Normal view

Received — 5 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Cobolli e Arnaldi, nemiciamici fin da bambini: “Lui era un anno più piccolo, la prima partita l’ho vinta io”. I due papà: “Sono dei bravi ragazzi, godiamoceli”

5 June 2026 at 12:10

Oggi sul Philippe Chatrier non andrà in scena soltanto una semifinale del Roland Garros. Sarà soprattutto una storia fatta di amicizia, sacrifici e sogni condivisi. Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi si conoscono da quando erano bambini, si allenano insieme, si frequentano fuori dal campo e da anni si affrontano in tornei giovanili, Challenger e poi circuito maggiore. Per raccontare la prima semifinale tutta italiana della storia in uno Slam, forse bisogna partire da una storia che molti hanno visto proprio da piccoli. Quella di Red e Toby, amici destinati però a diventare rivali in un celebre film Disney. Così diversi, eppure legati, eppure destinati a scontrarsi: Cobolli e Arnaldi non sono una volpe e un cane da caccia, naturalmente, ma adesso si ritrovano uno di fronte all’altro per un posto nella finale di Parigi. Pronti a darsi battaglia, perché nessuno vuole rinunciare a quel sogno.

Da avversari Under 13 al palcoscenico più grande

Arnaldi ricorda perfettamente l’inizio di tutto. “Giochiamo uno contro l’altro da quando avevamo undici o dodici anni. Ci conosciamo molto bene”. La prima sfida, racconta il ligure, arrivò ai Campionati Italiani Under 13 o Under 14: “Lui era un anno più piccolo di me e quella partita l’ho vinta io. È stata una delle prime volte che ci siamo conosciuti davvero bene”. Da allora le loro strade hanno continuato a incrociarsi. “Abbiamo una bella rivalità in campo. Fin da quando eravamo piccoli abbiamo giocato tante battaglie, spesso molto combattute. Fuori dal campo invece siamo amici. Ci alleniamo spesso insieme e passiamo molto tempo insieme”. Un rapporto speciale che oggi si trasferisce sul campo più importante del mondo della terra battuta. “Spero che venga fuori una bella battaglia, ma allo stesso tempo una bella partita da vedere e da godersi anche per noi che saremo in campo”.

Due caratteri diversi, lo stesso sogno

Alla vigilia entrambi hanno cercato di vivere una giornata normale. Allenamento, palestra, fisioterapia e cena con le persone più vicine. Un modo per allontanare la pressione di un appuntamento storico. Cobolli ha scelto la filosofia che lo accompagna fin da bambino: “Giocherò la mia prima semifinale in uno Slam. È un sogno che si realizza, ma penso di non essermi mai messo pressione da solo. Mi piace vivere il momento come quando ero bambino, con grande passione e con un grande sorriso“. Poi un pensiero che va oltre il risultato: “Dobbiamo essere felici per il tennis italiano e goderci il momento”. Anche Arnaldi fatica ancora a rendersi conto di ciò che sta accadendo: “Ancora non ho realizzato bene che io e Flavio siamo in semifinale, però sono contento. Non vedo l’ora di scendere in campo“.

L’orgoglio dei padri: “Due bravi ragazzi”

Dietro questa semifinale ci sono anni di viaggi, sacrifici e sostegno familiare. Storie raccolte oggi da Repubblica. Fabrizio Arnaldi ricorda il figlio adolescente, “più piccolo e magrolino dei coetanei”, ma già dotato di una grinta speciale. E spiega: “Io sono sempre stato un grande agonista. La testardaggine invece l’ha presa da sua madre, Silvia”. Poi ricorda l’amicizia del suo Matteo con Flavio: “Erano sempre allegri, più o meno tutti della stessa età: chi avrebbe mai potuto immaginare che sarebbero diventati i padroni di questo sport?”. Stefano Cobolli conferma : “Mi colpisce la loro fratellanza: stanno insieme, scherzano. Sono davvero amici“, racconta il padre del romano. E aggiunge: “Sono più contento dell’uomo che del giocatore. La sua generosità, il suo sorriso mi rendono orgoglioso. Lo stesso vale per Matteo. Due bravi ragazzi. Godiamoceli”.

