solenne Platone – Una storia d’amore di Matteo Nucci (a Benevento con un chiodo in fintapelle alla Marlon Brando) e con una delle autrici, principalmente per bambini, più vendute in Italia (oltre due milioni di copie), la sassarese Bianca Pitzorno che con La sonnambula entra nella storia di fine ottocento di una inventata città sarda per seguire le gesta di una veggente che sviene e predice il futuro.

La finale con la proclamazione del vincitore/trice avverrà l’8 luglio per la prima volta nella splendida cornice del Campidoglio a Roma.

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“Dai salari alle violenze, le promesse alle donne non mantenute. Dobbiamo lavorarci”: il discorso di Paola Cortellesi al Quirinale

3 June 2026 at 18:31

“Quando finalmente la voce delle donne ebbe un peso”. Non poteva esserci figura più adatta per celebrare gli 80 anni della Repubblica italiana. È stata Paola Cortellesi, regista e protagonista dell’exploit cinematografico campione d’incassi C’è ancora domani (2023), a ricordare da Piazza del Quirinale a Roma, durante le celebrazioni ufficiali, come la Repubblica sia nata dalla Resistenza e dall’antifascismo, e come in quei giorni fu finalmente concesso il diritto di voto alle donne.

“Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza. Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, da un gesto semplice e insieme rivoluzionario; dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto. E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne”. Cortellesi si è soffermata sul fatto che durante il Ventennio mussoliniano “la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un’idea precisa di subordinazione e obbedienza (…) in un unico ruolo considerato “naturale”: moglie, madre, custode del focolare”. Esaltazione della maternità, impossibilità di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo come filosofia e storia nei licei, insomma un orientamento politico forzato verso i “lavori donneschi”.

È qui che Cortellesi cita alcuni passaggi del volume “Politica della famiglia” del 1938, scritto dall’economista fascista Ferdinando Loffredo: “La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia”. E ancora: “Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l’aumento della disoccupazione maschile”. “In sintesi – chiosa ironica Cortellesi – vengono a rubarci il lavoro”.

L’attrice e sceneggiatrice ha ricordato che nonostante “questo oscuro scenario di disuguaglianza ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi”. Cortellesi ha quindi elencato tre partigiane della Resistenza: Teresa Vergalli – nome di battaglia Annuska – staffetta, a 16 anni; Tina Anselmi, poi diventata deputata della DC, che a 17 anni fu costretta ad assistere all’impiccagione di 31 prigionieri in piazza e quindi decise di unirsi alla Resistenza; infine Irma Bandiera, la bolognese emiliana che venne catturata da una squadra fascista, torturata fino alla morte dai repubblichini, ma che non rivelò mai i nomi dei suoi compagni preferendo morire.

“Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Non avevano ancora il diritto di voto, ma stavano già scegliendo il futuro dell’Italia”. “C’era la moltitudine silenziosa delle donne comuni. Quelle piegate dal lavoro fin dall’infanzia, indottrinate alla sottomissione; destinate, nei casi migliori, a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso (…) quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate”. L’attrice e regista ha così concluso il suo lungo intervento rivivendo in una sorta di loop la sua interpretazione di Delia in “C’è ancora domani”, ricordando l’alto valore simbolico e politico di quel diritto al voto avvenuto proprio nel 1946. “Con quel gesto nasceva la promessa di una Repubblica fondata sulla dignità e sull’uguaglianza. La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, dissentire, scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura”.

Con la Repubblica è nata “la promessa di un Paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire e scegliere chi governa partecipare alla vita pubblica senza paura. Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall’obbedienza imposta – ha aggiunto -. L’effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute. Dobbiamo lavorarci. Dico dobbiamo, perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte”.

E la strada è ancora lunga: “Molto è cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare e quel diritto conquistato ottant’anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato, e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla”. Citando ancora Irma Bandiera, Cortellesi ha concluso: “Prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: “Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l’ho tanto voluto io stessa”. Quelli “dopo di lei”, siamo noi”.

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