L'articolo Cobolli e Arnaldi, nemiciamici fin da bambini: “Lui era un anno più piccolo, la prima partita l’ho vinta io”. I due papà: “Sono dei bravi ragazzi, godiamoceli” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Received — 4 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Tutti gli infortuni di Matteo Berrettini: vittorie e drammi, le tappe di una carriera tormentata

4 June 2026 at 11:00

Qualche anno prima dei trionfi di Jannik Sinner e dell’esplosione definitiva del tennis italiano, c’era il sogno di Matteo Berrettini. La sua finale a Wimbledon nel 2021 resterà per sempre il primo capitolo dell’epoca d’oro della racchetta azzurra. Quel tennista romano, esploso un po’ tardivamente (nel 2021 aveva “già” 25 anni) era così diverso dal prototipo del tennista italiano: alto, potente, forte soprattutto sull’erba. Capace di soffrire, di rimontare e gioire. È entrato così subito nel cuore di tutti gli appassionati. Che oggi si chiedono cosa sarebbe stato Berrettini senza tutti gli infortuni che hanno martoriato la sua carriera. Da quel Wimbledon ad oggi sono arrivati tanti altri trionfi: dai successi al Queen’s fino alle due Coppa Davis vinte nel 2024 e nel 2025, sempre da protagonista prima con Sinner e poi con l’amico Flavio Cobolli. Ma sono arrivati anche tantissimi traumi: stop dolorosi e faticose risalite. Il vero tallone d’Achille del fisico di Berrettini è la fragilità della catena addominale-obliqua, già emersa nel 2021 e poi tornata più volte negli anni successivi. A questa si sono aggiunti due stop strutturali pesanti: l’operazione alla mano destra nel 2022 e la rottura del legamento della caviglia destra allo US Open 2023. Fino all’ultimo exploit in questo Roland Garros, interrotto nuovamente da un problema fisico, questa volta all’anca. Ecco tutti gli infortuni che hanno tormentato la carriera del campione romano.

Luglio 2019 – La caviglia

Nei primi anni di carriera ad alto livello di Berrettini emergono spesso dei problemi alla caviglia. Il più grave nel luglio 2019, quando dopo Wimbledon rinuncia a Gstaad, dove era campione in carica, e poi anche a Montréal. Rientra a Cincinnati ad agosto dopo circa 3 settimane. Poco dopo raggiunge la sua prima semifinale Slam agli Us Open.

Febbraio 2021 – Il primo problema agli addominali

Durante il terzo turno degli Australian Open vinto con Karen Khachanov, Berrettini accusa uno stiramento addominale. Due giorni dopo deve dare forfait prima degli ottavi contro Stefanos Tsitsipas. Rientra a Montecarlo ad aprile: purtroppo quel primo infortunio sarà l’inizio di un dramma sportivo che lo perseguiterà negli anni a venire. Per fortuna non in quell’estate del 2021, quando Berrettini arriva fino alla finale a Wimbledon, persa contro Novak Djokovic.

Novembre 2021 – Le lacrime alle Atp Finals

ATP Finals, Torino: per la prima volta c’è in campo un italiano, è Matteo Berrettini. Contro Alexander Zverev si ferma in lacrime per un nuovo problema addominale nella zona sinistra. È costretto a rinunciare al torneo, sostituito da Jannik Sinner. Torna ad allenarsi a dicembre e punta all’Australian Open: ci mette circa due mesi per tornare in forma, ma a Melbourne raggiunge subito la semifinale, sconfitto da Rafa Nadal.

Marzo 2022 – L’infortunio alla mano destra

Neanche il tempo di riprendersi dal secondo infortunio agli addominali che arriva un’altra brutta notizia: Berrettini rinuncia a Miami per un problema alla mano destra, deve sottoporsi a un intervento. Salta Montecarlo, Madrid, Roma e Roland Garros. Rientra a Stoccarda l’8 giugno 2022 e vince il torneo, dopo quasi tre mesi di stop.

Giugno 2022 – La beffa del Covid

Per Berrettini arriva subito dopo un’altra botta psicologica durissima. È appena rientrato, ha vinto Stoccarda e il Queen’s: è già uno dei favoriti per Wimbledon. Ma è costretto a rinunciare al torneo sull’erba londinese perché prima dell’esordio risulta positivo al Covid. Una beffa enorme.

Marzo 2023 – Polpaccio destro

È un periodo difficile. Berrettini si ritira contro Holger Rune nei quarti ad Acapulco, dopo aver mostrato un evidente problema al polpaccio destro. Rientra a Indian Wells pochi giorni dopo: circa una settimana.

Aprile 2023 – Di nuovo gli addominali

Dopo aver battuto Francisco Cerundolo a Montecarlo, Berrettini rinuncia al match successivo con Holger Rune. Ha subito una lesione muscolare di secondo grado all’obliquo interno della fascia addominale. Salta di nuovo Madrid, Roma e Roland Garros. Rientra di nuovo sull’erba, a Stoccarda, dopo due mesi di stop.

Settembre 2023 – Il crac alla caviglia

Berrettini sta provando faticosamente a risalire in classifica, a ritrovare fiducia e condizione. Comincia gli Us Open molto carico, ma arriva un altro trauma: cade durante il match di secondo turno contro Arthur Rinderknech e si ritira. Il verdetto è durissimo: rottura di un legamento della caviglia destra. Chiude il 2023 in anticipo e non gioca più per diversi mesi,

Gennaio 2024 – Ci si mette anche il piede

Il rientro effettivo avviene a Phoenix nel marzo 2024, anche perché nel frattempo subentra un problema al piede alla vigilia degli Australian Open: Berrettini si ritira prima dell’esordio con Stefanos Tsitsipas. Rientra a Phoenix a marzo, raggiungendo la finale. Salterà comunque gran parte della stagione sulla terra rossa per una tonsillite e per una condizione ancora precaria.

Settembre 2024 – Il solito problema

A Tokyo Berrettini accusa il solito problema agli addominali: contro Arthur Fils vince il primo set, chiede il medical time-out e si ritira all’inizio del secondo. Torna nel circuito europeo indoor a ottobre, dopo circa un mese di stop. In tempo per ritrovare la condizioni e guadagnarsi la convocazione in Coppa Davis: vince l’Insalatiera a Malaga in coppia con Jannik Sinner.

Aprile-maggio 2025 – L’incubo addominali

L’incubo addominali torna nella primavera del 2025. A Madrid Berrettini si ferma contro Jack Draper per un fastidio, a Roma si ritira contro Casper Ruud per un problema all’obliquo destro. Poi rinuncia al Roland Garros. Rientra a Wimbledon, ma dopo il primo turno non gioca più fino all’autunno e salta anche lo US Open. Rientra a Hangzhou a settembre 2025. Si prepara di nuovo per la Coppa Davis, vinta ancora da protagonista insieme a Cobolli nella bolgia di Bologna.

Gennaio 2026 – Il déjà vu

Australian Open, Berrettini dà forfait prima del primo turno con Alex de Minaur per un nuovo fastidio agli obliqui, spiegando di non sentirsi in grado di reggere un match al meglio dei cinque set. Questa volta si ferma prima che la situazione possa costringerlo a fermarsi per diversi mesi.

Giugno 2026 – L’ultimo dramma

Berrettini sembra rinascere al Roland Garros: vince anche un match al quinto set (contro Comesana) e torna ai quarti di uno Slam, come non gli capitava dagli Us Open 2022. Poi il nuovo dramma: è costretto al ritiro nel secondo set contro Arnaldi. In conferenza indicato l’anca come zona del problema, dicendo di non sapere ancora l’esatta diagnosi e di attendere gli esami. I tempi di recupero non sono ancora noti: la grande speranza è che possa esserci a Wimbledon. Soprattutto, che i suoi tormenti possano dargli finalmente una tregua.

L'articolo Tutti gli infortuni di Matteo Berrettini: vittorie e drammi, le tappe di una carriera tormentata proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Questa volta è l’anca. Il dolore è forte e non so quanto starò fermo. Sono stanco di ritirarmi”: Berrettini spiega il suo infortunio

4 June 2026 at 09:54

“È l’anca, spero che le radiografie mi diranno cosa è stato”. Un nuovo dolore, l’ennesimo infortunio. Questa volta è l’anca a distruggere i sogni di gloria di Matteo Berrettini. Il 30enne romano si è dovuto fermare ancora una volta, durante il secondo set dei quarti di finale del Roland Garros. Niente possibilità di sfidare Flavio Cobolli: a giocarsi la possibilità di accedere alla finale di Parigi sarà Matteo Arnaldi. Il sanremese aveva vinto il primo set, stava giocando bene, ma per Berrettini il rammarico più grande è non aver avuto la chance di lottare, di provarci. È successo di nuovo. E questo stop lo costringe a dover provare a ripartire di nuovo, sperando di essere pronto per giocare a Wimbledon tra meno di un mese.

Le parole di Berrettini dopo il ritiro sono un manifesto della sua tristezza: “Sono stanco di ritirarmi, non volevo finire così”. È una sensazione che ormai lo sta perseguitando: “Perdere o vincere ovviamente era importante, ma è una sensazione diversa quando vai a casa e pensi solo a cosa avresti potuto fare meglio se hai perso la partita in questo modo. Mi sono sentito e mi sento come se mi fosse stata tolta la possibilità di esprimermi fino all’ultimo punto, di provarci, ed è un po’ quello che è successo negli ultimi anni“, spiega il tennista romano.

Come si è fatto male: “Nel primo set ho iniziato a sentire qualcosa”

Il dolore non è arrivato all’improvviso, ma è diventato troppo forte per continuare a giocare: “A metà del primo set ho iniziato a sentire qualcosa mentre servivo, ma non ci ho dato molto peso. Sono solo andato avanti e ho cercato di fare del mio meglio. Poi più giocavo, più servivo, più colpivo di dritto e peggio mi sentivo e ho chiamato in campo il team medico e mi hanno detto che l’area era molto infiammata e molto dolorante“. Berrettini ha provato comunque a giocare, poi ha capito che sarebbe stato un errore: “Il dolore era troppo e spero di non aver fatto nessun danno serio. Vedremo cosa è stato, spero nulla di brutto. Sono deluso, ma giocando avrei potuto fare peggio e recuperare sarebbe stato più lungo”.

I dubbi: “Il dolore è forte e non so quanto starò fermo”

Oltre alla delusione per come è finita la sua avventura a Parigi, c’è anche il timore che l’infortunio possa essere grave: “È l’anca, spero che le radiografie mi diranno cosa è stato. Non ho mai sofferto qui, avevo sofferto un dolore diverso all’anca destra. Non avrei voluto ritirarmi, non vorrei mai, è la peggior sensazione possibile. Ma non è l’ultimo torneo che gioco, devo pensare al mio futuro e alla mia ripresa”. Berrettini sa di essere in un terreno inesplorato: “Questa zona non la conosco, il dolore è forte e non so quanto starò fermo, farò decidere ai dottori. Nella mia testa c’era il pensiero di non star fermo tre mesi. Speriamo di rivederci a Wimbledon”.

Il futuro: “Questa è la mentalità che devo avere”

Perché Berrettini vuole comunque andare avanti, superare anche questa nuova sfida. Le sue prestazioni a Parigi hanno dimostrato il suo reale valore e lo hanno riportato in top 50: da lunedì sarà alla posizione 48 del ranking Atp, prima di iniziare il Roland Garros era fuori dalla top 100: “Devo prendere le cose buone che ho fatto in questo torneo perché poche settimane fa e pochi giorni fa sarebbe stato pazzesco pensare a me nei quarti di finale e quindi cercherò di tornare a casa con il sorriso sulle labbra. Sarà dura, ma questa è la mentalità che mi piace avere, è così che mi piace affrontare queste due settimane. E ovviamente, sono deluso. Sono triste, ma sono anche orgoglioso del modo in cui ho lottato in questo torneo”.

Il finale è anche un esempio di grande sportività nei confronti di Arnaldi: “Dobbiamo dare a Matteo il rispetto che merita perché per batterlo stasera dovevo essere al 100%“.

L'articolo “Questa volta è l’anca. Il dolore è forte e non so quanto starò fermo. Sono stanco di ritirarmi”: Berrettini spiega il suo infortunio proviene da Il Fatto Quotidiano.

Received — 3 June 2026 Il Fatto Quotidiano

“Sono andato in bagno a riflettere e ho capito che era la chance della mia vita”: Cobolli racconta la sua impresa

3 June 2026 at 19:12

Flavio Cobolli non si ferma più. Il tennista romano conquista la semifinale del Roland Garros battendo Felix Auger-Aliassime in quattro set, 4-6, 6-4, 6-4, 6-4, al termine di una prova di maturità che conferma la sua crescita vertiginosa. Per la prima volta in carriera approda tra i migliori quattro di uno Slam e lo fa dopo aver ribaltato una partita complicata, iniziata in condizioni difficili per il vento e contro un avversario che, almeno sulla carta, partiva favorito. Al termine dell’incontro Cobolli ha raccontato le sue sensazioni, già proiettato verso una semifinale che sarà certamente a tinte azzurre.

Cobolli: “Ho pensato che era la chance della mia vita”

Dopo la vittoria, l’azzurro ha spiegato il momento chiave della sua partita: “Oggi sono state due partite diverse. Nel primo set c’era tanto vento ed era difficile giocare. Sono andato in bagno a riflettere, per provare a cambiare qualcosa. Dovevo lottare, ho pensato che era la chance della mia vita“. Una riflessione che ha prodotto l’effetto sperato. Dopo un primo set condizionato dal nervosismo e dalle difficili condizioni atmosferiche, Cobolli ha cambiato marcia, trovando progressivamente il suo miglior tennis. “Ce l’ho fatta, sono felice. Il vento? Non ho cambiato la tensione delle racchette, da due settimane è la stessa. Sono superstizioso“, ha aggiunto sorridendo.

Il capolavoro di Parigi

La vittoria contro Auger-Aliassime è stata probabilmente la migliore dimostrazione della maturazione raggiunta dal romano. Cobolli ha interpretato il match come un veterano, adattandosi alle diverse situazioni tattiche e gestendo con lucidità i momenti decisivi. Dopo aver sofferto nel primo set, soprattutto dal punto di vista emotivo, ha reagito quando si è trovato sotto anche nel secondo parziale. Da lì in poi ha alzato il livello, vincendo gran parte dei punti pesanti e mostrando una capacità sempre più evidente di scegliere quando forzare e quando invece conservare energie e concentrazione. È stato cinico, paziente e spietato. Qualità che stanno accompagnando la sua costante ascesa. Da lunedì entrerà tra i primi dieci giocatori del mondo, salvo un’eventuale vittoria finale di Jakub Mensik. Un altro traguardo in una stagione che continua a regalargli soddisfazioni.

Ora la semifinale: ci sarà un altro italiano

In semifinale Cobolli troverà sicuramente un connazionale, visto che dall’altra parte del suo lato di tabellone si affrontano Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi. Un dettaglio che rende ancora più speciale il momento del tennis italiano. “Cosa farò stasera? La solita routine. Andrò a cena con i miei amici, poi a letto. So che ci sarà un Matteo in semifinale con me. Sono due ottimi amici, faccio un grande in bocca al lupo a entrambi. È la migliore settimana della mia vita. Manca qualcosa, dovrò lottare ancora“, ha concluso Cobolli. E in effetti qualcosa manca ancora. Ma a Parigi, dopo questo ennesimo capolavoro, qualcuno dovrà trovare il modo di fermarlo. Finora sono riusciti giusto a rubargli due set.

L'articolo “Sono andato in bagno a riflettere e ho capito che era la chance della mia vita”: Cobolli racconta la sua impresa proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